Nel lontano 525, l’asceta norcino Benedetto, dopo aver rischiato piรน volte l’avvelenamento da parte di certi suoi confratelli a Subiaco, parte per Cassino e attraverso il bosco consacrato a Venere, sale fin sulla cima del monte che domina l’abitato, dove sorge un tempio di Apollo. Qui, come racconta San Gregorio Magno nei Dialoghi, โfece a pezzi l’idolo, rovesciรฒ lโaltare, sradicรฒ i boschetti e dove era il tempio di Apollo eresse un oratorio in onore di san Martino [di Tours] e dove era lโaltare sostituรฌ una cappella che dedicรฒ a san Giovanni Battistaโ.
Dove c’era l’ara dunque, Benedetto ci mise il battistero, facendo poi vate del nuovo edificio il vescovo gallico. Perchรฉ?
Riecheggiano in questa scelta del futuro fondatore dei benedettini, le parole proto-cristiane del โpadre della chiesaโ San Girolamo: โRivolto agli idoli il culto รจ esecrabile, consacrato ai martiri รจ da accettareโ. Cosรฌ dunque fece anche il grande monaco: rese accettabile un culto che non lo era.

Tagliรฒ dunque tutti gli alberi del bosco sacro, rovesciรฒ l’altare pagano, mise al suo posto una nuova cappella dedicata al Battista, che senza dubbio fu usata come battistero e dedicรฒ ad un santo il nuovo oratorio. In tal modo nessun avrebbe piรน potuto far uso di quel luogo per culti โsuperstiziosiโ e l’altare del dio cristiano, elevato sulle rovine di quello pagano, avrebbe testimoniato il trionfo della nuova religione sulle altre.
Ma per far questo, bisognava esser certi che la popolazione si โarrendesseโ docilmente e il tempo delle persecuzioni inquisitorie era ancora lontano. E neppure esisteva uno โstato cristianoโ o โpontificioโ con un proprio esercito armato in grado di imporre una nuova regola, una nuova legge, una nuova tassa sulla popolazione. I โcristianizzatoriโ, perciรฒ, dovettero scatenare la loro fantasia in quei primi secoli, ricorrendo a stratagemmi e soluzioni a volte estremamente ingegnose. Lo scopo era sempre lo stesso… far vestire a una divinitร antica, a un luogo, a un idolo, a un venerato oggetto di culto, a una festivitร abiti nuovi, coerenti con il messaggio della religione cristiana.
Bisognava agire d’astuzia: gli dei antichi, specie quelle nordici e barbari, erano entitร vive, che si manifestavano apertamente al mondo. Tuoni, fulmini, saette, acque, alberi e boschi, oceani, onde erano tutte loro gesti e azioni. La novella religione invece aveva fatto piazza pulita di ogni simulacro, riconducendo tutto ad un solo dio e condannando ogni altra forma cultuale come idolatria. Affinchรฉ il passaggio fosse possibile, non era sufficiente โinventareโ semplicemente un abito. Andava preparato, studiato e cucito su misura e doveva essere altrettanto vivo, simile e insieme diverso dal โnemicoโ. Ci voleva un vero e proprio โesercitoโ di โincorporazioniโ e โpersonificazioniโ capace di agire spiritualmente come una vera milizia.

Per Benedetto, l’antichissimo vescovo santo di Tours -non a caso un legionario โpentitoโ- funzionรฒ a meraviglia. Di certo un Martino, figlio di un soldato di Roma e fatto vescovo doveva essere vissuto un paio di secoli prima del monaco. Ma la sua vita, grazie alle provvidenziali โlegendaeโ si era quasi subito arricchita di particolari attentamente studiati.
Il nome di origine romana, che letteralmente, รจ traducibile come โsacro a Marteโ, potrebbe trarre in inganno. Ben piรน interessante invece l’insieme dei suoi attributi, perfettamente ricalcati sull’antico eroe-dio germanico Wigalois e sul suo alter ego senza nome ungherese/bulgaro di origini trace, il โdio-cavaliereโ di Madara con il mantello corto. ร il โsol invictusโ dei Romani, che morendo alla sera, vince la morte e risorge il mattino dopo dagli inferi; ed รจ anche Apollo che, appunto, avvolto dal mantello, conduce il cocchio del sole. Forse รจ quel misterioso โsedatus deusโ, il dio assiso noto solo attraverso alcune epigrafi ritrovate per lo piรน in Pannonia e nelle zone limitrofi (terra di origine, guarda caso, di San Martino).

