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Nel 2012, quando la sovrintendenza ha ufficializzato la scoperta e ha posto sotto la sua protezione la Balma dei Cervi in Valle Antigorio, mantenendone segreta l’ubicazione, riscontrava che โ€œsi sono avuti alcuni distacchi della crosta calcarea, con l’asportazione delle pitture; alcuni distacchi sono in corso con margini sollevati di 1 o 2 mmโ€. Nella nostra breve visita due anni dopo, la delicata situazione in cui le pitture versano รจ stata inequivocabilmente evidente anche ai nostri occhi inesperti. รˆ un miracolo che questi inestimabili messaggi sulla roccia siano ancora lรฌ dopo millenni.

Ci appelliamo dunque affinchรฉ tutte le autoritร  provvedano al piรน presto
alla loro messa in sicurezza, cosรฌ come giร  ampiamente promesso e prospettato.

E ci appelliamo a tutti voi affinchรฉ il vostro desiderio di avvicinarle, per quanto comprensibile,
alimenti invece il buon senso e il rispetto verso questo dono meraviglioso che viene da lontano.

Abbiamo raggiunto la balma non per curiositร , ma per raccontare, sensibilizzare e invitare al rispetto, affinchรฉ il nostro patrimonio non vada distrutto e dimenticato. Non riveleremo dove si trova. Questo gioiello deve rimanere segreto per rimanere protetto.

Ci appelliamo affinchรฉ la Balma continui ad essere per l’umanitร .

Francesco TeruggiTriaSunt Associazione Culturale –

 C’รฉ una balma, da qualche parte in valle Antigorio, nell’estremo nord del Piemonte e dell’Ossola, alla quale solo i cervi salgono. Pare un grande orecchio teso ad ascoltare il ruggito distante del fiume. Sul colmo del rigonfiamento che sporge quasi come una mensola, a circa 1 metro e mezzo d’altezza, giace, nel silenzio, il piรน vasto e forse antico complesso di pitture rupestri delle Alpi Occidentali. Sono almeno una quindicina i siti noti, tra cui il Balm d’la Vardaiola dell’Alpe Veglia, a poche decine di chilometri di distanza, la Rocca di Cavour, la Balma โ€™d Mondon in val Pellice e Ponte Raut in val Germanasca, con cui sembrano avere molto in comune, ma le pitture antigoriane li superano tutti.

La fascia dipinta, lunga circa sei/sette metri รจ coperta di almeno una quarantina di pitture in ocra rossa di sfumature volutamente differenti, tracciate con la certezza e la calma di chi sa cosa significano. Un punto, un solo punto apre la narrazione che, poi, si sviluppa in almeno quattro zone, come capitoli di un libro, su un leggero strato candido di aragonite, depositata dall’umiditร  che percola dalla balma. Un altro punto conclude la storia. โ€œOranti in preghieraโ€ simili a quelli camuni o a certe figurazioni โ€œtombaliโ€ sarde si alternano a file di punti, recinti, simboli antropomorfi, ombre vive di una realtร  che non sappiamo piรน riconoscere. Mai sapremo davvero di quale racconto si tratti, mai riusciremo a leggerlo.

รˆ un racconto di eroi e di dee, il ricordo del tempo perduto in cui l’uomo parlava con le stelle. Sono simboli, concetti, astrazioni, di cui forse non capiremo mai la veritร  e l’essenza, poichรฉ proprio non lo meritiamo. Ma dalla compassione di cui la natura ci fa partecipi, nonostante la nostra tendenza irrefrenabile a oltraggiarla, i segni della sua presenza sono riemersi nel 2008.

Se davvero รจ opera, come si pensa, di cacciatori eneolitici, non dovrebbe sorprendere che, millenni dopo, a imbattersi in questa scoperta sia stato proprio un loro lontano discendente. Solo un cacciatore si sarebbe spinto fino a quella balma, solo un cacciatore avrebbe potuto riconoscere i segni eterni lasciati dai suoi โ€œaviโ€.

Altri anni sono poi occorsi prima che i tempi fossero adatti. Finchรฉ, nel novembre del 2011, poco distante da quello stesso luogo, un archeologo ha riconosciuto nelle foto quello che il cacciatore sapeva nel cuore.

Per ora non sono state rinvenute tracce di una permanenza dell’uomo in questo luogo, talmente sacro che sulla sua essenza religiosa sono d’accordo perfino gli storici e gli archeologi. Mani esperte e degne ebbero dalla natura, una volta soltanto, il permesso di scrivere su queste rocce parole eterne. Poi, su di esse, la Madre delle madri fece prodigiosamente scendere un sottile manto traslucido di concrezione calcarea, per proteggerle. E con esso, provvide ad avvolgerle nel giusto oblio che anche oggi dovremmo osservare.

Quando il cacciatore e l’archeologo la raggiunsero insieme per la prima volta, c’era un cervo ad aspettarli, il totem di quel luogo ancestrale, il suo vigile custode e fondamento. Solo i cervi infatti salgono alla balma, da quando il mondo l’ha plasmata. La raggiungono per strofinare le โ€œcornaโ€ contro la roccia scintillante, dove sanno di avere il permesso per compiere quel rito naturale. Nessuna pittura รจ stata toccata dalle loro ruvide impalcature. Vengono tra la primavera e l’estate ad affilare e perfezionare i palchi con cui conquisteranno le femmine e sfregando, rendono piรน viva e feconda la dura roccia. Tornano solo nel piรน gelido inverno, i โ€œtori delle fateโ€, per lasciarli come fiori sulla soglia della casa dove la loro amata dimora. E in quel ritmo raccontano la storia di tutto ciรฒ che esiste. Nell’abbraccio della balma il cervo nasce, muore e morendo torna a nuova vita.

