Chi รจ il re dei draghi, l’origine di tutti i serpenti? Qual’รฉ il โprincipioโ che li rende ciรฒ che sono? Non รจ forse il fuoco che cova nel loro ventre ed erompe come fiato ardente dalle loro bocche? Non รจ forse la fiamma che arde nelle loro pupille e si sprigiona come saetta dai loro occhi?
Il fuoco, che distrugge e distruggendo purifica, nasce dalle profonditร della terra per salire come fiamma fino al cielo. Era il fuoco puro che, se non controllato, strisciava fra le messi nei periodi di canicola, provocandone una crescita troppo veloce e il formarsi della โruggine del granoโ che guastava i raccolti.
Giร i Romani e altri popoli prima di loro per scongiurarne la devastazione, usavano praticare i riti detti โambarvaliaโ (โandare in giro per i campiโ), il piรน importante dei quali era recarsi in processione al sorgere della โstella del caneโ (25 aprile) chiedendo (โrogandoโ) al dio Robigus di โammansire la bestiaโ. Da tale usanza detta โrobigaliaโ, sarebbero derivate le โrogazioniโ cristiane durante le quali veniva portato per i campi il fantoccio di un โdragoโ.

Non si faccia confusione perรฒ. Il โdragoโ era certo l’immagine di tutti i malanni, di tutti i pericoli che si nascondono nelle profonditร della terra. Eppure non era ancora, nell’antichitร , la bestia demoniaca in cui l’avrebbero trasformato nel medioevo, anzi, come ogni cosa nel creato, era parte dell’esistenza. Tant’รจ che non lo si uccideva ma si provvedeva per lo piรน ad ammansirlo, convincendolo a โspostarsiโ, ad occupare un luogo a lui piรน consono e non dannoso.

Di santi โsauroctoniโ, domatori di draghi e di serpenti d’ogni foggia e dimensione, acquatici e terricoli, รจ pieno il martirologio romano, dall’Arcangelo con la spada al suo emulo San Giorgio, a San Silvestro, San Teodoro, San Rufilo, San Mercuriale, Santa Margherita di Antiochia, San Bernardo di Mentone, San Marone, San Pellegrino, Santa Marta, a San Demetrio a San Giulio d’Orta e molti altri.
Come il drago era la sintesi di tutti i pericoli causati da una qualunque forma di โsquilibrioโ della terra, la tradizione sfornรฒ nei secoli molteplici altre forme per esprimere ogni singola โminacciaโ. Di tutti uno era il re. Era il fuoco stesso, nato da un uovo sferico partorito da un โgalloโ, dal sole stesso. Veniva dalle profonditร della terra, dal pozzo in cui lo trovรฒ il santo vescovo Siro a Genova. Proprio dove la narrazione di Jacopo da Varagine colloca l’episodio, ancora oggi (tra le attuali via Fossatello e via S. Siro) c’รฉ ancora una lapide a ricordare dove si trovava il pozzo.
Tale fuoco era nocivo alla terra indifesa e la irretiva con i suoi occhi di fuoco e cosรฌ infatti apparve all’imperatore la cui figlia ne era ottenebrata, dopo che il santo martire frigio Trifone, ancora giovane, l’aveva fatto fuggire.

ร dunque il fuoco che brucia silenziosamente nelle profonditร della terra, il magma che erompe dai vulcani, lo stesso fuoco di cui รจ fatto il sole. ร la fiamma che purifica e monda, l’ardore nel petto del cavaliere d’amore cortese, la brace che arde nell’intelletto dei sapienti. Ma รจ anche il distruttore che puรฒ prendere il sopravvento e incenerire ogni speranza, ogni slancio amoroso, ogni desiderio di conoscenza.
Tanto nelle processioni rogatorie, quanto nei racconti popolari, sopravvive cosรฌ mirabilmente, in termini simbolici, il principio sapienziale del โtroppo caloreโ che distrugge e che รจ tale, con modi propri, per il cosmo, per la terra e per l’uomo.