Ma Gesรน era il nuovo sole vincitore sulla morte, โil sole di giustiziaโ! Nessun altro โsoleโ poteva essere suo pari e andava quindi immediatamente abbattuto, cancellato… a meno che non diventasse un docile servitore del Cristo fatto uomo…
Curiosamente il โmiracoloโ del mantello per cui il vescovo Martino fu poi riconosciuto come santo, viene collocato ben prima della sua conversione al cattolicesimo. Anzi, pare che proprio il miracolo sia indirettamente all’origine della sua adesione alla nuova religione. Quale โmiracoloโ? La sua versione poetica e fiabesca racconta che avrebbe โceduto parte del suo mantelloโ a un vagabondo mendicante (nel quale viene generalmente riconosciuto Gesรน), per poi ritrovare il mantello integro il mattino seguente al risveglio. Ma non รจ difficile leggere tra le righe, la storia leggendaria di come il dio-sole-cavaliere fu โfatto santoโ in cambio della sua rinuncia ad essere โdioโ. Cedendo โla metร del cieloโ al nuovo dio, sarebbe entrato a far parte della schiera dei suoi โelettiโ. Con la metร rimasta avrebbe infatti continuato a servire il nuovo che giungeva. Il mantello corto della leggenda si chiama โcappellaโ e con tale nome sarebbero poi state chiamate le strutture religiose cristiane: cappelle (chiesa-ecclesia, oratorio, cattedrale, ecc. si riferiscono non tanto alla โstrutturaโ quanto a chi vi si โradunaโ all’interno e ne fa uso).

Tutto, in veritร era cominciato all’indomani delle persecuzioni di Diocleziano. La riabilitazione costantiniana della โsetta giudaicaโ poi resa religione da Teodosio, non esitรฒ a usare i corpi degli Apostoli, almeno quelli delle cui sepolture conservava memoria, come strumenti di propaganda e affermazione. Era stato proprio Costantino a inaugurare tale usanza, erigendo il โvaticano d’orienteโ nel cuore dell’Impero Bizantino riunificato (la prima basilica di Santa Sofia a Bisanzio diventata Costantinopoli, proprio dove erano custodite le piรน importati reliquie della vita di Cristo) e il futuro Vaticano โd’occidenteโ a Roma, sulla tomba dell’apostolo Pietro.
Ben presto, alla stregua del rinnegatore, tutti i corpi dei martiri sotto Diocleziano avevano seguito la stessa gloriosa sorte. Infine, la riscoperta di alcune catacombe cristiane avrebbe reso โmartiriโ tutti quelli che vi erano sepolti. Cosรฌ le โnuove reliquieโ cominciarono a sostituire quelle antiche, rendendole vive al pari degli โentiโ di cui prendevano il posto. Si avverava quanto giร aveva scritto Sant’Agostino nel De Civitate Dei: โCosรฌ i miracoli degli dei sono stati sconfitti dai miracoli dei martiriโ che, perรฒ, aveva anche precisato: โQuando noi offriamo il Sacrificio presso i sepolcri dei martiri non รจ forse a Dio che l’offriamo ? Senza dubbio i Santi martiri hanno un posto dโonore tuttavia essi non sono adorati al posto di Cristoโ.
Ma l’abuso di tale pratica costrinse a prendere provvedimenti rigidi. Si stabili dunque nel 401, durante il Concilio di Cartagine che luoghi di culto potevano sorgere solo dove il corpo del martire, la sua โmemoriaโ fosse presente per โfidelissima origineโ, con assoluta certezza. Allo stesso modo fu istituito il canone โItem placuitโ che imponeva che tutti gli altari consacrati dovessero contenere una reliquia.
Cosรฌ, fatta la legge, fu fatto anche l’inganno. Se, per dirla con Teodoreto di Ciro: โI martiri hanno cancellato dalla memoria degli uomini tutto ciรฒ che ricordava gli dรจi. Infatti, il Signore ha messo i propri amici al posto loroโ, giร all’indomani del Concilio emersero invece dal buio della storia i primi santi non-martiri, primi fra tutti San Martino e Sant’Antonio, appositamente destinati a perpetuare la memoria delle entitร pre-cristiane. Le reliquie antichissime rinvenute nei luoghi sacri โpaganiโ, sotto gli altari rovesciati, venivano infatti prontamente ricondotte a un santo โcristianoโ la cui vita veniva per lo piรน cucita su misura a partire da quella di un personaggio (preferibilmente battezzato!) realmente esistito. Quando ciรฒ non era possibile si procedeva a costruire una biografia adatta, come dimostrano le numerosissime โvite dei santiโ stereotipe e riconducibili ad un modello comune e consolidato.

