Fino a quando gli animali
avranno da mangiare
e tutti i ruscelli
potranno cantare
saremo gli amanti
della nostra Madre Terra
le foreste ci proteggeranno
lโinverno.
Lโamore รจ cosรฌ sacro
come lโacqua e la terra
gli uomini e i fiori
sono fratelli e sorelle.
Una legge ci unisce
รจ il cosmo che vive
armonia dei colori
pace nel mio cuore.
(Jacqueline Fassero)
Quella parete, lassรน nella valle, con le sue strane pitture, i suoi fantasmagorici simboli e la sua sconosciuta antichissima sapienza, non smette mai di chiamare. Ci capiti una volta – non ti han detto dov’รฉ, perchรฉ รจ proibito raggiungerla, ma la determinazione ti ha portato fino a lei โ e non la lasci piรน. Non ne parli, pensi ad altro, hai una vita da vivere, eppure nel mezzo della notte, nel piรน profondo silenzio, la ritrovi.
I segni che pregรฒ i tuoi antenati di realizzare, nascosti all’uomo per millenni, estreme suppliche rivolte all’uomo cieco e sordo di un futuro lontano, ora si sono rivelati. Il tempo stringe. La valle materna che in tutti questi eoni ha sopportato e retto ogni angheria affinchรฉ l’essere umano, pur immeritevole, potesse prosperare fra le sue braccia, รจ allo stremo delle forze.
Le rocce da cui la vita stillava e quelle in cui la vita si raccoglieva, giacciono sotto cumuli d’immondizie, abbandonate e offese dall’incuria. Non รจ vendetta quella che pende sul nostro capo, รจ il male che noi ogni giorno, unici re e imperatori delle nostre scelte, abilmente ci procuriamo.
Non contano le parole e i concetti che furono scritti, conta che sono stati scritti โa chiare lettereโ per essere letti nel piรน buio dei tempi… il nostro. Meglio sarebbe stato se quella parete non fosse mai tornata a parlare.

Balma dei Cervi – Valle Antigorio (VB)
Quella parete, lassรน nella valle, รจ nata con la valle stessa, da sconvolgimenti geologici e โplaccheโ impegnate in epici scontri, quando la terra era ancora un ammasso rovente, le cui ferite sarebbero poi state curate dal silenzio e dalle pia vegetazione che presto sarebbe cresciuta sulla roccia.
Lรฌ e solo lรฌ, come รจ stato scritto nel libro della creazione, schematiche linee di un rosso ocra e forme pure disegnate da mani โbambineโ non avrebbero patito le intemperie e l’usura del tempo. Lรฌ, proprio lรฌ, furono vergate. Fu un gran lavoro e non fu una mano sola. S’intuisce e si vede, se si ha l’occhio accorto. Pressione, direzione, dimensione raccontano di un gruppo, di un insieme scelto che lavorรฒ come un sol corpo.
Erano uomini quei favolosi artisti? O forse erano donne? Da dove venivano? ร scritto con il colore del fuoco in quelle stesse pitture.

Grotta di Pech Merle
Ci sono forse immagini di guerra? Ci sono forse titani dalle spade affilate o temibili guerrieri?
Ci sono cacciatori impavidi impegnati a uccidere enormi animali feroci?
Io non ne vedo.
Ci sono alberi da frutto? Campi da dissodare? Giardini ricolmi di delizie?
Io non ne vedo.
E non vedo neppure asettici โoranti in preghieraโ, innocui โmeandriformiโ e โrecintiโ che non recintano nulla.
Ciรฒ che vedo รจ una grande storia, l’epopea della vita raccontata dalla sorgente da cui la vita sgorgรฒ. Vedo una storia che non insegnano sui libri di scuola, vedo il racconto di un’etร dell’oro di cui non abbiamo quasi ricordo.

Balma dei Cervi – Valle Antigorio (VB)
Ci hanno insegnato che le terre europee, dall’ultima glaciazione fino al nascere dei primi grandi imperi e anche oltre, fra il 10.000 a.C e il 2.000 a.C. erano il rifugio di sparuti gruppi di cacciatori/raccoglitori, trogloditi capaci al piรน di sopravvivere, tra cui si muovevano orde d’invasori giunti da ogni dove, svelti ad andarsene cosรฌ com’erano venuti.
Ma in quell’oscuro periodo, incastrato fra le glaciazioni, tra l’alba dell’uomo e l’Etร del Ferro, gli esseri umani crearono civiltร sempre piรน raffinate, che non fabbricavano nรฉ usavano armi. Erano societร pacifiche, stanziate presso i fiumi e i torrenti, nelle valli verdeggianti, in cui il maschio e la femmina incarnavano ciascuno il proprio scopo naturale in armonia. Non si riscontrano distinzioni nelle sepolture, nรฉ nel rango sociale.
Madre Terra era il loro nume tutelare e il loro cervello bicamerale poteva udirne la voce amorevole, cosรฌ come tutte quelle degli spiriti di natura. Nel suo abbraccio e nella sua ciclicitร , ampiamente rappresentata nelle incomprese โveneri paleoliticheโ, trovavano tutto ciรฒ di cui avevano bisogno, cibo e risposte, forma ritmo e direzione in ogni cosa e per ogni cosa.
Dalla Siberia, a Malta, ai monti Cantabrici, fiorรฌ la grandiosa e libera civiltร โgilanicaโ, in tutte le sue splendide particolaritร locali e regionali. Catal Huyuk, Hacilar, Gobekli Tepe, la Balma dei Cervi antigoriana, sono soltanto alcuni degli antichi centri abitati intorno a cui l’umanitร matri-patriarcale prosperรฒ per molto tempo.

