Ci sono simboli portentosi che passano con incredibile insistenza davanti ai nostri occhi, senza che ci accorgiamo di loro. Al piรน, magari, se ci solleticano, finiamo per liquidarli con poche spiegazioni. E perdiamo il senso di ciรฒ che cercano di esprimerci.
Siamo a Pasqua e puรฒ sembrare una domanda strana, ma… ce l’avete presente la tipica statuetta del pastore del Presepe, con una pecora sulle spalle, o magari una capra? Vi รจ mai venuto in mente di chiedervi perchรฉ un pastore dovrebbe presentarsi con un ovino gettato di traverso sulla schiena al cospetto del Bambinello? I pastori, secondo il Vangelo, non portavano doni, furono svegliati in piena notte e raggiunsero la grotta cosรฌ come erano. E allora?
Intanto sfatiamo il mito. Non รจ una rappresentazione cristiana. La figura enigmatica del pastore con l’animale a spalla esiste da molto prima. Fu solamente “assorbita” dalla nuova religione e conobbe eterna fortuna, dalle catacombe in poi. Ma, in veritร , รจ cosรฌ da sempre. In Grecia, ad esempio, se ne sono trovate raffigurazioni risalenti al V sec. a. C.

Attenzione… non parlo della generica “figura” del pastore, che innumerevoli volte compare nella Bibbia e in tutti i testi sacri d’Oriente e d’Occidente, bensรฌ di “quella” particolare ed unica figura, di cui invece nei testi non si trova facile traccia.
Forse l’immagine deriva dal mito ellenico degli Argonauti e in essa si puรฒ ravvisare Giasone che indossa il celeberrimo “vello d’oro”. Strano perรฒ: se fosse lui lโarchetipo originale, sulle spalle dovrebbe portarsi la pelle, non la pecora intera! E ancora, secondo il mito, doveva essere un animale maschio, mentre il pastore, il piรน delle volte porta un esemplare femmina a spalla, o forse un agnello, raramente il montone.

Ebbene, perchรฉ, non chiederne spiegazione alla religione che ha reso celebre questa iconografia? Proviamo a ragionare su un fatto curioso: per il Cristianesimo, la pecora sta al Natale, come lโAgnello sta alla Pasqua. In altre parole, la pecora adulta ha a che fare con la nascita, lโagnello (agnus dei) con la morte. Nessuna traccia invece del montone, del maschio di pecora, nelle vicende evangeliche che, perรฒ, appare di tanto in tanto nelle figurazioni protocristiane.
Chi ha potuto visitare la recente mostra โCostantino 313 d.C.โ a Milano, si รจ di certo imbattuto nelle splendide sculture del VI che ritraggono pastori con il โpesoโ di una pecora sulle spalle. Tutti guardano lontano, a volte addirittura in direzione opposta alla pecora. Ma tra tutte, cโรฉ anche la strana immagine, scolpita su un sarcofago, di un pastore che porta a spalla un montone e volge gli occhi verso lโanimale, cosรฌ come lโanimale lo fissa.

Ripensando al tema del โsacrificio degli animali cornutiโ e al maschio ovino quale emblema del rifiuto della necessaria immolazione, quale via unica per il progresso spirituale, il pastore e il montone di quella particolare immagine, paiono proprio riproporne il significato, potenziandolo. Lโatteggiamento con cui lโuomo si chiude in se stesso, anzichรฉ volgere lo sguardo allโesterno e verso lโalto, gli fa compiere lo stesso movimento delle corna dellโariete che si avvolgono su se stesse anzichรฉ levarsi al cielo, in un secco, quasi violento, rifiuto.
Se, dunque il fanciullo con il montone (maschio, dominante, ribelle) in spalla รจ lโindolente, colui che rifiuta di far fatica, di sacrificarsi, quello con la pecora (femmina, ricevente, materna, passiva) non puรฒ che essere colui che, invece, ha accettato di โportare il pesoโ.
La situazione intermedia potrebbe allora essere quella del โvello dโoroโ. Chi lo conquista, ha sacrificato il montone nonostante le sue reticenze, lo ha domato e dominato, lo ha svuotato di se stesso, della sua boria. Non ne rimane che la pelle, dorata, dello stesso colore della pietra filosofale, lโoro alchemico, il segno dellโinizio della nuova, luminosa via di trasformazione che ha intrapreso.
Il sacrificio estremo e perfetto, infine, รจ quello che riporta lโuomo alla sua purezza primitiva, allo stato di โagnelloโ, libero e purificato da ogni squilibrio, da ogni deviazione, da ogni distonia nel ritmo giusto e naturale della vita.

E il pastore? Cosa fa il pastore? Tiene insieme, compatto, il gregge. Presta attenzione che tutte le pecore rimangano sulla via, recupera quelle che si sono perse, si premura che ricevano nutrimento, le porta al sicuro nella stalla. Insomma, mantiene lโequilibrio compensando le โspinteโ, gli โistintiโ, e le deviazioni, interne ed esterne al gregge e ad ogni singola pecora.
Sarร un caso che Beethoven abbia dato il nome di โpastoraleโ, alla sua Sesta Sinfonia, sesta come la cabalistica sephirah Tiferet, lโequilibrio e sesta come il vortice (chakra), frontale dellโuomo, quello deputato al comando e che armonizza i due emisferi cerebrali, le emozioni e il pensiero, equilibrandoli?
Cโรจ un ma, un solo ma. Tanto la pecora che il montone, portati a spalla dal pastorello, sono certamente โpesiโ gravosi. E a rendere ancor piรน ostico il senso profondo di queste iconografie, ci si mettono pure i Padri della Chiesa e la liturgia cristiana, che definiscono il Buon Pastore un โpastore di animeโ. Le anime, sono dunque le pecore che vengono portate al pascolo.
Giร . E come mai questa raffigurazione che viene dal piรน lontano passato, ci mostra un uomo che si porta lโanima a spalla come un fagotto scomodo, pesante e โviventeโ, che va nutrito, tenuto nel gregge, tosato, ammansito nelle notti buie e messo al sicuro nella stalla?
Forse sarebbe meglio farsi unโaltra domanda: cosโรฉ davvero lโanima?
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