Quando si parla di megalitismo, soprattutto nel Vecchio Continente l’associazione immediata che si impone รจ con gli enigmatici dolmen e con le file di menhir che svettano verso il cielo, sparsi un po’ in tutto il globo. Ma ci sono altri enigmatici relitti di quel tempo sparsi anche tra le nostre montagne.
Queste strutture, talvolta davvero imponenti, vengono spiegate con gli usi piรน disparati, solitamente relegate alla tipologia dei โripariโ per i cacciatori o per gli armenti, oppure ricondotte a un qualche tipo di abitazioni trogloditiche tra le piรน antiche insieme alle grotte naturali. I rari ritrovamenti nei pressi di tali edifici, in parte naturali e in parte artificiali, in effetti, essendo costituiti per lo piรน da lame e punte in selce e resti di focolari, sembrano suggerire un’assidua frequentazione per scopi โpraticiโ, come rifugi temporanei.
A volte perรฒ, l’attribuzione pare frettolosa e fin troppo facile. L’uso di ripararsi sotto massi erratici sporgenti e in cavitร poco profonde รจ certamente ben documentata fin dalla piรน remota preistoria, eppure ci sono strutture che con questi comportamenti hanno probabilmente ben poco a che fare. In Ossola โ e non solo โ sono note come โbalmeโ. Il nome viene fatto derivare dal latino โvalvaโ, โaperturaโ o dal celtico โbal-menโ, โpietra altaโ. Si tratta in sostanza di ambienti interni ricavati a partire da un grande masso piatto preesistente riutilizzato come copertura, oppure scavate dietro i muri a secco di contenimento delle balze. Non di rado sono completate da muretti, rampe o in qualche caso da menhir,canaletti, coppelle, vasche intagliate nella pietra. In casi straordinari presentano graffiti o addirittura pitture, come nel rarissimo caso di quella detta โdei cerviโ individuata nel 2012 in Valle Antigorio, che custodisce almeno settanta pittogrammi rituali in ocra.

Molte sono le storie sorte intorno a questi enigmatici edifici. Tra le comunitร walser a sud del Monte Rosa รจ, ad esempio, frequente la tradizione della โprocessione dei mortiโ che vengono in paese di notte a ricevere i nuovi defunti tra mormorii di preghiera e stridore di catene, per poi tornare nell’oltretomba proprio attraverso una balma che ne costituirebbe l’ingresso piรน vicino.

La domanda che ci si pone a questo punto รจ: come puรฒ un banale rifugio per cacciatori essere una anche una porta per l’aldilร , un โcollegamentoโ tra i mondi? E cosa sono davvero le balme?
Proviamo dunque ad analizzarne alcuni esempi e a capire se si puรฒ dire qualcosa che, ancora, non รจ stato detto. Nella bassa Ossola sono ancora note molte balme. Tra le piรน interessanti ne ho studiate a modo mio due, entrambe sul versante sinistro orografico.
Erano gli anni Quaranta del Novecento, quando Giovanni Braganti, archeologo autodidatta, dopo aver rinvenuto in un suo terreno alle spalle di Mergozzo, sul lago omonimo, una necropoli di etร romana, con cinquantasei tombe databili tra il I e il III sec. d.C., individuava non molto distante, in localitร Groppole, l’interessante e particolare struttura megalitica cui diede il nome di โCa d’la Normaโ o โCasa della Normaโ.
Il nome proviene da quello della celebre figlia del capo dei druidi invocata come โCasta Divaโ, protagonista dell’opera lirica โNormaโ di Vincenzo Bellini, ma il sito non sembra essere di etร celtica bensรฌ anteriore, piรน antico.

Un’altra struttura simile era invece giร nota da tempo a qualche chilometro di distanza, nei pressi dell’edicola della Madonna della Vardaiola. La โtristeโ fama di questa balma, abbarbicata in un vallone scosceso, รจ legata alla storia leggendaria della โvรจgia dul balmโ (vecchia della balma), la โbella Angiolinaโ che, agli inizi del ‘900 si sarebbe qui ritirata a vivere per amore, rimanendovi in solitudine anche dopo la morte del compagno1.

