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Il “rito della piuma“, della “doppia morte” o piรน semplicemente “rรฉpit” รจ “una delle manifestazioni piรน durature, piรน profonde ed allo stesso tempo piรน segrete della religione popolare”. Purtroppo, perรฒ, pochi conoscono questo pezzetto di tradizione dell’Europa occidentale.

Ma andiamo con ordine. L’antefatto protocristiano, che avrebbe portato al fiorire della ritualitร  del rรฉpit, รจ l’annosa discussione teologica ed escatologica su cui dibatterono, senza sosta, i Dottori della Chiesa per secoli: la vera natura del peccato originale e il destino finale delle anime. Ciรฒ che destava i maggiori problemi era la sorte finale delle anime appartenute a chi, in punto di morte, pur essendo in grazia di Dio, non si trovava nello stato di purezza necessario ad ascendere in Paradiso. Tra queste la situazione piรน delicata era quella dei fanciulli nati-morti o deceduti prima di ricevere il Battesimo, incolpevoli eppure privi di quella condizione indispensabile per essere โ€œaccolti in cieloโ€.

Ex-voto per il rรฉpit avvenuto nel 1757 al Boden di Ornavasso (VB)

Giร  Pietro Crisologo, Santo e Dottore Della Chiesa, aveva proposto nel IV-V secolo l’idea di un luogo altro, che solo secoli piรน tardi sarebbe divenuto quel Purgatorio di cui Dante fu probabilmente il primo a dare un’immagine precisa nella Divina Commedia. Ma le numerose dispute sembrarono trovare una prima soluzione solo con Sant’Agostino, il quale, in risposta agli attacchi dei pelagiani, che sconfessavano l’esistenza della โ€œcolpa originariaโ€, giunse a formulare per la prima volta compiutamente quella che sarebbe diventata nota come โ€œteoria del Limboโ€ o del โ€œlimbus puerorumโ€, il limbo dei fanciulli. Ebbe un successo duraturo nei secoli, tuttavia era una condizione ยซsospesaยป, di privazione della visione di Dio pur senza i patimenti dell’Inferno, inaccettabile soprattutto in quelle epoche, segnate da un’elevatissima mortalitร  infantile.

Intanto, alle sventurate madri, disperate perchรฉ non potevano assicurare almeno l’eterna pace ai figli nati morti, non rimaneva che rivolgersi alle sfere celesti e soprattutto alla Vergine, la madre per eccellenza, affidando ad essa l’anima degli sfortunati pargoli. Accadeva allora, piuttosto raramente e in talune condizioni, che il corpicino riprendesse per pochi istanti vita, giusto il tempo necessario ad impartirgli l’agognato sacramento, prima che la morte giungesse di nuovo.

Lentamente questa semplice pratica spontanea finรฌ per trasformarsi in un vero e proprio rito.

Sant’Agostino ha consegnato alla memoria storica il primo caso, attribuito al protomartire Stefano, riportandolo in un sermone della maturitร . Piรน tardi, nel XIII secolo, Iacopo da Varagine nella “Legenda Aurea”, la sua opera omnia racconta di come San Gregorio Magno avrebbe operato una miracolosa resurrezione temporanea. Perfino Giovanna d’Arco, la pulzella d’Orleans, avrebbe partecipato al rito del rรฉpit a Lagny, diventandone per la tradizione addirittura l’artefice.

Pontoise

Rรฉpit di Pontoise dell’anno 1630
(raffigurazione in una vetrata della chiesa)

Ma come si svolgeva?

Veniva amministrato secondo regole precise e accompagnato da specifiche preghiere ed orazioni, alla presenza di โ€œosservatoriโ€, tra cui a volte dottori ed ostetriche, cui era affidato l’onere di verificare la comparsa dei segni. Le preghiere piรน consone a ridestare i fanciulli erano l’Ave Maria ed il Salve Regina, ma non mancano casi in cui il temporaneo ritorno in vita accadeva durante l’Elevazione.

