info@francescoteruggi.com


Condividi

Sacro รจ ogni luogo in cui cielo e terra si incontrano. Cosรฌ, il tetto era il cielo e il pavimento la terra, la cupola era la volta siderale, sotto cui stava il suolo. Ma ciรฒ รจ vero anche quando si considera il luogo โ€œin piantaโ€.

Se la terra infatti รจ quadrata (con i suoi punti cardinali), il cielo รจ circolare. La loro sovrapposizione incompleta, il loro sfiorarsi come in un’eclisse parziale, รจ appunto la forma impressa al perimetro delle chiese e di molti luoghi sacri.

La visione del cielo รจ il premio per i meritevoli, per gli arditi che hanno compiuto il cammino. รˆ proprio lร , sopra e intorno all’altare. Nelle chiese romaniche, l’intera porzione absidale era una raffigurazione della volta stellata nelle sue parti. La fascia piรน bassa, quella mediana e il โ€œcatinoโ€ altro non erano che โ€œsfere celestiโ€, livelli e strati dell’empireo.

Non vi si raffigurava un’immagine del cielo. Si rappresentava, nella piรน semplice forma possibile, il modo in cui lo regolano le leggi universali, le stesse che ritmano ogni cosa esistente. Di tali โ€œregole perfetteโ€ sono immagini i Serafini di Isaia, tanto cari ai bizantini: ยซVidi il Signore seduto su di un trono, ed il suo seguito riempiva l’Hekhal. Sotto di lui stavano i serafini, ognuno con sei ali, e due di queste ricoprivano il loro viso e due i loro piedi, mentre con le ultime due volavanoยป. Li si vede ancora, non a caso nelle volte, tanto nel ravennate che nell’odierna Istanbul, a reggere la costruzione immane di Santa Sophia o quella piรน esile e leggera di San Salvatore in Chora.

serafino

Tali sono gli enti che esistono prima di ogni cosa, come racconta il Vangelo di Giuda: โ€œ[โ€ฆ] lร  esiste un Regno grande e illimitato, la cui estensione nessuna generazione di angeli ha visto, nel quale cโ€™รจ un grande spirito invisibile, che nessun occhio di angelo ha mai visto, nessun pensiero del cuore ha mai compreso, e non รจ mai stato chiamato con alcun nome. […] E lร  apparve una nube luminosa. Un grande angelo, Il divino illuminato Auto-Generato emerse dalla nube. A causa sua, altri quattro angeli si manifestarono da unโ€™altra nube, e diventarono i compagni per lโ€™angelico Auto-Generatoโ€.

Ecco dunque che, emanato dalle potenze angeliche, il tetramorfo ebraico del Vecchio Testamento, prende la forma del Pantocratore nella mandorla, con gli animali mitici simboleggianti gli evangelisti ad affiancarlo.

Come disse l’Imperatore Giallo: โ€œil moto del sole illumina il cieloโ€. Gesรน benedicente รจ quel sole, il โ€œSole di Giustiziaโ€. Lo avvolge la โ€œmandorlaโ€ o โ€œvesica piscisโ€, che compare per la prima volta intorno al 422-432 d.C (pannello ligneo del portone di Santa Sabina) ed รจ come uno squarcio che si apre fra le nubi per illuminare il creato.

MandorlaMyst

I quattro โ€œanimali totemiciโ€ sono allegorie delle quattro costellazioni che dominano il cielo nei momenti di massimo, di minimo e di transizione -solstizi ed equinozi- dell’astro solare, i quattro punti all’interno dei quali il sole fa il suo percorso annuale nel cielo.

La costellazione del Toro (Luca) fa da sfondo all’Equinozio di primavera, quella del Leone (Marco) al Solstizio Estivo, Aquila/Scorpione all’Equinozio autunnale (Giovanni), Acquario/Piscis Austrinum (Matteo) al Solstizio invernale.