Di quegli โ€œominiโ€ dipinti alla balma, che paiono a tratti visitatori spaziali, perchรฉ giungono da epoche remote che non conosciamo veramente, dall’Era dell’Orsa, del Cinghiale Bianco e del Signore dei Boschi, si scrive, con tono asettico, che essi sarebbero โ€œfigure antropomorfe schematiche con le braccia alzateโ€. Eppure il fanciullino silente in ognuno di noi, โ€œche non solo ha brividi […] ma lagrime ancora e tripudi suoiโ€, guardando meglio ci spinge a sfuggire ai sensi e alla ragione per cercare nuovi significati. E allora in quelle โ€œbracciaโ€ alzate, compaiono d’improvviso i profili dei palchi di cervo, in quelle โ€œgambetteโ€ storte e sproporzionate le zampe possenti del sacro animale. Gli antropomorfismi pareidolici cedono subito il passo alla contemplazione della potenza di quei simboli, della forza universale che quei segni rappresentano ed esprimono.

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I puntini pare formino โ€œrecintiโ€, โ€œcatapulteโ€, โ€œghirlandeโ€, corde che leganoโ€. Ma chi li fece, con davanti agli occhi le macchie bianche sul manto dei piccoli di cervo, li plasmรฒ in forma di gocce e li disegnรฒ facendo delicatamente leva con il dito sulla roccia, come a voler imprimere a ciascun punto il movimento vitale.

Poco a poco le fessure naturali, i rigonfiamenti, tutto su quella roccia pare vivo e pregno di sensi e significati impossibili da immaginare. Infine, anche quel triangolo fatto di punti e di โ€œominiโ€, che i pochi fortunati visitatori d’istinto hanno definito โ€œaquilaโ€ e l’innocenza di una bambina โ€œla valle in mezzo alle montagneโ€, lo riconosci.

Quel profilo non รจ che il muso, il naso, della Bianca Regina dei Cervi, il cui alito dolcissimo emana parole di tenerezza per il mondo. Forse quei simboli sono allora, le idee pure, i progetti, la danza cosmica dei pensieri di quell’Intelligenza che ha creato ogni cosa.

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Tra quei pensieri, uno รจ di certo per noi piccoli uomini, particelle infinitesimali nella grandiositร  della creazione. Chissร  che non porti un messaggio quel โ€œcapovoltoโ€, a testa in giรน e con un arco sulla testa… dicono che quello tra i โ€œcacciatoriโ€ invitati alla Balma che lo dipinse, quel Buonarroti della preistoria, lo fece mettendosi a testa in giรน altrimenti non ci arrivava e da quella posizione non poteva che disegnarlo al contrario…

Eppure รจ un simbolo giร  visto: i gitani, che in tarda primavera e in autunno si riuniscono in Provenza, lo chiamano โ€œl’uomo che afferra il cieloโ€, stilizzazione del primo arcano dei tarocchi zingari. Nelle sue sembianze involgarite si cela l’antico Mercurio, messaggero degli dei. Lรฌ, sulla parete della balma, cosรฌ capovolto, pare proprio Hermes che porta il messaggio del cielo sulla terra. Anzi, che porta il cielo sulla terra, come a voler dire che il โ€œcieloโ€, che tanto cerchiamo, รจ in โ€œterraโ€. O, meglio, che l’unica strada per giungere al Cielo รจ la Terra.

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 La terra รจ mamma e maestra misericordiosa, mai matrigna.

Attese che uomini degni nascessero in quella valle e li accolse in quel preciso punto affinchรฉ disegnassero il suo messaggio.

Al resto avrebbe provveduto il vento di Nord Ovest soffiando, come le brezze degli altopiani asiatici sui cordoni dei mantra tibetani, su quelle preghiere di tenerezza, custodite dal โ€œbestiame della Deaโ€, che la Natura rivolge incessante all’uomo:โ€œAbbi fiducia in meโ€.


BIBLIOGRAFIA

Alberto De Giuli e Ausilio Priuli, Le pitture parietali della โ€œBalma dei Cerviโ€ in valle Antigorio โ€“ nota preliminare, in Oscellana XLII, 2012, Ed. Oscellana, 2012

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Maria Gimbutas, Il linguaggio della Dea , Venexia, Roma, 2008

Gaudenzio Ragazzi, Iconografia preistorica e Coreutica: la Danza alle porte del Cosmo, in Atti del XV seminario dell’Associazione Ligure per lo Sviluppo degli Studi Archeostronomici, Sestri Ponente, 2013

Massimo Centini, Mito Religione Magia , Ed. Mediterranee, Roma, 1997

Julien Ries, L’uomo e il sacro nella storia dell’umanitร , Jaca Book, Milano, 2007

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Mircea Eliade, Storia delle credenze e delle idee religiose, Rizzoli, Milano, 1992

Julian Jaynes, Il Crollo della mente bicamerale e la nascita della coscienza, Adelphi, Milano, 1996


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