Molti erano i segni che indicavano il momentaneo ritorno alla vita del bambino: โ€œarrossamentoโ€, ripresa di colore delle membra, del corpo intero o di parti di esso, quali il viso, le mani, le gambe; โ€œeffusioniโ€ di liquidi e di urina; sanguinamenti e sudorazione; aumento del calore del corpo e ripresa del battito cardiaco; contrazioni dei muscoli quali movimenti degli arti, della lingua o lo spalancare e roteare degli occhi. Il piรน commovente dei segni, perรฒ, era il breve, ultimo respiro che il piccolo cadavere avrebbe potuto produrre, cosรฌ flebile da essere sufficiente a malapena per far muovere una piuma, posta dagli astanti accanto alla bocca del piccino. Non appena i segni cominciavano a comparire con certezza il prete, oppure l’ostetrica se quest’ultimo non poteva essere presente, si affrettavano ad impartire il Battesimo. Solitamente lo formulavano โ€œsub condicioneโ€ in una particolare forma nota in Francia come โ€œondoiemรจntโ€ : โ€œSe sei vivo io ti battezzo in nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santoโ€.

Infine la madre, ottenuta la grazia poteva, con il cuore piรน leggero, far ritorno a casa e seppellire il piccino in terra consacrata. In rarissimi casi la resurrezione risultava addirittura definitiva, come sarebbe accaduto ad una bambina portata a Ligny-en-Barrois nel 1632 e di cui ancora si conserva l’ex voto che ella stessa offrรฌ nel 1647.

Non sempre perรฒ la resurrezione effimera si verificava e in tali casi coloro che, non avendo potuto ricevere il battesimo, non erano ammessi alla sepoltura in luogo sacro, venivano interrati presso i medesimi โ€œloca sanctaโ€ del rรจpit, sotto le grondaie e accanto ai muri delle chiese e delle cappelle. La pioggia, resa acqua lustrale dal contatto con il tetto, forse, riversandosi su di essiavrebbe potuto, in qualche modo, salvarne l’anima. Esempi italiani di questa usanza sono quello di B.V. Della Gelata a Soriso (NO) e soprattutto il santuario B.V. Delle Grondici a Panicale (PG).

Molti santuari giร  esistenti diventarono luoghi del rรจpit. Altri sorsero proprio dopo il verificarsi della resurrezione temporanea di un bambino nato morto. Uno dei piรน fecondi ed interessanti, in cui centinaia furono i casi documentati, si trova in Belgio, ad Avioth, Fu lungamente attivo dal 1625, data del primo prodigio, al 1786, quando il vescovo proibรฌ formalmente e definitivamente la pratica.

Le condanne formali non tardarono. Una delle prime รจ contenuta negli Statuti Sinodali di Langres (1479). Vescovi e Papi cercarono in ogni modo di proibire e di scardinare il rรฉpit, come dimostrano le frequenti disposizioni a riguardo contenute negli archivi parrocchiali di tutta l’area interessata dal fenomeno. Anche i teologi, da Lipsius a Guppenberg, cominciarono presto, dal XVII secolo, ad interessarsene, cosรฌ come medici e scienziati, fino al divieto definitivo promulgato da Benedetto XIV nel 1755.

Nonostante questo i fedeli e i parroci, incuranti delle severe ammonizioni e dei divieti, mantennero viva e diffusero la la pratica, che si trasformรฒ lentamente in vero rito,L’intercessione veniva presentata a volte a santi conosciuti, come il leggendario e forse immaginario โ€œSaint Transi ou Transirโ€, sull’altopiano di Ganagobie in alta Provenza o San Giuliano a Gozzano (NO), ma quasi sempre la figura preferita era quella della Vergine Maria, la Gran Madre di Dio.

Il numero di santuari e di immagini taumaturgiche in grado di operare il prodigio della resurrezione temporanea dei bimbi nati morti รจ stato quantificato in diverse centinaia di santuari solo in Francia e almeno una cinquantina in Italia, ma l’avversione della Chiesa per questa pratica spesso impedรฌ di conservarne memoria scritta. Di molti potrebbe essere andata perduta ogni traccia.


BIBLIOGRAFIA:

Jacques Gelis, Les enfants des limbes,, 2005

Jacques Gรฉlis, Lโ€™arbre et le fruit, La naissance dans lโ€™occident moderne, XVIรจ โ€“ XIXรจ siรจcle, 1984

Jean Luc Demandre, Les riches heures de Notre-Dame d’Avioth, 1989

Mario Sensi, Santuario della Madonna delle Grondici: da edicola campestre a santuario marianoAtti del convegno, Perugia 1998, pp. 149-269

Fiorella Mattioli Carcano e Valerio Cirio, Santa Maria della Gelata di Soriso nel contesto europeo dei santuari fonte di vita, 1993

Fiorella Mattioli Carcano, Santuari ร  Rรฉpit, Il rito del ritorno alla vita o doppia morte nei santuari alpini, 2009

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