Nelle leggende del Graal, tra le sue mille forme e apparenze, compare sempre quella del vaso, del contenitore, che raccoglie un qualche โciboโ o โnettareโ divino. A chiunque potrebbe palesarsi, ma solo pochi si rendono conto, in ritardo, come Perceval, di cosa sia.
Nonostante il successivo affacciarsi, nelle storie dei trovatori, della figura di Giuseppe d’Arimatea e di un altro calice, quello che avrebbe accolto il sangue del Cristo morente, esisteva da sempre un โvasoโ di cui forse il Graal era davvero rappresentazione. Ma chi mai avrebbe potuto accettarlo? Come poteva il ventre di una donna e ciรฒ che contiene essere la piรน ambita delle reliquie?

Nel 1994, nel dipartimento francese dell’Ardรจche, esplorazioni speleologiche hanno inaspettatamente riportato alla luce i piรน antichi dipinti in grotta dell’intero pianeta. Nei meandri della grotta Chauvet, uomini impavidi e ingegnosi, 32000 anni fa, dipinsero un intero mondo di visioni. Ne รจ rimasto stregato il celebre regista, produttore e attore Herzog che, nel 2010, ha ultimato un commovente documentario dell’intero sito, intitolato โLa grotta dei sogni dimenticatiโ.
I suoi 500 metri e piรน di estensione ospitano varie centinaia di pittogrammi. Ma รจ giรน, nel profondo della terra, nella โcameraโ piรน lontana dall’ingresso, che giace su uno sperone roccioso il piรน antico di tutti. E’ una โvenereโ, una dea madre, di cui sono ben intuibili le gambe e soprattutto l’attributo vulvare, la โportaโ del suo grembo, di cui l’intera Chauvet รจ una grandiosa rappresentazione.

Quella madre fu dipinta anche nelle alpi, nell’Ossola remota dei โLeponziโ, nella parete scoscesa di una balma naturale affacciata sulla valle. Anche qui, come a Chauvet, ancora esiste. Come nell’Ardรจche, dove fu trasformata nei suoi animali totemici (uno โstregoneโ o una divinitร con le corna e la testa e un felino aggiunti successivamente, circa 26-27000 anni fa) anche in valle Antigorio รจ stata rappresentata attraverso il suo equivalente animale, il cervo, dal cui naso la vita viene soffiata in questo mondo.

In entrambi i luoghi le โpreghiere sognantiโ raccontano la stessa storia, fatta di ritmi, di ascese e discese, di nascita e di morte, di trasformazione, delle forze universali che si avvicendano nella magnifica danza della Creazione. Qui la vita raggiungeva il mondo dalle profonditร siderali del cosmo, diventando materia, come suggeriscono le dee madri partorienti rinvenute a La Madeleine, ad Angles Sur l’Anglin e a Tursac accanto a entitร animalesche cornute. Forse qui venivano portate le donne affinchรฉ il parto si svolgesse nel migliore dei modi. Quale luogo รจ piรน adatto alla nascita, infatti, del ventre profondo di Madre Terra, genitrice dell’Universo intero?

Alla grande madre di ogni cosa si sono rivolti i culti di ogni epoca. Con mille nomi l’hanno chiamata, a volte dimenticandola, a volte ricordandosi nuovamente di lei, come la dea stessa racconta nelle Metamorfosi di Apuleio: โNel mondo io sono venerata ovunque sotto molteplici forme, con riti diversi, sotto differenti nomiโ. ร la Cibele dei Frigi, la Minerva degli Attici, la Venere cipriota, la Diana cretese, Ecate, Rammusia, Giunone, Proserpina.
Il suo nome piรน antico, perรฒ, รจ forse Isthar o Iside, quella di cui, nel tempio egizio di Sais era inciso sull’altare: โIo, Iside, sono tutto ciรฒ che รจ stato, che รจ e che sarร … Il frutto a cui ho dato nascita รจ il soleโ. Il trono รจ il suo emblema, il trono รจ il โsostegnoโ della vita.

