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… segue dalla seconda parte…

Fino alla metร  del 1300 San Gaudenzio in Baceno non era che un semplice oratorio correttamente rivolto ad Est, su un promontorio roccioso all’incrocio tra la Valle Antigorio e il vallone del Devero.

Nel corso degli anni, con il crescere del numero dei battezzati nella zona e nel paese, i suoi spazi erano diventati insufficienti e a poco era servito edificare un ingresso coperto (l’attuale Cappella del Rosario opera del chierico Signebaldo de Baceno figlio di Giacomo). Nel 1486, si era perciรฒ deciso di cambiarne l’orientamento in senso nord-sud per aggiungervi un nuovo e ampio corpo a tre navate, nell’occasione del matrimonio di Bernardino de Baceno, valvassore imperiale di Antigorio e Formazza, con la nobildonna Ludovica, figlia di Antonio Trivulzio, rappresentante del duca di Milano in Ossola.

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Terminati i lavori nel 1524, era stato assegnato alla bottega del noto pittore novarese Tommaso Cagnola, il compito di affrescarne gli interni. Grazie alla sua opera era cosรฌ comparsa negli intradossi degli archi laterali del presbiterio un’intera teoria di 16 sibille goticheggianti, divise in due gruppi, cui si aggiungevano i profeti biblici all’interno dell’arco centrale.

Una ventina di anni dopo, mentre Antonio Zaretti de Bugnate proseguiva l’opera del Cagnola, le navate laterali erano state parzialmente smantellate e ricostruite di maggior ampiezza con l’inserimento di due doppie file di archi per sostenere il peso. Questa volta il compito di decorare le nuove navate era stato assegnato all’ossolano Giacomo de Cardone, impegnato a dipingere anche gli interni della chiesa dei SS Pietro e Paolo di Crevoladossola, dove Fermo Stella da Caravaggio, di cui forse era allievo, aveva appena dipinto 8 sibille di gusto vagamente fiammingo all’interno dell’arco di accesso al presbiterio.

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In tal modo era nata a Baceno una nuova teoria di 12 sibille negli intradossi del secondo, terzo e quarto arco laterale della navata occidentale, che andavano ad aggiungersi alle altre 16 giร  esistenti. Per quantitร  corrispondevano all’elenco canonico proposto da Filippo Barbieri (anche i vaticini riportati nella fasce di tutte le sibille in San Gaudenzio provengono dal Discordantiae). A ben guardare, perรฒ, la successione non รจ quella offerta dall’inquisitore domenicano.

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Non รจ certo che l’autore della nuova dozzina di pizie sia De Cardone ma, in questa apparente accettabilitร  di elementi dietro cui si nasconde un codice iconografico indecifrabile, sembra di ravvisare la volontร  di una mente libera, tipicamente cinquecentesca, la cui ricerca interiore di conoscenza รจ divergente rispetto alla spiritualitร  imposta, proprio come quella del pittore di Montecrestese. Il ciclo che realizzรฒ di sua mano nella sua dimora rappresenterebbe in modo allegorico proprio la sua inclinazione verso una gnosi di tipo alchemico e non a caso, fu poi coinvolto in un processo per eresia di cui fu unico imputato – poi scagionato – nel 1561 per presunta adesione al luteranesimo.

Neppure l’altra serie piรน antica sembra seguire un ordine conosciuto, anzi, compare perfino una sibilla โ€œAsiaโ€. Parrebbe che il Cagnola, o chi gli ha commissionato il lavoro, abbia voluto suddividere le sibille in due gruppi, orientali e occidentali, secondo il carattere di ciascuna, come fossero la rappresentazione delle due parti, dei due emisferi e delle due โ€œepocheโ€ del โ€œnuovoโ€ mondo trascendente di cui la chiesa antigoriana si apprestava a diventare testimone e baluardo.