Cosรฌ disposte esse definiscono quattro spazi intorno al Cristo che corrispondono alle stagioni. E poichรฉ le chiese venivano generalmente orientate con l’abside ad est, la suddivisione ideale del Tetramorfo รจ tale per cui lo spicchio corrispondente alla primavera, la ri-nascita della natura รจ presso il capo del Cristo, mentre l’autunno รจ ai suoi piedi.

In casi rari e particolari, come a San Leonardo di Borgomanero (NO), รจ raffigurato il disco solare in due punti ben precisi, che indicano e delimitano il momento di massima importanza per il luogo, tra โ€œGiudaโ€ e โ€œLeonardoโ€, fine di ottobre e primi giorni di novembre, la festivitร  celtica di Samhain.

SanLeo2Soli

Accanto alla tradizione delle costellazioni, alcune culture tramandano quella delle quattro stelle fisse. Ne parla il Bundahish, il racconto della creazione mazdeista, secondo il quale ai quattro punti del moto solare corrisponderebbero le โ€œstelle fisseโ€ o โ€œstelle regaliโ€ Aldebaran, Regulo, Antares e Fomalhaut.

Il ciclo inferiore รจ una emanazione di quello superiore. I quattro cardini celesti diventano dodici specificazioni raggruppate per tre. Come ogni stagione รจ formata da tre mesi, cosรฌ era per le tribรน di Israele, unite a gruppi di tre sotto uno stesso simbolo.

La corrispondenza tra il cielo, i mesi e le mansioni fu all’origine di un filone letterario specifico giร  in epoca romana, inaugurato dai Fasti di Ovidio e dalle Georgiche di Virgilio. Ma l’idea appartiene anche alla genesi biblica (1, 14-15): โ€œPoi DIO disse: Vi siano dei luminari nel firmamento dei cieli per separare il giorno dalla notte; e siano per segni e per stagioni e per giorni e per anniโ€.

รˆ passata intatta alle culture successive. Ancora nel Medioevo le figurazioni associate a ciascun mese erano per lo piรน le antiche immagini latine, con aggiustamenti e modifiche dovute soprattutto a peculiaritร  locali. Un animale autoctono poteva essere utilizzato invece di un altro, una mansione sostituire quella tipica, la semina, in Francia, veniva abitualmente sostituita dalla conduzione degli animali alle stalle e cosรฌ via.

CicloMesi

Nella sua semplicitร , tali immagini absidali esprimevano, in tutta la sua potenza, una sola, grande veritร : dal modo in cui agiscono le forze che governano il cielo, di cui il sole รจ principe, dipende anche ogni cosa sulla terra. Tutto รจ emanazione dello stesso uno.

Ne fecero sicuramente tesoro pure i Templari all’epoca delle crociate. Innumerevoli sono gli indizi della loro conoscenza dei cicli cosmici e dell’importanza che attribuivano al loro utilizzo: Montsaunรฉs in Francia e Staffarda in Italia sono solo due tra i tanti esempi di magioni dei โ€œPauperes Commilitonesโ€ le cui chiese erano affrescate con motivi chiaramente riconducibili all’astronomia e all’astrologia. โ€œ12 templari custodiscono il Graalโ€, avrebbe molto piรน tardi sostenuto il misterioso Fulcanelli.

StaffardaSoff2

Un terzo livello, intermedio, si impose nei secoli, quello dei 12 apostoli, secondo i loro dies natalis, il loro giorno di nascita, a volte noto (La Depositio Martyrum riporta quella di Pietro e Paolo) e altre volte stabilito simbolicamente, cui si fecero corrispondere i mesi: Pietro con gennaio, Paolo con febbraio, Mattia (sostituto di Giuda) con marzo, Filippo con aprile, Giacomo Minore con maggio, Giovanni con giugno, Giacomo Maggiore con luglio, Bartolomeo con agosto, Matteo con settembre, Simone e Giuda Taddeo con ottobre, Andrea con novembre e Tommaso con dicembre. In veritร  le prime associazioni tra apostoli e mesi risalgono al III secolo. In tal modo gli apostoli vennero progressivamente inseriti nella โ€œcosmogoniaโ€ cristiana quali intermediari diretti tra il cielo e la terra e resi enti necessari all’ordine del mondo.

