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Chi ci dice che davvero sui cosiddetti โ€œscivoliโ€ ci si andasse a scivolare? Qualcuno, da schegge di selce, punte di frecce e attrezzi per lo piรน โ€œliticiโ€, rinvenuti ai piedi o nelle vicinanze di uno โ€œscivoloโ€, ha dedotto giustamente che l’uomo li frequenta da sempre. Il luogo e la posizione in cui di solito si trovano incute rispetto e suggerisce immancabilmente un qualche uso religioso. Infine le tradizioni, vecchie per altro solo di una manciata di generazioni, secondo cui le donne si sfregavano su un certo sasso sperando di restare incinte, ha fatto il resto. E se invece lo scivolamento non fosse altro che la conseguenza piรน โ€œmodernaโ€ di un uso antico che non sappiamo piรน riconoscere?

01 scivolo


La varietร  e quantitร  di credenze legate alla roccia in effetti ci racconta qualcosa di diverso, restituendoci l’immagine lontana di una sacralitร  non banale. Sulle pietre ci si distendeva, ci si strusciava, bisognava toccarle oppure appoggiarci una certa parte del corpo, le mani, la schiena, ci si costruiva sopra e le si inglobava negli edifici sacri, si facevano a pezzetti per portarle a casa come souvenir.

Tutti questi usi perรฒ, sono accomunati da un fatto ben preciso: la necessitร  del contatto con la pietra. Non รจ guardandola o aspettando a distanza, che qualcosa puรฒ succedere, รจ solo toccandola, appoggiandosi, mettendo in relazione il corpo con la roccia: devono diventare una stessa cosa affinchรฉ โ€œqualcosaโ€ si sprigioni.

02 SantaVarena


Quanto agli abusati e pretestuosi โ€œriti di fertilitร โ€ che vi si svolgevano… ci sono culture e tradizioni di matrice antichissima che sono vive ancora oggi alle quali rivolgerci per comprendere…

Dovremmo ricominciare a capire che che le scene โ€œeroticheโ€ in bella vista sui muri di molti templi indรน, non hanno nulla di sensuale. Anzi, non sono neanche quel poco che i nostri occhi pensano di vedere. Non di uomini e di donne si tratta, bensรฌ di divinitร , Shiva e Shakti, i quali altro non sono che le forze polarizzate della natura, attrattiva e repulsiva, ascendente e discendente, compressiva ed espansiva. Le cosiddette โ€œposizioniโ€ non sono, altrettanto, un atto โ€œsessualeโ€ ma la rappresentazione su un piano meramente umano del muoversi, dipanarsi e avvicendarsi ritmico e armonico di queste forze e di tutte le loro possibili interazioni dinamiche. Sono immagini dell’esistente che si crea e si mantiene. Non rappresentano movenze fisiche ma moti spirituali, flussi di energia di cui il legame fisico tra uomo e donna non รจ che un pallido riflesso.

03 shivashakti


Come le immagini di โ€œerotismoโ€ sacro, cosรฌ ogni altra forma banalmente ricondotta a non ben definiti โ€œrituale di fertilitร โ€ era dunque un โ€œrito di vitaโ€, un rituale di esistenza, un insieme di gesti attraverso i quali la vita viene invocata, adorata, mantenuta, migliorata, chiamata a manifestarsi. La cura, l’effetto taumaturgico รจ perciรฒ ben altro da una semplice cura, รจ la vita che torna a scorrere dove non scorreva piรน, che scivola meglio dove prima c’erano intoppi.

04 pietreguar


La terra, che sostenta l’uomo e ogni altra creatura, culla e ventre che partorisce l’esistenza รจ l’ente unico a cui rivolgersi. Le sue manifestazioni visibili, in cui la vitalitร  adatta all’uomo puรฒ esprimersi, sono certe pietre, alcune sorgenti, macchie d’alberi, grotte in cui il cielo puรฒ specchiarsi, scendere, intessendo quel rapporto con la sua โ€œsposaโ€ che, appunto, รจ causa e motore della vita. L’abbiamo sempre saputo. Perfino i santuari โ€œmoderniโ€ li abbiamo costruiti sulla roccia, definendoli โ€œfonti di vitaโ€. Sono i santuari stessi ad essere sorgenti di vitalitร  o le pietre su cui sorgono?