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Leggendo da occidente a oriente, in direzione del โ€œnuovoโ€, del sole che nasce, cui corrispondeva l’asse dell’oratorio antico (dall’ingresso verso l’altare), gli affreschi sulle pareti di fondo della parrocchiale di Baceno, infatti, non si puรฒ non intuire un filo conduttore preciso e voluto, un โ€œcamminoโ€ che, prendendo le mosse dalla spiritualitร  arcaica, quella della Madre fonte di ogni sostentamento e beneficio che viene โ€œmessa a riposoโ€ (cappella della Vergine del Rosario, con una Mater galattofora e una โ€œDormitio Virginisโ€), rigenera ogni cosa con il Peccato Originale e la sua redenzione (Crocefissione) e attraversando le ere, sotto lo sguardo vigile delle pizie, diventa la nuova chiesa (cappella di S.Pietro).

Non รจ una soluzione del tutto nuova. Giร  Michelangelo aveva disposto sibille e profeti insieme alle scene bibliche della creazione nella volta della Cappella Sistina. Contemporaneamente aveva realizzato un impianto simile Arnault de Moles nella cattedrale francese di Auch, nel Gers.

Auch

Grazie a questa scelta e all’inserimento di un riferimento esplicito alla chiesa โ€œnuovaโ€, l’ideologia controriformista trova piena espressione in una valle pregna di tradizioni ancestrali, al confine con le terre svizzere pullulanti di eretici e miscredenti.

โ€œMotoreโ€ invisibile di tutto il cambiamento sono cosรฌ le sibille nei due archi e i profeti, attraverso cui il cambiamento si compie. Per lo stesso scopo il successivo ampliamento, affinchรฉ ogni cosa tornasse al suo posto, avrebbe richiesto l’inserimento di altre 12 sibille disposte, come la nuova parrocchiale, da Nord verso Sud.

Le sequenze di sibille a Baceno sono infatti successioni ordinate di fasi cicliche attentamente polarizzate e diversamente attive, come il sole durante il suo percorso nel cielo, flussi filtranti e selettivi che vivificano il luogo. La loro presenza inoltre รจ sempre un richiamo all’autoritร  divina, quella classica alla quale si rivolgeva l’uomo nell’antichitร , ricevendone responsi e soprattutto quella di Dio Padre che aveva preannunciato la venuta del Figlio anche attraverso le loro parole. Infine, appartenendo ogni sibilla a un contesto geografico piรน o meno preciso, radunarle a Baceno e a Crevoladossola inseriva simbolicamente i due luoghi fra le โ€œterre benedetteโ€, quelle in cui gli dei avevano fatto sentire la loro voce, quasi fossero anche le due localitร  ossolane โ€œsediโ€ di sibille.

SchemaSibilleBaceno

In questa mappa simbolica in effetti c’รฉ un particolare, una sorta di codice, un finto errore lasciato per trasmettere un messaggio. Sia la prima che la seconda sequenza sibillina ripetono una delle figure vaticinanti. Le due successioni sono quindi rispettivamente di 15 e 11 libisse. In quella piรน estesa ad essere citata due volte รจ l’Ellespontina, nell’altra la Cumana. Pur nella libertร  di ordine con cui le sibille venivano rappresentate nel Medioevo e nel Rinascimento, c’รฉ almeno un caso in cui le due pizie vengono rappresentate insieme. Compaiono affiancate in uno dei pennacchi di campata della chiesa conventuale di Santa Maria di Canepanova a Pavia (1500-1507). Curiosamente, l’architetto responsabile della costruzione dell’edificio era proprio lo stesso Giovanni Antonio Amedeo firmatario dei contratti tra le fabbriche ecclesiastiche milanesi e le cave di Ornavasso, Candoglia e Crevola. E ancora venivano dall’Ossola i mastri scultori rimasti per tre generazioni, tra il XV e il XVI secolo, sia a Milano che a Pavia, tutti con cognome โ€œdegli Arrigoniโ€, il cui capostipite era quell’Antonio da Domodossola che tanto aveva lavorato sia per i nobili di Baceno che per i Della Silva, guadagnandosi il nome di โ€œMaestro di Crevolaโ€ con i suoi lavori proprio alla Parrocchiale di San Pietro e Paolo.