Non si tratta di una sapienza solo โfilosoficaโ o mistica ma anche di conoscenze pratiche che, in questo modo si sono efficacemente tramandate. Nelle tradizioni alpine il โpiccolo reโ o โre di bissโ, re dei serpenti, meglio noto come โbasiliscoโ รจ una delle creature fantastiche e pericolose nelle quali ci si puรฒ imbattere, se si รจ incauti, andando per pascoli, prati e alpeggi. Nelle sue fattezze si nasconde non una mera fiabetta per bambini, ma un piccolo gioiello di sapienza contadina che รจ potuta giungere fino a noi, mantenendo intatto il suo insegnamento, proprio grazie a questa sua forma.

Il basilisco รจ, in veritร , il โgran nemicoโ, il principale avversario di ogni alpigiano. In una parola รจ il โcolpo di caloreโ, frequente soprattutto per chi lavora all’aperto. Nell’ambiente che si racconta il rettile prediliga, si riconosce chiaramente un’indicazione delle condizioni in cui l’insolazione puรฒ verificarsi piรน facilmente: il basilisco si incontra nell’erba alta, secca e ingiallita, tipica delle situazioni di siccitร e di eccessivo caldo.
L’aria calda e irrespirabile che si alza dal terreno in quelle condizioni viene efficacemente resa con il โfiatoโ infernale della bestia. ร quella stessa aria calda e satura, se si manifesta prima del mese di maggio, provocherร una crescita eccessiva delle messi, compromettendo i raccolti. Ed รจ anche quello stesso afrore che minaccia di morte i minatori e chi si avventura nelle grotte, annidandosi nei pozzi come nell’antica Genova del vescovo Siro e nel buio piรน profondo.
Il colpo di calore, allora, ormai inevitabile, viene strisciando, in silenzio e colpisce all’improvviso. A quel punto si crolla a terra febbricitanti a faccia in su, cercando di respirare. Il disco solare con i suoi raggi, visto attraverso le palpebre arrossate, non puรฒ che somigliare agli occhi di brace del rettile.

Presto cominciano i vaneggiamenti e le allucinazioni unite al tremore spasmodico del corpo, che non riesce piรน a espellere il calore in eccesso. Infine, mentre si sbatte e si vaneggia a tal guisa da sembrare indemoniati (come la figlia dell’imperatore frigio!), giunge inesorabile, nella solitudine delle valli e dei prati, la morte.
In questa mirabile descrizione delle cause e dei sintomi, pii uomini del passato non hanno perรฒ mai dimenticato di elencare anche i rimedi, avvertendo, prima di tutto, che il basilisco non va โuccisoโ. Pezze imbevute di acqua poste sulla pelle soffocano il basilisco e uccidono chi si รจ preso un colpo di sole, altrettanto il ghiaccio che puรฒ provocare uno shock termico.
Il rettile invece, va โammansitoโ, va invitato ad andarsene in modo fermo, ma con dolcezza. Siro, l’aveva convinto a entrare nel secchio calato nel pozzo e il basilisco, quando ne era stato tirato fuori, era fuggito gettandosi in mare. Altrettanto, bere per favorire la sudorazione e immergere il corpo in acqua fresca (non gelida!) sono e sono sempre stati i piccoli rimedi per combattere l’insolazione.

Se scorressimo con attenzione i vecchi racconti di chi scampรฒ al basilisco, poi, troveremmo sicuramente, nascosti nelle fortunose e inverosimili soluzioni escogitate dai superstiti, mille altri rimedi, ricordi di una sana conoscenza della natura che da tempo abbiamo tradito.
La natura continua a gridare, inascoltata, che nella malattia c’รฉ giร anche la cura. ร cosรฌ infatti che il rettile, per principio omeopatico, diventรฒ medicina di sรฉ stesso, trasformato nel Santo Basilisco dei cristiani, provvidenzialmente martirizzato e sepolto a Comana sotto Diocleziano.
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