05 Gelata


I ricordi piรน vividi si sono probabilmente conservati soprattutto nelle valli, specie quelle meno frequentate e negli alpeggi, dove la modernitร  portata dal cristianesimo tardรฒ maggiormente a insediarsi. Sarebbe troppo facile sostenere che esisteva una vera e propria religione primitiva ancora praticata quando l’Inquisizione cominciรฒ a interessarsi alle cosiddette streghe. Ma รจ indubbio che la tradizione popolare e i racconti estorti alle presunte malefiche sono intrisi proprio di ricordi di quell’antica gnosi che aveva prodotto millenni prima i massi coppellati e gli โ€œscivoliโ€. Con le persecuzione alle streghe, probabilmente, scomparvero dal sapere popolare gli ultimi scintillii di quel rapporto filiale con la natura.

14 shamanic

 

Forse non erano piรน conoscenza delle leggi e dei meccanismi e le loro pratiche erano basate sulla perfetta ripetizione โ€œshamanicaโ€ di precisi gesti, formule, movimenti tramandati da un lontano passato. Di certo, perรฒ le streghe erano temutissime. Miti, leggende e racconti di paese sono un continuo avvertimento a non sfidarne il grande potere. La strega, partecipando al sabbah, era la custode dei segreti della vitalitร  di tutte le cose (โ€œfertilitร โ€) e per questo poteva compiere anche l’opposto: togliere, rimuovere la vita, risucchiarla via. Del resto per fare il male bisogna seguire le stesse regole del bene. Alla fama sinistra di queste donne contribuirono senz’altro anche la fervida fantasia degli inquisitori, subdoli interessi politici e religiosi, i fanatismi e il carattere grottesco e violento dei racconti estorti sotto minaccia e sotto tortura.

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Si potrebbe perรฒ azzardare che quelle storie popolate di mostri, di pratiche truculente e formule incomprensibili, funzionassero anche come una sorta di linguaggio simbolico. Unte e a cavalcioni della scopa le streghe si radunavano per danze e feste sfrenate di cui si narravano i dettagli piรน terribili, ma per lo piรน erano donne del paese, abitanti della porta accanto, assolutamente presenti nella vita sociale. La paura delle loro ritorsioni poteva dunque essere piรน una forma di rispetto per le loro โ€œqualitร โ€, piuttosto che vero terrore? E le pozioni, gli unguenti, i preparati, i voli e le cavalcate nella notte, le danze orgiastiche non potrebbero essere state, allo stesso modo, il mezzo linguistico, simbolico in cui nascondere efficacemente le conoscenze ancestrali sopravvissute al tempo?

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Nulla รจ mai veramente nascosto o rivelato solo a qualche โ€œilluminatoโ€. Ma la veritร , a volte, poichรฉ le trascende, non puรฒ essere espressa con categorie umane e richiede una preparazione e una responsabilitร  da coltivare nel tempo, per essere afferrata. Cosรฌ, facendo ognuno la proprio parte nel cosmo, la stria e il suo sposo, uniti nella follia sabbatica, rappresentavano e richiamavano la danza stessa della creazione. La strega, sotto di sรฉ, ha la pietra, la terra stessa di cui รจ espressione, come un arco convesso verso l’alto, verso il suo corrispondente complementare. Lo stregone, porta su di sรฉ il segno stesso del cielo suo nume, un arco opposto, convesso verso il basso, la sua compagna. La โ€œscopaโ€ infine รจ l’asse, il percorso, il legame, la direzione, l’unione.

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Non sono forse gli stessi simboli che giร  l’uomo rappresentava nelle grotte e nelle balme al tempo degli scivoli e dei massi coppellati?

Certo, era sempre la strega a raggiungere il suo sposo. E solo se prima si era messa a contatto della pietra o โ€œcroceโ€. La terra รจ la strada per salire al cielo. La scopa โ€œspazzaโ€ la terra, simbolicamente il mezzo che ne risveglia la vitalitร , rappresenta efficacemente questa tensione che parte dal basso.

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Perciรฒ giร  nella terra, nella roccia stava quello stesso โ€œdemoneโ€ con cui le masche volavano a danzare. Ma l’unico che era uscito da una roccia per portare la vita eterna era stato il Gesรน cristiano. Quel demone con il cielo sulla testa, l’antico Cernunno dai mille nomi doveva essere di sicuro un usurpatore… era il diavolo sotto mentite spoglie!