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La dinastia di scultori e il grande architetto ducale furono senza dubbio tra gli artefici del diffondersi nelle valli ossolane degli influssi artistici rinascimentali lombardi. Ma la ripetizione delle due sibille, troppo evidente per essere una svista o uno sbaglio, รจ un modo antico e nuovo per sottolineare il maggior valore di un elemento sugli altri, attraverso l’iperbole. Quelle ripetute sono โ€œdue volteโ€ sibille, appartengono a due โ€“ o anche a molti – livelli di significato diversi.

Elispontica

 

La duplice pizia della prima serie, l’Ellespontina o Elispontica, annuncia con il suo vaticinio mercuriale la futura nascita del Figlio di Dio. Voce delle voci, voce per eccellenza, รจ la voce stessa di tutte le sibille. Nelle iconografie classiche rinascimentali il fazzoletto le si incrocia proprio in corrispondenza della gola, come ad abbracciarla. A Baceno poco oltre l’arco in cui รจ dipinta, procedendo verso est c’รฉ la cappella di San Pietro, la โ€œnuovaโ€ Chiesa nata con la venuta del Cristo. Non รจ difficile quindi identificare la sibilla con la stessa parrocchiale, la chiesa-baluardo della cristianitร  tridentina.

In questo intrico di simbologie, perรฒ, non si esprime solo il ruolo che il clero controriformato ha assegnato a Baceno, ma anche il carattere profondo e antico del luogo, che trascende i loro scopi di potere.

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Secondo la tradizione, infatti, la chiesa, giร  prima di diventare la sontuosa parrocchiale oggi visibile, nonostante la dedicazione al primo vescovo novarese, Gaudenzio, era conosciuta e visitata sopratutto per l’antica Vergine Lattante ivi affrescata. Comunemente si ritiene che si tratti delle Virgo Lactans di gusto gotico affrescata in un angolo dell’antico ingresso dell’oratorio, oggi Cappella del Rosario.

Ma tale cappella doveva presumibilmente giร  esistere prima del 1326, anno di costruzione del portico e del 1372, anno in cui l’atrio fu destinato a cappella del Rosario. Un documento datato 7 aprile 1326 che istituisce la Cappellania della Madonna mostra che, quando la chiesa primitiva era stata distrutta per erigerne una di piรน ampie dimensioni (non ancora quella a tre navate, cinquecentesca), doveva giร  esistere una โ€œCappella della Madonnaโ€ in altra posizione rispetto alla successiva del Rosario. Forse si trovava sul lato opposto. Ma non รจ escluso che potesse essere la stessa chiesa primitiva. San Gaudenzio nel 1039 viene infatti donata da Gualberto ai Canonici di Santa Maria di Novara.

A tale prodigiosa e antichissima immagine โ€œmarianaโ€ si rivolgeva la gente della valli, che giungeva fino in paese per adorarla, chiedere conforto o aiuto e portare doni in ringraziamento. Quella madre dal viso misterioso era insomma il nume tutelare cui rivolgersi tanto per tutti i problemi individuali e sociali quotidiani. La facciata interna alla cappella dell’arco opposto alla Vergine รจ in tal senso un vero e proprio catalogo di richieste: mani, braccia, gambe, occhi e parti anatomiche in segno di grazia ricevuta per traumi, ma anche oggetti di uso quotidiano, strumenti, animali per il lavoro nei campi e per il sostentamento, bastoni e stampelle.

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Tra gli altri oggetti affrescati, che forse all’inizio venivano portati e lasciati fisicamente ai piedi della Madonna Lattante, c’รฉ poi una tipologia particolare di doni, che sembrano asciugamani o mantelle. Piรน precisamente sono sciarpe o ampi fazzoletti bianchi da indossare sulla testa e annodare al collo, proprio come quelli che velano le immagini delle profetesse e in particolare dell’Ellespontina.

