Pochi sanno -quasi nessuno per la veritร - che un piccolo gioiello, si nasconde nel bel mezzo di Villadossola, in bella vista dove tutti passano e pochi vedono. La storia sembra la solita: un โloco amenoโ vicino a un fiume, un sasso o una sorgente; una prima cappella talmente antica che non ci si ricorda quando fu costruita; il suo ampliamento per farla diventare una chiesa piรน grande realizzato qualche secolo dopo. Infine, la costruzione iniziale convertita in cripta e sopra di essa l’edificazione di un’ulteriore chiesa, con tutte le successive modifiche del caso.
Ma non esistono due chiese, due moschee o due sinagoghe uguali. Ognuna ha una storia tutta sua che vale la pena raccontare. La storia dell’Assunta del Piaggio comincia cosรฌ…

Esternamente solo le due doppie absidi coronate di archetti, sovrapposte e per metร sotto il livello stradale, attirano l’attenzione. Si scende nell’attuale cripta attraverso il passaggio recente ricavato sotto la sacrestia, un po’ corridoio e un po’ cantina. La cripta ha due absidi puntate ad Est. Una รจ piรน piccola, tozza e larga, l’altra รจ piรน stretta e pronunciata.
Entrambe dovevano essere dotate di altari importanti, come specificano gli Atti di Visita del 1596:โEst locus subterraneus sub parte ecclesia concameratus in quo sunt altaria duo parva nuda tollenda [โฆ] Essent demolienda dicta altaria aliqua cautione adhibita cum in eis essent aliquae reliquiaeโ.
In tutte e due si aprono due piccole finestrelle a feritoia che, probabilmente, puntano alle albe dei due solstizi. Cosรฌ tutte le โposizioniโ solari sono rappresentate. Entrambe le absidi si innestano su piccole navate ad esse in qualche modo proporzionate.
L’abside piรน antica, il primo luogo di culto, รจ la prima che si incontra. Toponomastica e geografia sembrano indicare che fosse una โcapella ad Castrumโ, luogo di culto di un castello o di una fortificazione lambita dal torrente Ovesca. โSe scavassimo qui intorno, troveremmo i resti delle mura del castrum e chissร cos’altro…โ. La seconda abside e la seconda navata, aggiunte piรน tardi, sono piรน facilmente databili. Nonostante gli elementi aggiunti in epoche diverse, i costoloni romanici e la colonna centrale impostata quando fu eretta la chiesa superiore, certi piccoli dettagli e soprattutto la presenza all’esterno, proprio sulla specchiatura tra le due feritoie, di una croce rilevata in pietra che poggia su una V rovesciata, riportano all’epoca carolingia, tra il VIII e il IX secolo.

La cappella iniziale รจ dunque piรน antica, molto piรน antica e risale almeno al periodo in cui furono scritte le prime vite dei santi Giulio e Giuliano, secoli dopo la loro morte. Ai due fratelli si ascrive di solito la prima cristianizzazione del Novarese e dell’Ossola, ma alcune scoperte archeologiche e documentarie, non ultima la villa romana rinvenuta a Sizzano, cui nel V secolo era giร annessa una piccola chiesa, sembrano piuttosto ascrivere la diffusione del cristianesimo all’iniziativa della nobiltร locale spinta da motivi non propriamente spirituali.
Non รจ escluso che a tale fenomeno possa ascriversi anche la chiesa primitiva del Piaggio. I saggi di scavo hanno infatti messo in evidenza che agli edifici primitivi era annesso un battistero, la cui posizione, attualmente corrisponderebbe a quella dello scalone di ingresso della chiesa โaltaโ e di cui in parte riprodurrebbe il perimetro. Tanto tempo fa, solo le chiese principali, quelle โpievaneโ disponevano di un battistero.
Esplorando e fotografando la cripta intanto, il โsapere cellulareโ assimila e valuta, aggiungendo tessere al mosaico. Sarebbe troppo facile limitarsi alle variazioni indotte dalle acque sotterranee o al magnetismo terrestre. Ben piรน interessanti sono i cambiamenti indotti dalle forme, dai resti degli affreschi, dalla terra sottostante, nonostante l’aria โintorbiditaโ dal varco di accesso del corridoio.