Il mancato rinvenimento, in entrambi i siti, di oggetti o suppellettili idonei alla datazione non ha consentito di collocare con precisione le strutture, ma si ritiene possano risalire al periodo compreso tra il Neolitico e l’Etร del Rame, in base ai raffronti con altre strutture simili, non solo in Ossola. Quel che non si mette ormai piรน in discussione quantomeno per la โNormaโ รจ che il sito sia un antico luogo di spiritualitร , insomma un luogo sacro dei Leponzi.

Un discorso simile, sebbene con maggior prudenza, viene fatto anche per la โVardaiolaโ, soprattutto da quando รจ stato individuato un masso coppellato a una cinquantina di metri a valle dell’edificio.

A complicare lo studio di queste balme, concorre anche il loro evidente riutilizzo โrecenteโ, forse come dispense o come ricovero per gli animali. Nel caso di Mergozzo il sito รจ stato vistosamente riadattato ad altri usi con muretti a secco e rimaneggiamenti delle pietre presenti in loco. Il muro frontale della Vardaiola invece รจ stato dotato di finestre con tanto di inferriate. In entrambi i casi poi l’ingresso รจ stato modificato per ospitare una porta o comunque un sistema di chiusura. E chissร quante altri cambiamenti, che non riusciamo piรน a individuare, hanno subito nel tempo.

Sia come sia, entrambi i siti non sono piรน โoriginaliโ ed รจ pressochรฉ impossibile ricostruirne le strutture primeve. L’unica cosa che, a sensazione, i due complessi ancora sembrano trasudare รจ una certa quale aura di spiritualitร , abbastanza da ispirare l’idea che siano stati, molto tempo, fa, luoghi sacri.
Analizzandole meglio, perรฒ, i numerosi elementi che le due balme condividono sembrano indicare l’esistenza di un modello ben preciso e codificato. Sono ricavate al di sotto di un lastrone sporgente dal pendio, di forma simile come รจ vagamente simile quella degli ambienti interni tra di loro. Sulla sommitร รจ presente in entrambi i casi una coppia di coppelle (alla Vardaiola ce n’รฉ anche una terza al capo opposto). La lastra รจ percorsa da canalizzazioni che abbracciano due diversi lati. Alla Vardaiola รจ molto simile a una larga grondaia sul fronte, la โNormaโ ha invece due canaletti serpeggianti. E ancora, la balma piรน grande รจ accoppiata ad una seconda cavitร molto piรน piccola, localizzata sotto la prima oppure ricavata nel muro adiacente. La Vardaiola ha una monumentale rampa di accesso in pietra, la โNormaโ รจ circondata da resti di terrazzamenti contenuti da muri a secco.
La sacralitร primordiale di questi due luoghi รจ invece ancora rintracciabile nel loro collegamento, tutt’ora esistente ma solo potenziale, con l’alto e con il basso. Da una parte รจ infatti possibile individuare un orientamento geografico studiato dei due edifici, quasi esattamente verso sud per la Norma, sudovest per la Vardaiola. Inoltre, altre linee di tipo astronomico sembrano unire elementi secondari a direzioni precise, in particolare alle albe a ai tramonti solstiziali d’inverno (visibili dai rispettivi siti). Questo ricollegherebbe le due balme ai piรน celebri complessi megalitici ossolani di Montecrestese (Croppole, Castelluccio, ecc.) che presentano, in ripetute occasioni, lo stesso tipo di allineamenti. Dall’altra, una breve ricognizione di tipo radioestesico ha individuato il preciso e voluto posizionamento delle due balme su incroci d’acqua, caratteristica tipica dei luoghi sacri di ogni tempo.
La stessa metodica ha poi inaspettatamente motivato anche un altro aspetto inquietante comune alle due strutture. Soprattutto nel caso della Balma d’la Vardaiola, ma รจ chiaramente evidente anche per la Ca’ d’la Norma, gli ambienti interni sono assolutamente puliti, privi di escrementi animali e della traccia di insetti (ragnatele ecc.), nonostante si trovino nella profonditร dei boschi e rappresentino ripari adeguati per la fauna eventualmente presente. Gli animali โ bisognerebbe prestare grande attenzione alla natura โ insomma evitano accuratamente quei luoghi.