รˆevidente che laMater era riconosciuta come sibilla, depositaria della conoscenza, consigliera dell’uomo in tutti gli aspetti della sua vita, da quelli sociali e territoriali a quelli agricoli e dispensatrice di cure e benedizioni agli infermi.

Identico ruolo dovevano ricoprire le tanto temute donne di Baceno e Croveo, forse le ultime โ€œsacerdotesseโ€ di riti perduti, che furono riconosciute streghe e processate dagli inquisitori. Come si evince dagli interrogatori conoscevano l’utilizzo delle erbe medicinali, praticavano forme rituali arcaiche ed erano dotate di grandi capacitร .

Soprattutto, grande era il potere delle loro parole, ne bastava una per maledire a vita e portare a morte certa. Unte con un olio portentoso e gridando, nel buio della notte le streghe raggiungevano il luogo del sabba per danzare orgiasticamente insieme al loro dio fino all’alba. Lo stesso appellativo โ€œstregaโ€ deriverebbe appunto da โ€œstrixโ€, civetta, l’uccello sacro alla Dea (il suo nome scientifico non a caso รจ Athena Noctua), il simbolo di onniveggenza, saggezza e vita, con riferimento al suo elaborato richiamo notturno portatore di presagi.

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Forse alla capacitร  di udire la voce sibillina e alla necessitร  di orecchie fini per riuscire a sentirne il canto si riferisce un particolare e antico glifo inserito nella base del campanile della parrocchiale di Crevoladossola, unico altro luogo della valle in cui sono effigiate sibille: un omino a braccia spalancate in un gesto di accoglienza, con enormi padiglioni auricolari ben aperti.

Non si puรฒ a questo proposito non ricordare la storia dell’Asino d’oro di Apuleio, in cui giร  compaiono alcuni elementi di quella che poi sarร  l’identica e assai piรน tarda tradizione stregonica medievale. Protagonista รจ Lucio, giovane di Patrasso appassionato di magia che si reca in Tessaglia per affari. Qui in casa del ricco Milone, affascinato dai prodigi della moglie-maga del suo ospite, Pร nfila, capace perfino di tramutarsi in uccello, cerca di imitarla, ma sbaglia unguento e si trasforma suo malgrado in un asino.

Come tutte le maghe, anche รจ una sacerdotessa di quella dea dai mille nomi e dalla voce terribile cui nella stessa opera Lucio scioglierร  una accorata preghiera: โ€œ…la notte con le tue urla spaventose e col tuo triforme aspetto freni l’impeto degli spettri e sbarri le porte del mondo sotterraneo, errando qua e lร  per le selve, accogli propizia le varie cerimonie di culto… con qualsiasi nome, con qualsiasi rito, sotto qualunque aspetto รจ lecito invocarti:concedimi il tuo aiuto
nell’ora delle estreme tribolazioni, rinsalda la mia afflitta fortuna, e dopo tante disgrazie che ho sofferto dammi pace e riposo
โ€.

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La sibilla e le sue sacerdotesse, come le streghe, avevano potere di vita e di morte. Secondo un altro latino, Lucano, che riporta l’episodio nei Pharsalia, Sesto, figlio di Pompeo, dopo lo scontro tra pompeiani e cesariani a Durazzo, fugge in Tessaglia e va a consultare la potente maga Erรฌttone La pizia si serve del cadavere di un soldato che, rianimato, profetizza la morte di Cesare, la sconfitta di Pompeo e la rovina di Roma.