apostoliSmarc

Nel XVII secolo ci fu un tentativo di sostituirli definitivamente ai mesi e alle costellazioni, con la pubblicazione di alcuni lavori da parte degli eruditi del tempo (Coelum Stellatum Christianum del gesuita Julius Schiller, Epitome Cosmografica di Vincenzo Maria Coronelli, Planispherium Stellatum di Bartsch e Harmonia Macrocosmica di Andreas Cellarius).

I dodici vennero accoppiati non solo con lo zodiaco ma anche con i simboli planetari e questi con i corrispondenti segni cristiani della chiave, della croce di S. Andrea, del calice, dell’asta, del bastone, della croce, del coltello, dell’ascia bipenne, della sega, della mazza e della scure.

Cosรฌ, ad esempio, nelle figurazioni di S. Bartolomeo, la pelle scorticata che porta al braccio e il pugnale, oltre ad essere interpretabili in chiave guerresca come โ€œvender cara la pelleโ€, contengono anche il riferimento alla costellazione dello Scorpione e al mese di Novembre, periodo in cui bisogna purificarsi, โ€œcambiare pelleโ€ levando di dosso quella vecchia, in preparazione al mese di Dicembre e al solstizio invernale, la definitiva โ€œmorteโ€ ad ogni cosa, preludio della futura rinascita.

SanBartolomeoDuomoMil

 

Fu anche proposto un corrispondente โ€œevangelicoโ€, un personaggio del Nuovo o Antico Testamento, per ognuna delle costellazioni astronomiche rimanenti. Ma l’idea non ebbe grande seguito e rimase piuttosto un dotto esperimento letterario.

L’abside era -e rimase a lungo- una complessa e perfetta figurazione delle sfere celesti, dei loro rapporti e del loro movimento. L’uomo si trova nel primo terzo inferiore dell’abside, gli apostoli quali portatori della โ€œragioneโ€ in quello intermedio, gli esseri divini nel terzo superiore. Il Pantocrator, manifestandosi attraverso uno โ€œsquarcio nel cieloโ€ appartiene ad un ulteriore livello invisibile, al di sopra di esso. Ognuno dei tre terzi visibili รจ poi a sua volta simbolicamente composto di almeno due parti, di tanto in tanto contrassegnate da elementi specifici. I quattro simboli astro-evangelici del tetramorfo, ad esempio, in certe circostanze sono dipinti con una linea di separazione in due gruppi.

TetramorfoCostellazioni

Infine, le finestrelle (due, tre, quattro) ricavate nell’abside uniscono tutta la cosmogonia al luogo stesso. Sono ricavate in corrispondenza del punto in cui il sole sorge all’alba di certi precisi giorni: solstizi ed equinozi cosรฌ come sono visibili dal luogo, oppure l’equinozio e la data di fondazione della chiesa. Sono la chiara indicazione di come e quando le forze del cielo e della terra agiscono armonicamente in quel particolare punto della terra che, rispondendo a tali potenze, รจ veramente sacro.


BIBLIOGRAFIA:

Matilde Battistini, Simboli e Allegorie, Milano, Electa, 2002

Adrian Snodgrass, Architettura, Tempo, Eternitร , Milano 2008

Massimo Citro, Gli Dei e i giorni โ€“ Viaggio attraverso i simboli del tempo, Ecig, 2003

Adriano Gaspani, Astronomia e geometria nelle antiche chiese alpine, Priuli & Verruca, 2000

Huang Ti, Nei Ching Su Wen, 2697 a.C.

Giorgio de Santillana e Hertha von Dechend, Il mulino di Amleto – Saggio sul mito e sulla struttura del tempo, Adelphi 1983


]]>


Condividi


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarร  pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *