Le risposte, affermative o meno, a certe intuizioni, arrivano spesso inaspettate, proprio quando non le si cerca. Altre volte, invece, si manifestano perchรฉ ardentemente volute e cercate.
La commenda giovannita di LโArgentiรจre-La-Bessรฉe, nellโAlta Provenza francese, รจ un sito di notevole interesse storico e culturale, ma anche una vera โcapsula del tempoโ in cui sono rimaste cristallizzate usanze antiche, mirabilmente conservate insieme alle sovrapposizioni dei secoli successivi.

Esiste un progetto di recupero della piccola area, elaborato allโindomani delle campagne di scavo effettuate fra il 1996 e il 2005, ma la burocrazia, gli interessi e la scarsa attenzione, mascherati da croniche e provvidenziali โmancanze di fondiโ, non ne hanno ancora – e chissร per quanto – consentita la realizzazione. Cosรฌ le piccole grandi meraviglie di questo luogo misterioso languono, nellโattesa di tornare alla luce.
La visita degli interni della cappella-oratorio di Saint Jean รจ tuttโora interdetta per motivi di sicurezza. Ma la curiositร e la perseveranza, unite ad un rocambolesco giro di telefonate, email e messaggi, ci ha infine schiuso quelle porte, rimaste a lungo chiuse.
Lโoratorio in pietra dai riflessi dorati sorge su uno sperone roccioso che, secoli addietro, dominava la Durance, che vi scorreva sotto. Oggi lโalveo del fiume scorre molto piรน distante.

La commenda risale almeno al 1208 e la nuova chiesa fu costruita dove giร sorgeva un qualche altro edificio, forse una piccola cappella, le cui prime tracce risalirebbero al X-XI secolo.
Sulla parte alta della roccia e sul versante verso il fiume, con evidenti risvolti simbolici che richiamano la sacralitร della Durance e delle sue acque, furono ricavate diverse tombe rupestri, piรน volte riutilizzate in epoche diverse.
In prossimitร di due di queste sono ancora visibili piccole coppelle, interpretate come โsegnaliโ della presenza di una tomba senza, tuttavia, che si possa stabilire se le fosse siano state ricavate vicino alle coppelle oppure il contrario.

La presenza di sepolture di fanciulli, almeno 28, inseriti nelle fosse giร esistenti o deposti nella nuda terra in prossimitร del muro della cappella oppure ai piedi della roccia, inoltre, ha destato non poco stupore, facendo concludere che il luogo possa essere stato un santuario del โritorno effimero alla vitaโ o rรฉpit.
La struttura piรน interessante รจ perรฒ la roccia stessa, in cui รจ stata intagliata, da tempo immemore, una scala che pare fermarsi in prossimitร del muro esterno dellโabside. La gradinata รจ allโorigine del curioso toponimo โGradis Karuliโ o โDe Gradibus Karoliโ, di ignota origine e che richiama non certo Carlo Magno, come si cerca di sostenere, quanto una divinitร ancestrale locale, Carrus, personificazione della montagna e quindi della roccia stessa.
ร stata interpretata dagli archeologi come un โpercorsoโ, la rimanenza di una via pellegrina che, scavalcando lo sperone, si inoltrava poi nella cittadella fortificata. Anche il rinvenimento di una pavimentazione in ciottoli, che occupa quasi tutta lโarea dellโedificio, sembra corroborare lโipotesi e giustificare in tal modo la scelta del luogo per edificarvi la cappella.
Ma le risultanze degli scavi e la possibilitร di vedere con i nostri occhi lโinterno dellโedificio, hanno svelato molti altri dettagli, registrati e opportunamente non spiegati, che raccontano una storia ben diversa.

La โscalaโ, infatti, prosegue al di sotto dellโabside, fermandosi in corrispondenza del punto in cui fu innalzato lโaltare. Lโedificazione non mirรฒ a distruggere la โscalaโ, bensรฌ a inglobarne con molta attenzione la parte terminale. Si chiarisce cosรฌ la necessitร di far intervenire le โmaestranze lombardeโ, la fraternitร italiana dei โcostruttori di cattedraliโ, i Comacini, che provvidero allโopera, altrimenti non particolarmente difficoltosa. Nessun altro, allโinfuori di quegli abili architetti, scultori, scalpellini, carpentieri, muratori, sarebbe stato in grado di realizzare una tanto mirabile sovrapposizione.
Grazie al loro intervento e alla scelta di riempire lo spazio absidale fino al nuovo piano di calpestio con strati di materiali diversi appositamente collocati, tutto si รจ perfettamente conservato. La โscalaโ procede con andamento leggermente curvo ed รจ composta di undici gradini, piรน uno spazio sommitale, per un totale di 12 piani sovrapposti, quantitร che ha un valore simbolico, astroenergetico e numerologico non trascurabile e certamente voluto.
Appoggiandosi parzialmente al piano sommitale, i costruttori realizzarono una piattaforma rettangolare rialzata, ottenuta giustapponendo frammenti di un elegante sarcofago di chiara origine gallo-romana, su cui elevare lโaltare. Ciรฒ testimonia una frequentazione molto antica del luogo e la sua evidente sacralitร .
ร perรฒ la parte dello spazio sommitale in cui culmina la โscalaโ, leggermente decentrata rispetto alla chiesa (al centro cโรฉ infatti lโaltare), a riservare la sorpresa piรน grande. Qui infatti รจ stata ricavata una coppella di discrete dimensioni e profonditร , rimaneggiata successivamente fino ad assumere una forma grossolanamente e approssimativamente rettangolare. Essa รจ ben piรน antica e diversa da quella, recente e ben squadrata, rinvenuta allโesterno della chiesa e che fu utilizzata per innalzare una croce rituale in legno, a contrassegnare il cimitero.

I pochi studi e i quaderni di scavo si limitano, di nuovo, a registrarne la presenza evitando di indagarne lo scopo. Cโรฉ tuttavia un piccolo dettaglio che indica come proprio questo fosse il punto piรน importante e quello cui era rivolta ogni devozione.
In cima alla parte visibile della โscalaโ, sul muro esterno dellโabside, sono state infatti incise, chissร quanto tempo fa e da chissร quali mani, tre croci. Due sono piรน incerte e frettolose, ma la terza, quella piรน grande e piรน profonda, forse la piรน antica, รจ posizionata proprio nella direzione della coppella nascosta, anzichรฉ dellโaltare, come ci si potrebbe aspettare.
Evidentemente qualcuno, dopo la costruzione dellโoratorio, ancora conosceva precisamente lโesistenza e la collocazione della coppella, che segna il punto piรน forte della roccia e ha voluto segnalarla, affinchรฉ non fosse dimenticata.
I โgradini di Karolus/Carrusโ non erano quindi โuna stradaโ, bensรฌ un โpercorso ritualeโ, verso la cima della roccia e lโintero sperone era un grande altare, una โpietra santaโ – da cui il nome di uno dei due ospitali del luogo – presso cui celebrare lโ โeterno ritornoโ, la buona morte, grazie alla quale essere proiettati in una nuova vita.

La rugiada e la pioggia che si raccoglievano nella coppella, diventando acqua lustrale, erano il mezzo consacrato grazie al quale essere โliberatiโ dalle catene del destino mortale, sia per gli adulti che, a maggior ragione, per i bambini mai-nati. Lโuso dellโacqua quale mezzo per far emettere il โsoffioโ vitale a quegli sventurati fanciulli รจ ben documentato, ad esempio a Saint Martin de Belleville, in Savoia, dove venivano immersi in una vasca. La presenza delle tombe di tre infanti – le piรน antiche – proprio in fondo alla โscalaโ, conferma che il rรฉpit si svolgesse qui anzichรฉ allโinterno della chiesa. Se la loro scarsa quantitร รจ dovuta allโefficacia del culto, si spiegano anche le altre 25 sepolture, piรน recenti e molto piรน numerose in una collocazione diversa: il rito forse non funzionava piรน perchรฉ la coppella non era piรน accessibile. Perciรฒ, come accadde in moltissimi altri santuari del โritorno effimero alla vitaโ lโultima speranza, seppellendoli โsotto grondaโ, veniva riposta nellโacqua piovana che, sacralizzata dal contatto con il tetto del luogo sacro, avrebbe forse potuto, in qualche modo, salvarli.
Cosรฌ, inaspettatamente, si รจ sollevato un velo disteso dalla storia e dagli uomini, svelando fugacemente uno degli scopi per cui su certi massi venivano incise coppelle.
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