Certo, rendere cristiana una divinitร greca, romana o orientale giร rappresentata in forme umane non era difficile. Tuttavia, mentre grazie all’esercito โspiritualeโ il cristianesimo si espandeva, le ripetute incursioni barbare e l’estendersi della โnuova religioneโ oltre Roma rilanciรฒ nuove sfide.
A volte erano i โmissionariโ invitati a cristianizzare, piรน spesso erano gli stessi โpaganiโ a prodigarsi nel nascondere sotto mentite spoglie i loro dei, curandosi che il travestimento non โrovinasseโ in alcun modo l’ente cui, in tal modo potevano continuare a rivolgersi, sicuri di โricevere rispostaโ.
Ma era difficile ricondurre a volti umani entitร germaniche, gote, nordiche spesso incorporate in pietre infisse nel terreno, in grotte o in fonti, come era ben piรน difficoltoso dare fattezze umano a una ricorrenza, a un mese dell’anno o a una pianta; peggio ancora quando a dover prendere un vestito era una malattia o il suo rimedio, oppure quanto molti elementi eterogenei erano compresenti.
Alcune volte si โreseโ personaโ uno specifico aspetto di una divinitร pagana o una sua particolare capacitร taumaturgica. Apollo โsol invictusโ, come detto, diventรฒ San Martino, ma in quanto โEfeboโ, guaritore, fu incorporato nelle fattezze di Sant’Efebo. Altre volte, come nel caso di Santa Lucia, venne โfatto santoโ un rimedio, una malattia o una medicina. Rocce e menhir si trasformarono nelle spade conficcate a terra e negli scudi dei martiri legionari.
Addirittura certe ricorrenze furono โincorporateโ, dalle Idi di Marzo romane diventate Santa Ida, ai Saturnalia trasformati in San Saturnino, al capodanno celtico Samhain sdoppiato in Giuda (l’inizio della festa) e Leonardo (la fine).

Il recupero della figura mariana, poi, risolse di certo molte difficoltร …
L’esercito โspiritualeโ continuรฒ a crescere e ad espandersi, grazie anche ai primi missionari che sarebbero diventati santi a loro volta. Neppure le invasioni barbariche riuscirono a fermarlo. Sembrarono riuscirci, in parte, soltanto i discendenti lontani di Maometto, quando conquistarono Gerusalemme a metร circa del VII secolo privando il cristianesimo delle sue origini. Si cominciรฒ a desiderare che la โmiliziaโ spirituale diventasse un vero esercito, in grado di riconquistare la terra santa. Quattro secoli abbondanti piรน tardi, finalmente, cristiani armati penetrarono di nuovo nel Santo Sepolcro. Molti di essi si costituirono successivamente in gruppi piรน o meno organizzati sottoposti a regole monastiche. Templari e Cavalieri di San Giovanni furono da molti ritenuti, se unificati sotto uno stesso comando, proprio la realizzazione dell’antico sogno.
Forse per questo Jacopo da Varazze, arcivescovo di Genova, le cui navi avevano fornito il legno per le torri d’assedio grazie alla quali Gerusalemme era stata riconquistata dalla cristianitร nel 1099, aveva cominciato nel 1260 circa a scrivere la preziosa raccolta agiografica nota come โlegenda aureaโ. Forse cercava di ricostruire un legame tra le โlegioneโ spirituale dei santi martiri e il futuro esercito cristiano. Portรฒ a termine l’immane lavoro, ricostruendo la vita reale e/o mitica dei santi e i rapporti di ciascuno con il calendario e i mesi. Ma il sogno si infranse miseramente nel 1291. I musulmani si ripresero Gerusalemme. I Giovanniti ripararono a Cipro, poi a Rodi e infine a Malta. I Templari, troppo ricchi e troppo distanti dalla regola su cui erano stati fondati, furono brutalmente sciolti.
Con la disfatta gerosolimitana e gli scismi, si sarebbe presto affacciata anche la Riforma, le eresie e il ritorno dei culti antichi che non erano mai stati veramente dimenticati e avevano continuato ad agire sotto mentite spoglie.
La minaccia ormai non bastava piรน. Solo le esecuzioni esibite sulla pubblica piazza sortivano un qualche effetto. Allo stesso modo, bisognava dare una testimonianza ancor piรน visibile della vera religione attraverso i suoi eroi. Cosรฌ, i martiri cominciarono ad uscire dalle loro tombe per essere mostrati nella loro santa incorruttibilitร agli occhi sgranati e sgomenti dei fedeli: โโIl Santo Concilio [di Trento] comanda ai vescovi e a coloro che hanno la funzione e l’incarico di insegnare […] di istruire con cura i fedeli sugli onori dovuti alle reliquie […], mostrando loro che i corpi santi dei martiri e degli altri santi, che vivono con il Cristo e che furono membra viventi di Cristo e tempio dello Spirito Santo […], attraverso cui benefici numerosi sono accordati da Dio agli uomini, devono essere venerati dai fedeliโ.
Ma molte chiese sorgevano su โtombe vuoteโ. Erano piene di cadaveri senza nome e โpronti all’usoโ, invece, le catacombe romane…
BIBLIOGRAFIA
San Gregorio Magno, Dialoghi, VII-VIII sec.
Margarethe Riemschneider, La religione dei celti. Una concezione del mondo, Rusconi editore, 1997
San Girolamo, De viris illustribus, IV sec.
Iacopo da Varazze, Legenda Aurea, Testo critico riveduto e commento a cura di Giovanni Paolo Maggioni, SISMEL Edizioni del Galluzzo, Firenze, 2007
Aviad Kleinberg, Storia di santi – Martiri, asceti, beati nella formazione dell’Occidente, Bologna, Il Mulino, 2005
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