Alla Dea celebrata da Apuleio e da Lucano si riferisce ancora piรน prepotentemente l’altra sibilla ripetuta di Baceno, quella Cumana, presente due volte nella seconda serie di sibille. รˆ la Deรฌfobe virgiliana, figlia di Glauco (protettore di Cuma) e forse di Scilla, la profetessa del sole Apollo che aveva mostrato il futuro ad Enea. La donna col vaso che compare di fianco al mostro inabissatosi nel Canale di Sicilia su alcune monete corinzie, Leucotea-Pirene, potrebbe essere proprio lei, โ€œleuco-teaโ€, letteralmente la Dea Bianca, la Mater Matuta dei latini, la Madre-delle-madri, l’antica.

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Attributo classico della sibilla Cumana รจ la tazza d’oro, poi diventata mangiatoia e in qualche caso culla. Il suo vaticinio cristianizzato รจ quello della Morte e Resurrezione di Cristo, quale prefigurazione della fine del Mondo. Annuncia il cambiamento, la trasformazione, la stessa espressa dal โ€œgraalโ€ della tazza con cui viene di solito raffigurata.

E’ la dea bianca e nera, โ€œla genitrice dell’universo, la sovrana di tutti gli elementi, l’origine prima dei secoli, la totalitร  dei poteri divini, la regina degli spiriti, la prima dei celesti; l’immagine unica di tutte le divinitร  maschili e femminili:sono io che governo col cenno del capo le vette luminose della volta celeste, i salutiferi venti del mare, i desolati silenzi degli inferi. [โ€ฆ] Perciรฒ i Frigi, i primi abitatori della terra, mi chiamano madre degli dei, adorata in Pessinunteโ€.

Proprio una sibilla aveva fatto in modo, attraverso i Libri Sibillini, che nel 204 i Romani prelevassero la statua โ€œaniconicaโ€ (una pietra) di Cibele nel suo sacrario a Pessinunte per portarla a Roma e collocarla nel nuovo tempio a lei dedicato sul colle Palatino. Nero era il simulacro della dea e โ€œsibillaโ€, secondo una interpretazione basata su una riminiscenza illirica, significherebbe โ€œvergine neraโ€. Proprio una Madonna Nera รจ quella del Santuario di Montevergine, nell’avellinese, sorto, pare, proprio su un antico tempio dedicato a Cibele.

CibeleFrigia

 

Ma se ancora ci fossero dubbi sulle sembianze dell’unica sibilla platonica, di cui le altre non sono che specificazioni, รจ bene ricordare che almeno una volta essa le mostrรฒ chiaramente. L’episodio รจ registrato giร  da Niceforo e prima ancora nella Storia di Tessaglia del greco Suida ed รจ stato poi ripreso nel Mirabilia (1140-43) e nel Graphia le prime โ€guide turisticheโ€ medievali di Roma.

Una colonna forata, forse a scopo astronomico, con l’epigrafe โ€œA CUBICVLO AUGUSTORUMโ€, ancora esistente nell’attuale chiesa che vi sorse sopra, ricorda il luogo esatto.

Correva piรน o meno l’anno I a.C. L’imperatore Ottaviano Augusto, chiuso nella sua stanza nel palazzo sul Capitolio, stava consultando, come spesso faceva, la sibilla. I libri dei vaticini erano custoditi li accanto nel nuovo tempio dedicato a Giunone Moneta (ammonitrice), a quella dea detta anche Lucina, portatrice del latte, poichรฉ da alcune gocce stillate dal su seno si sarebbe formata la Via Lattea. Chissร , forse ad Augusto venne un dubbio, forse gli passรฒ per la mente che, in realtร  le sibille non esistessero davvero.

D’improvviso, come se l’avesse chiamata, la sibilla rispose. Pare gli abbia detto: โ€œQuesta รจ l’ara del figlio di dioโ€, come a indicare che in quel luogo andava costruito un nuovo tempio.

Poi, gli occhi di Augusto, per un istante la videro.

Videro una donna, seduta.

In grembo, sulle ginocchia, teneva seduto un bambino.

Antoine Caron

 

 Antoine Caron: Apparizione della sibilla ad Augusto


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