Lucas Cranach – Il Paradiso in terra
Poi qualcosa, nel cervello dell’uomo, cominciรฒ a mutare. Qualcuno prese a dubitare delle voci della terra, alcune cominciarono a sembrare migliori, piรน autoritarie delle altre. Nella grande battaglia interiore che ne scaturรฌ, l’emisfero maschile ebbe la meglio.
I primi uomini in cui il cervello femminile era stato ridotto al silenzio, furono i Kurgan, i mitici โpopoli indoeuropeiโ che, dalle steppe centro-asiatiche, scesero verso l’Europa e il mediterraneo nel V millennio a.C. per portare la โciviltร โ.
I resti dei loro tumuli sepolcrali sono venuti alla luce negli anni Novanta del XX secolo, proprio nell’area del bacino del Volga dal quale erano partiti tanto tempo prima.
Cosรฌ come la Dea taceva nelle loro teste, cosรฌ avrebbe taciuto nei templi, nelle cittร , nelle grotte e presso le fonti. Urlando tutta la loro rabbia, scuotendo terribilmente i loro corpi e battendo sugli scudi scesero fino al Mediterraneo e la costrinsero al silenzio.
Furono loro a portare la guerra che l’Europa non conosceva, furono loro ad accentrare il potere in grandi cittร fortificate, furono loro a dichiarare maschio l’unico, feroce dio supremo e a farsene profeti ed esecutori. Cosรฌ fu espugnata Troia e passati per la spada tutti i suoi occupanti. Atlantide bruciava. Il paradiso in terra era perduto.

Le Rovine di Atlantide – da Ventimila Leghe Sotto i Mari (ed. Hezel)
I grandi santuari megalitici furono dimenticati o diventarono improbabili fortezze, il sangue cominciรฒ a scorrere tingendo i fiumi di riflessi purpurei e il timore di essere assaliti spinse perfino i morti a portarsi una spada nella tomba.
Grandi imperi si imposero sui pacifici gilanici. La sapienza diventรฒ potere e il potere logorรฒ l’animo umano. La Terra guardava in silenzio l’uomo compiere le proprie scelte e costruirsi da solo la sua rovina. La Terra non sarebbe perita, non erano che piccoli fastidi sulla sua immensa pelle. Ma nell’immane misericordia che custodiva nel proprio grembo, la Dea soffriva per l’uomo. La Balma fu forse un incompreso atto di amorevole pietร .

Balma dei Cervi – Valle Antigorio (originale nel riquadro piccolo)
Se รจ vero che furono donne le ultime a sentire ancora le voci della Terra, assise sui loro scranni dentro gli antri sibillini piรน bui e profondi, non saranno state (anche) loro le mani che l’hanno dipinta?
Dita scelte, di uomini e di donne hanno tracciato quei segni, affinchรฉ vi infondessero struttura e funzione secondo natura.
Poi il silenzio.
Fino a oggi.
La riscoperta della civilitร โgilanicaโ paneuropea nel XX secolo รจ opera dell’archeomitologa lituana Maria Gimbutas. Dopo aver postulato l’esistenza di una forma di aggregazione sociale matriarcale e patriarcale insieme, pacifica e ugualitaria, precedente le prime grandi civiltร , ne rinviene le tracce durante le lunghe campagne di scavo che svolge tra gli anni 70 e gli anni 90.
Megaliti, grotte dipinte, โveneriโ paleolitiche, massi coppellati, petroglifi, i grandi insediamenti dell’anatolia non sono altro che i resti di questa perduta โetร dell’oroโ.
Il suo lavoro viene poi ripreso e ampliato a partire dagli anni 90 dalla scrittrice e divulgatrice statunitense Riane Esler e dall’archeologo James Patrick Mallory.
Intanto i lavori di Erich Fromm e soprattutto di Julian Jaynes in campo psicologico, rivelano la fondamentale modificazione morfologica del cervello umano antico che avrebbe portato alla fine di tali societร pacifiche, a vantaggio dell’ordinamento patriarcale, che domina ancora il mondo moderno.
Come disse la stessa Maria Gimbutas: โLa base di ogni civiltร risiede nel suo livello di creazioni artistiche, di conquiste estetiche, di valori non materiali e di libertร , che danno significato, valore e gioia alla vita per tutti i suoi cittadini, cosรฌ come un equilibrio di potere tra i due sessiโ.
La Balma fu dipinta quale ultima possibilitร per l’uomo di ritrovarsi e ritrovare la Terra, quando nient’altro avrebbe piรน potuto convincerlo…
BIBLIOGRAFIA
Maria Gimbutas, Il Linguaggio della Dea, Venexia, Roma, 2012
Maria Gimbutas, Le civiltร della Dea, Le civette, Viterbo, 2012
Julian Jaynes, Il crollo della mente bicamerale e la nascita della coscienza, Adelphi, Milano, 2008
Riane Esler, Il piacere รจ sacro, Frassinelli, Milano, 1995
Riane Eisler, Il calice e la spada. La nascita del predominio maschile (1987), Pratiche Editrice, Parma, 1996
Anna De Nardis (a cura di), Momolina Marconi: Da Circe a Morgana, Venexia, Roma, 2009
Luciana Percovich, Colei che dร la vita. Colei che dร la forma, Venexia, Roma, 2009
]]>








