Lo condannarono con l’accusa di โluteranesimoโ non perchรฉ fosse seguace dell’ostinato riformista teutonico, ma poichรฉ non sapevano cosa imputargli. C’era qualcosa nelle sue opere, nella sua pittura, che inquietava i benpensanti e โpuzzava di zolfoโ. Era di certo โnon-cristianoโ, su questo non c’erano dubbi. Cosรฌ gli inquisitori di Milano lo raggiunsero nel 1561, lo indussero a confessare, lo processarono e gli inflissero adeguata punizione.

Non fu messo al rogo, Giacomo da Cardone di Montecrestese, abile pittore. Aveva fatto ammenda. Non era una strega nรฉ un predicatore eretico, era soltanto non-cristiano, ammorbato dal seme peccaminoso del dubbio. Ah, quale terribile e demoniaca infermitร ! Lo giudicarono malato di peste nell’anima, con il cuore rosicchiato dai topi, servitori del diavolo e portatori del bubbone. Solo San Rocco avrebbe potuto salvarlo da quella pestilenza spirituale. Gli ordinarono di dipingerlo affinchรฉ fosse salvo e gli cucirono addosso una croce per esorcismo perpetuo.

Infine lo rimandarono a casa, nella piccola frazione sopra Roldo. Riabbracciata la moglie e i figli, scampato a pericoli peggiori, ma con il marchio dell’infamia addosso, Giacomo si fece costruire una nuova casa, piรน confortevole e vi si nascose. Temeva la riprovazione dei concittadini e gli attacchi dei suoi detrattori ed avversari. Ma l’ingiustizia proprio non gli andava giรน. Cosรฌ, tra le mura domestiche, si lasciรฒ andare al piรน libero sfogo, affrescando i muri interni con ciรฒ che, con forza ancor maggiore, serbava nel cuore.

Le โgrottescheโ che corrono lungo i muri della casa di Giacomo di Cardone, popolate di teste urlanti, serpi, figure dionisiache e vegetali sinuosi come serpi, sono il sipario, l’apparenza che cattura l’occhio e distoglie l’attenzione. Nulla invece direbbe il dipinto che domina tutto, la โPredicazione di San Giovanniโ il cui unico elemento insolito, di โdisturboโ, รจ proprio il Battista, ritratto di fronte mentre guarda, muto e scoraggiato, appeso al bastone, l’osservatore, sperando che si accorga che nulla รจ ciรฒ che sembra.

Ad una prima occhiata, ciรฒ che si vede รจ la chiara denuncia del pittore che si immedesima nel santo โdecapitatoโ. Alla sua destra, dietro di lui, quelli che dovrebbero ascoltarlo invece gli parlano alle spalle, condannandolo… come le parole del Battista giunte alle orecchie di Salomรฉ avevano causato la sua decapitazione, cosรฌ i โsussurriโ, le โvociโ, i โpettegolezziโ sul conto di Giacomo all’Inquisizione, gli avevano โtagliato la testaโ, l’avevano privato del suo โpensieroโ.

Ma, un giorno, giustizia sarebbe stata fatta sul suo conto. Nel dipinto il Gesรน in lontananza, venuto quale โsole di giustiziaโ dopo Giovanni, รจ il riscatto sperato alle spalle (dopo la morte) del Battista-di Cardone. Il paesaggio in cui la scena si svolge, del resto, non รจ affatto il deserto giudaico, bensรฌ i dintorni di Montecrestese e precisamente le balze immediatamente a sud della casa del pittore, nella frazione omonima.

Certo, era un vezzo di molti pittori quello di inserire episodi biblici ed evangelici nei paesaggi del loro tempo ma, in questo caso, cosรฌ reale, pare proprio che l’intenzione del pittore fosse quella di accentuare e sottolineare il suo identificarsi con il โbattezzatoreโ.

Non รจ, non puรฒ esserlo, casuale neppure la collocazione dei personaggi nell’ambientazione. Le ombre corte raccontano che รจ una giornata di sole, verso l’ora di mezzogiorno, l’ora del โsol invictusโ che si eleva al di sopra di tutto. Trovato il sud, si trova il nord, l’est, l’ovest. Gesรน โprovieneโ da Nord est, Giovanni si trova a sud est. Sono le posizioni in cui sorge il sole ai solstizi. Eresia! Paganesimo! Non รจ forse l’Est, l’Equinozio, o a volte il Nord, l’unica direzione astronomica ammessa dalla cristianitร ?
Giacomo dipinse i โdue leoniโ alchemici, le due โporteโ, quella โdegli uominiโ e quella โdegli deiโ, il ritmo di distruzione-creazione nascosto nel โsolve-et-coagulaโ. Sono qui invertiti, ma non senza ragione. Gesรน, solstizio invernale, โprovieneโ da nord-est, dal solstizio estivo, poichรฉ รจ Giovanni a โilluminareโ il suo futuro cammino. E viceversa.

Forse, nel frequentare Milano e i grandi pittori dell’epoca, di Cardone aveva cominciato a intuire una veritร nuova, la stessa che nascose in ogni opera di casa sua. C’รฉ un โgraffitoโ su legno, non lontano dalla โPredicazioneโ, in cui riprodusse una favola antica, di Esopo e poi di Fedro: โIl lupo e l’Aironeโ.
ยซUn lupo aveva ingoiato un osso e andava attorno per trovare qualcuno che lo liberasse. Sโimbattรฉ in un airone, e lo pregรฒ di estrargli lโosso dietro compenso. Quello cacciรฒ la testa nella gola del lupo, tirรฒ fuori lโosso e poi reclamรฒ lโonorario pattuito. Ma il lupo gli disse: “Caro mio, non sei contento dโaver tirato fuori intera la testa dalla bocca del lupo? E osi ancora chiedere un compenso?”. La favola mostra che il piรน gran compenso che si possa ottenere dai servizi resi a un malvagio รจ quello di non essere ricambiato con un soprusoยป (Esopo, CCXXIV; Fedro, I, 8).
ร di nuovo un’accusa: lui che si era prestato a decorare chiese e cappelle cristiane, tra le fauci dei โcristianiโ quasi ci aveva lasciato la testa…
Ma l’airone, a ben guardarlo, non รจ un airone! Il collo รจ sinuoso come quello di un cigno, la testa pare quella di una cicogna, solo il corpo รจ simile a un airone. ร una chimera… una fenice, simbolo dell’astro solare. Il lupo, altrettanto, cavalcatura delle streghe e degli stregoni in volo verso il sabba, il lupo che ulula alla luna, รจ un animale delle tenebre. Giacomo ha forse rappresentato il sole mentre viene โingoiatoโ dalle tenebre, il sole alchemico che muore e si rigenera?
Di nuovo l’ambientazione, che pur si richiama alle campagne di Montecrestese, nasconde una โrispostaโ. Non ha nulla a che vedere con la favola rappresentata nรฉ con altre simili. Ma รจ il luogo perfetto di un certo mito greco, la storia di Leda, sedotta da Zeus trasformatosi in cigno. Cosรฌ la immortalavano all’epoca. Leonardo ne aveva da poco fatto un meraviglioso dipinto, andato perso ma di cui si conservano copie e interpretazioni. La somiglianza strutturale tra i due paesaggi forse รจ piรน che una semplice suggestione.

Leda partorรฌ due uova… come la fenice che rinasce uovo dalle sue stesse ceneri. L’esoterismo islamico la chiama โkibrit ahmarโ, โzolfo rossoโ. La sua esistenza รจ leggendaria. Pare si trovi vicino all’Ovest, in prossimitร del mare. Essenza rara, simboleggia l’uomo che โnon ha pariโ.
Tale รจ l’uomo che primeggia in sapienza. Ma se la sua sapienza รจ ammorbata dall’orgoglio e dall’egoismo, comincia a puzzare, come lo zolfo giallo che sale dalle profonditร infernali.
Nessuna altra sapienza poteva essere profumata per un inquisitore, se non quella di Santa Madre chiesa. Le altre non erano che โpuzzeโ diaboliche…
BIBLIOGRAFIA:
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