L’assetto vibrazionale delle due balme, in effetti, presenta una forte incoerenza. I vani sono quasi mefitici, opprimenti, fastidiosi. Sono come bocche scure e spalancate pronte ad inghiottire chiunque si avvicini. Ma ciรฒ รจ in apparente contrasto con la loro sacralitร . Sono dunque luoghi cattivi, demoniaci? Le croci incise sulla sommitร della Balma d’la Vardaiola o all’interno dell’architrave alla Ca’ d’la Norma, potrebbero essere in qualche modo un indizio. Per quanto possano essere variamente definiti โsegni di cristianizzazioneโ o di โri-cristianizzazioneโ, sono prima di tutto dei veri e propri tentativi esorcistici. Non si intende qui l’esorcismo nel senso โliturgicoโ del termine, ma, in senso piรน ampio, quale gesto che tende a ristabilire la coerenza perduta, allontanando tutto ciรฒ che ha causato gli scompensi. In quest’ottica si puรฒ capire meglio l’inveterata usanza montana di segnare i confini dei terreni – e non solo – proprio con croci incise.

Per farla breve รจ probabile che chi ha ri-occupato in epoche piรน tarde questi siti, accorgendosi della loro โfastidiositร โ, abbia cercato in qualche modo di porvi rimedio. La forte incoerenza rilevata infatti รจ caratteristica propria del sito, non un fenomeno per cosรฌ dire โindottoโ. Si tratta quasi certamente di una distonia โcontrollataโ e necessaria al buon funzionamento del luogo sacro (come accade ad esempio per le Tombe dei Giganti in Sardegna), a patto che il luogo stesso (e chi ad esso รจ preposto) siano in grado di farne un uso conforme. Le molteplici e vistose modificazioni occorse nel tempo, privando il โtempioโ delle necessarie strutture, hanno invece ridotto il โsantuarioโ della balma a un luogo terribile e non recuperabile.

Non sapremo probabilmente mai quale forma e funzione avessero queste due balme e provare a fare, a dire, a rimettere quel che manca, puรฒ solo peggiorare la situazione. Infatti si preferiva edificare ogni volta che era possibile un nuovo tempio su uno appartenente ad un’altra cultura, senza tuttavia distruggere il precedente. Un terreno consacrato รจ sacro per sempre. E forse dietro la legislazione cristiana (e di molte altre religioni…), che si rifร a questo principio tanto per le chiese quanto per i cimiteri, non si nasconde una questione di potere, ma piuttosto una regola positiva, da buon padre di famiglia, che scongiuri dalla possibilitร di farsi male. E’ una possibilitร che puรฒ diventare realtร quando viene a mancare il rispetto per un luogo sacro e per la sua propria โoriginalitร โ.
NOTE
1Alla stessa storia viene a volte ricondotta anche un’altra balma esistente qualche chilometro piรน a nord, a Cuzzago, nota proprio come โbalma della vegiaโ.
APPROFONDIMENTI
Le balme: http://www.in-valgrande.it/balma/balme.html
Sitinet, siti geologici e archeologici dell’Insubria: http://www.sitinet.org/
BIBLIOGRAFIA
Fabio Copiatti, Alberto De Giuli, Ausilio Priuli, Incisioni rupestri e megalitismo nel Verbano Cusio Ossola, 2003
Fabio Copiatti, Alberto De Giuli, Sentieri Antichi: itinerari archeologici nel Verbano Cusio Ossola, 1997
Jaques Bonvin, Mรฉgalithes lieux d’รฉnergie, 1999
Antonio Briganzoli, Il Territorio segnato: incisioni rupestri nel Verbano, 1998
Aa. Vv., La Luce del Toro: quali segreti nascondono i nuraghi monumento simbolo della Sardegna, 2011
Aa. Vv., Antigorio antica terra di pietra, 2012
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