In apparenza le due absidi sono โgemelleโ ed entrambe interamente occupate da presenze maschili. In una campeggia il Pantocrator trecentesco nella mandorla mistica, nell’altra il Crocifisso, dello stesso periodo in corrispondenza della croce esterna e figure di vescovi guantati. Eppure le cellule non mentono. Il โcatinoโ piรน antico, infatti, a dispetto del Cristo che lo domina, conserva intatta nella sua struttura formale la caratteristica nativa, di natura femminile, che gli appartiene. L’altro invece, sรฌ, รจ un crogiolo di frequenze di tipo โmaschileโ.

Madre era la chiesa iniziale. Non fu mutata in una madre โpiรน grandeโ, fu invece affiancata dal suo complementare, come se ci fosse stato un cambiamento di pensiero, come se si fosse deciso che il maschio dovesse prevalere sulla femmina. Ma l’uno non poteva fare a meno dell’altra, poichรฉ l’uomo non รจ uomo senza la sua sposa e la donna altrettanto senza il suo sposo, perciรฒ entrambi i caratteri furono lasciati. Con due absidi dunque fu rappresentato l’Universo intero.

Per fortuna e per sapienza, quando nel XI secolo, si procedette a costruire la nuova chiesa sopra quella esistente, non solo il santuario antico fu preservato mutandolo in cripta, ma il nuovo edificio fu altrettanto dotato di due absidi che riproponevano esattamente la stessa natura universale. I due antichi catini furono allora affrescati con il Crocifisso, i vescovi dai guanti candidi e il Pantocrator, di cui rimangono pochi resti. I nuovi invece furono abbelliti in accordo alle loro nature.

La Madre, dipinta โ forse โ dalla stessa mano che dipinse la Madonna di Re, sta distesa sulla faccia visibile dell’altare cubico, nell’abside che le compete. L’affresco sul fondo รจ nascosto da spessi strati di intonaco, ma c’รฉ da scommettere che al centro ci fosse una Madonna. Ad essa si riferisce appunto il De Maurizi in una nota del 1929. Qualche traccia – scene โbucolicheโ – รจ visibile dietro l’altare che regge la statua lignea ottocentesca dell’Assunta.

L’abside settentrionale superiore, in cui compaiono solo figure maschili, รจ di nuovo una scoperta. Le le cellule non mentono e dietro le emozioni subito riconoscono conoscenze perfette. Qui, il funzionamento di tutto ciรฒ che esiste รจ visibile e rappresentato. Le tre figure trinitarie sono identiche, le somiglianze tra le coppie di โapostoliโ non casuali. Perfino nelle coppe posate davanti alla trinitร richiamano la veritร energetica del cosmo. Il sinistro รจ decorato con linee serpentiformi verticali, il desto presenta solo linee orizzontali. Il mediano รจ un miscuglio degli altri due e insieme รจ qualcosa di molto diverso.

Le coppie sottostanti, cosรฌ simili alle personificazioni trinitarie, sono ritratte in rapporti di amichevole scambio tra loro e adombrano il dipanarsi delle leggi universali che dalla trinitร discendono.

Una diversa trinitร , pare fosse stata dipinta inizialmente lรฌ sotto: Cristo in croce, il Padre circondato dagli angeli alla sua destra, la Vergine alla sua sinistra. Il messaggio non รจ stato dunque mutato, solo ricomposto per adattarsi ai tempi nuovi.
Neppure la dedicazione รจ mutata. Giร la chiesa primordiale era edificata โad Saxum Sancte Marieโ, contro quel sasso detto di Santa Maria, cui la cappella primitiva รจ ancora addossata da sempre, cosรฌ che essi sono in perpetuo una cosa unica.

Grazie a Giulia Brizzi, Barbara Piana, Chiara Lagostina, Fabio Casalini, Alberto De Giuli e il parroco di Villadossola don Massimo Bottarel, senza i quali la visita non sarebbe stata possibile
BIBLIOGRAFIA
G. De Maurizi, L’Ossola e le sue valli, 1954
Tullio Bertamini, Fondazione delle parrocchie della valle Antrona, Novarien 1, 1967
Aa. Vv., Novara e la sua terra nei secoli XI e XII, 1980
Aa. vv., Chiesa di Santa Maria Assunta, Villarte, 2014
]]>








