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Arte, storia e cultura in una splendida pubblicazione dedicata all'Ossola

Francesco Teruggi, scrittore e ricercatore indipendente, sceneggiatore, impegnato in collaborazioni giornalistiche, alterna il lavoro con la ricerca di approcci sempre nuovi alle culture del pianeta. Si interessa di innumerevoli discipline scientifiche, dall'archeologia, alla paleontologia, all'antropologia, all'astronomia. Ma non esita a metterle a confronto con ambiti del sapere spesso insoliti, arditi,ed esotici, che spaziano dal simbolismo alle discipline ermetiche e iniziatiche, dalla radistesia agli studi più avanzati sulle "energie sottili".

Non dimentichiamo i suoi splendidi reportage pubblicati mensilmente sulla nostra rivista, in cui sa unire passione per la conoscenza, cultura per la comprensione di usi e costumi diversi dai nostri con stile fluido e avvincente, che fa di lui uno scrittore di grande livello.

In occasione dell'uscita del suo primo saggio divulgativo, «Il Graal e la Dea», ho avuto l'opportunità di intervistarlo in esclusiva per «NOI Magazine».

-Com'è nata l'idea per questo tuo libro?

-Tutti, quando leggiamo le gesta degli esploratori, dei ricercatori, degli archeologi o dei grandi scienziati di ogni tempo, finiamo per desiderare di emularne le gesta. Ognuno di noi, spesso segretamente, cerca la propria “Grande Piramide d'Egitto”. La mia era molto più vicina di quanto immaginassi, appena fuori casa. E ho avuto la fortuna di riconoscerla.

-Quando hai scoperto la tua passione per la storia, l'antichità e i misteri?

-In terza elementare i miei compagni collezionavano figurine, io invece fotografie delle piramidi egizie, di papiri coperti di geroglifici, di templi romani, di castelli e fortezze. Negli anni delle scuole medie la libreria della mia camera era equamente occupata da romanzi di fantascienza e libri sulle antiche civiltà. In qualche modo è una vocazione che esiste in me da sempre.

-E quella per la scrittura?

L'ho sviluppata spontaneamente quando ho cominciato a formarmi una posizione critica personale nei confronti di ciò che leggevo. È il mezzo espressivo che mi è più congeniale, quello attraverso cui riesco a dare forma compiuta ai miei percorsi mentali.

-Torniamo al tuo libro. Come lo definiresti?

Un viaggio. Come quelli di cui mi diverto a scrivere da diversi anni. Ho avuto la fortuna di girare spesso il mondo, di vedere e conoscere posti e culture incredibili. Alla fine mi sono reso conto che la mia casa, il posto in cui vivo, il mio sconosciuto paesello all'imbocco dell'Ossola, a modo suo è altrettanto affascinante e non ha nulla da invidiare a certi suoi “cugini” più famosi, come ad esempio il celebre Rennes-Le-Chateaux.

-Come lo riassumeresti in poche righe?

-A Ornavasso aleggiava da molto tempo una questione irrisolta: come è stato possibile agli abitanti di uno sconosciuto paesello ossolano, trasformare una cappelletta nei boschi in una grandiosa cattedrale? E perché misero mano ad un così costoso e complicato edificio? Avrebbero potuto ingrandire e abbellire ulteriormente il già esistente santuario del Boden, invece costruirono la Guardia, su disegni di un famoso architetto milanese, che realizzò il progetto in una manciata di mesi. Gli approcci più classici non sono mai riusciti a fornire risposte esaustive. Così, avendo la fortuna di conoscere tecniche e mezzi insoliti ma efficaci, ho provato ad applicarli a quanto già si sapeva e insieme ad approfondire gli aspetti che erano stati tralasciati. Ne è emersa una storia con risvolti insospettabili, che spaziano dai simbolismi all'alchimia, alle leggende, alle trame per il potere,agli intrecci tra politica e religione, dai quali sono rimasto sorpreso perfino io. Per altro, non ho di certo la pretesa di aver trovato tutte le risposte, ma sono fermamente convinto che questa nuova visione della vicenda rappresenti un nuovo stimolo alla discussione e al confronto.

-Quali progetti hai per il tuo futuro di scrittore?

-Il grande Chatwin diceva che nell'uomo è e impresso un istinto primordiale al nomadismo, al movimento, che gli impedisce di star fermo. Non riuscirei a trovare parole migliori. Le idee sono tante. Ogni giorno emergono nuovi spunti attraverso il mio blog, gli scambi di opinioni, i confronti con i lettori, con altri scrittori e ricercatori. Le sorprese non mancheranno.

Se le parole e la personalità di Francesco Teruggi lasciano un'impronta indelebile in chi lo incontra e in chi lo conosce, la lettura della pubblicazione lascia la medesima impressione: cura dei particolari, argomentazione stringente, documentazione estesa e criticamente affrontata, gusto per l'arte e per l'archeologia, estremo desiderio di comunicazione.

L'abilità dello scrittore-ricercatore è consistita soprattutto nella capacità di inserire un evento storico locale in uno scenario più vasto, capace di offrire ad altri studiosi materiale, fonti e modelli interpretativi per ricerche degne di proporre un segno esplicativo sul nostro passato.

Ne deriva un quadro che oltrepassa speditamente non solo i dotti studi di carattere locale, ma anche le grandi narrazioni storiche, perché l'autore ha affrontato la questione in modo interdisciplinare da una prospettiva in grado di raggiungere una sintesi di grande pregio.

Per questo lo consiglio a tutti i lettori della nostra rivista che già stimano Francesco per i suoi apporti mensili.

L'INTERVISTA E' PUBBLICATA INTEGRALMENTE SU

 C-DEC-300

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Francesco Teruggi

Scrittore e giornalista pubblicista. Direttore delle collane "Malachite", "Agata" e "Topazio" presso Giuliano Ladolfi Editore. Autore del saggio divulgativo "Il Graal e La Dea" (2012), del travel book "Deen Thaang - Il viaggiatore" (2014), co-autore del saggio "Mai Vivi Mai Morti" (2015), autore del saggio "La Testa e la Spada. Studi sull'Ordine dei Cavalieri di San Giovanni" (2017). Presidente dell'Associazione Culturale TRIASUNT.

Leggi qui la biografia completa

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