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Qualcuno, giร  nel ‘500 aveva giร  sollevati dubbi circa la realtร  diabolica del fenomeno stregonico. Un eroico frate osservante minore monferrino, Samuele De Cassinis (Questio lamiarum, 1505), al tempo rinomato filosofo, si era spinto a sostenere che la “perfetta costruzione del mondo delle stregheโ€ era un’invenzione โ€œalla cui realizzazione massimamente contribuirono inquisitori e teologi domenicani“. Le streghe infatti, secondo lui, non potevano essere dotate di certi poteri in quanto era inconcepibile che dio permettesse il dispiegarsi di fenomeni prodigiosi per scopi non benefici.

In diatribe teologiche di tale portata si era trovato anche il filosofo umanista mantovano Peretto Mantovano (Pietro Pomponazzi) che, giร  tacciato di eresia per le sue posizioni sulla possibilitร  di una dimostrazione razionale dell’anima, sosteneva l’origine allucinogena, causata da sostanze, delle millantate attivitร  stregonesche e non l’intervento del diavolo, non dotato di simili capacitร  (De naturalium effectuum causis sive de incantationibus, 1556).

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Eppure, ne erano cosรฌ certi gli inquisitori novaresi che a inizio ‘600, a Baceno, trascinavano le streghe appena catturate nella chiesa di San Gaudenzio e le spintonavano fino a farle crollare davanti โ€œPeccato originaleโ€ del Bugnate, sotto lo sguardo terribile del mostro dell’apocalisse, ai piedi della croce della Redenzione. Era l’unica occasione offerta alle streghe per confessare spontaneamente, prima di essere tradotte in prigione e morire di stenti o finire sotto tortura.

Osservavano Eva e Adamo, dalle nuditร  scalpellate che erano cosรฌ diventate vesti. La prima donna, con sguardo ipnotico porge il โ€œfrutto proibitoโ€ all’uomo, ritratto mentre si tira indietro, in un gesto di stizza, di rifiuto, ma non di paura, di disinteresse. Il serpente avvinghiato all’albero intanto si accosta alla donna come per sussurrarle qualcosa all’orecchio. Ma il serpente ha solo il corpo del rettile. La testa รจ la testa stessa, non soltanto il viso, di Eva!

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Quale altro volto poteva avere il โ€œmaleโ€ se non proprio quello della donna, per un inquisitore? Il diavolo ha le fattezze di una donna, รจ la donna stessa. O almeno questa era le veritร  che i persecutori volevano far vedere e toccare con mano alle streghe.

Le adepte del โ€œdiavoloโ€ rimanevano impassibili, in silenzio, tranquille, quasi confortate da quella visione. Con la coda dell’occhio spiavano la nuova veste di Eva, grande e sformata fino a coprire la mano destra e ciรฒ che essa portava in grembo. Forse era un cesta piena di mele rosse e bianche, come quella che sta porgendo ad Adamo.

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Non era una donna, era la Terra stessa il cui grembo era gravido di doni. Un’altra occhiata fugace svelava loro che anche gli occhi della serpe erano stati accuratamente rimossi, nonostante Eva neppure li degnasse.

Sono gli occhi chiusi di chi pensa di poter comandare la terra, ma cosรฌ facendo, pur costringendola ad elargire i suoi frutti, si vedrร  rifiutato il cielo, gli occhi di chi, condannandola con le parole e semplicemente opponendo un rifiuto, ha giร  perso.


BIBLIOGRAFIA

Pietro Pomponazzi, De naturalium effectuum causis sive de incantationibus, Pietro Perna, Basilea, 1556

Margaret Murray, Il culto delle streghe in Europa occidentale, 1921

Margaret Murray, Il dio delle streghe, 1933

Robert Graves, La Dea bianca, Adelphi, 1992

Carlo Ginzburg, Benandanti. Ricerche sulla stregoneria e sui culti agrari tra Cinquecento e Seicento, Einaudi, 1966

Carlo Ginzburg, Storia notturna. Una decifrazione del sabba, Einaudi, 1989

Massimo Centini, Le streghe in Piemonte, Priuli&Verruca, 2010

Giambattista Beccaria, Le streghe di Baceno (1609-1611). Le ultime sacerdotesse di una religione pagana sopravvissuta sui monti d’Antigorio, in Aa. Vv., Domina et Madonna, Gam Mergozzo, 1997

Dinora Corsi, Diaboliche, maledette e disperate: le donne nei processi per stregoneria (sec XIV-XVI), Firenze, 2013

Brian P. Levack, La caccia alle streghe in Europa, Laterza, 2010

Fabio Copiatti con Alberto De Giuli e Ausilio Priuli, Incisioni rupestri e megalitismo nel Verbano Cusio Ossola, Domodossola, 2003


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