Viene ricordata e venerata dalla notte dei tempi e fino a tutta l’antichitร . Poi, improvvisamente, qualcuno la solleva dal trono e spodestandola, la getta nell’oblio. All’incirca รจ un giorno di gennaio tra il 35 e il 39 d.C. Il cilicio Saulo, allievo del celebre filosofo gerosolimitano Gamaliele e feroce persecutore dei rivoltosi โcristianiโ, cade e rimane parzialmente cieco mentre si reca a Damasco per proseguire la sua opera inquisitoria.
Ecco. Il feroce oppositore originario di Tarso, nato all’ombra di Iside, assalito dalle visioni insieme ad Anania come i sacerdoti della dea nel tempio di Philae, ben presto si rivolta contro i suoi stessi dei, dalle fattezze di animali: โMentre si dichiaravano sapienti, sono diventati stolti e hanno cambiato la gloria dell’incorruttibile Dio con l’immagine e la figura dell’uomo corruttibile, di uccelli, di quadrupedi e di rettiliโ (Lettera ai Romani1).
Proclama invece il messaggio cristico come unica religione, inventando di fatto il Cristianesimo moderno. Ma non puรฒ sfuggire alle sue origini e non soddisfatto della guerra che sta portando alle โforzeโ e agli โentiโ di cui รจ โfiglioโ, si dichiara unico depositario della sapienza divina: โho imparato ad essere povero e ho imparato ad essere ricco; sono iniziato a tutto, in ogni maniera: alla sazietร e alla fame, all’abbondanza e all’indigenza. Tutto posso in colui che mi dร la forzaโ (Lettera ai Filippesi). L’onnipotenza di cui presto si fregia รจ senza dubbio quella che sta usurpando alla dea, alla Grande Regina Iside, chiamata appunto โMyrionimaโ proprio nella sua terra, la Cilicia in cui sorge Tarso.
Sfortunatamente per lui, continua ad ogni peregrinazione a dover fronteggiare la dea cosmocrate gnostica e i suoi sacerdoti, che addirittura gli si mostrerร come Artemide in Tessalonica. La dea, dunque, va definitivamente scalzata dal suo scranno. E ciรฒ si compirร con la lettera ai Colossesi in cui, definitivamente, il Salvatore cristiano ne prende il posto: โQui non c’รจ piรน Greco o Giudeo, circoncisione o incirconcisione, barbaro o Scita, schiavo o libero, ma Cristo รจ tutto in tuttiโ. Ci aveva giร provato tanto tempo prima il sovrano egizio Akhenaton, che aveva cercato di spazzare via tutti gli dei in favore di Aton, l’unico: โTu hai l’eternitร nelle membra, e tutte le creature vivono in te. […] Tu li fai crescere per tuo figlio, colui che uscรฌ dal tuo corpo…โ. Ma solo il suo โpronipoteโ cilicio riuscรฌ dove lui aveva fallito.

Sconfessata e privata della devozione, la dea, giace a lungo quale semplice figurazione della Sapienza divina solo per aver dato il natale a Gesรน. Della vera teotokos rimane solo qualche riflesso nell’iconografia bizantina della Vergine. La Sapienza viene fatta sedere โsopraโ il grembo della Madre, tolta a forza dal suo interno.
Mille anni la dea avrebbe atteso. Ci voleva una mente eccelsa ed illustre, quanto grettamente umana, perchรฉ di lei i popoli tornassero a parlare. Quando quel giorno del XII secolo alcune gocce del latte di sapienza stillarono dal suo seno direttamente nella bocca del monaco Bernardo, il tempo finalmente giunse. Egli ne divenne il nuovo alfiere. Come si era fregiato dei suoi attributi chi l’aveva sepolta, cosรฌ avrebbe fatto il prodigioso teologo grazie al quale sarebbe tornata al suo posto negli altari. Bernardo era l’unico che si era abbeverato direttamente alla sedes sapientiae e nessun altro, nessun Abelardo di questo mondo gli avrebbe potuto passare innanzi.

I nascenti Templari sarebbero serviti allo scopo e il presule lo dichiara apertamente nella sua piรน discussa opera, la Lode alla nuova milizia: โPer mezzo di questi [cavalieri] perfettamente si compie lโantica promessa: Io ti conferirรฒ una gloria che durerร nei secoli e la tua gioia sarร di generazione in generazioneโ. Lo scopo per cui l’ordine era stato fondato si sarebbe perso presto, fino a scomparire con il 1315 e la loro soppressione, ma altri ne avrebbero ampliato e proseguito l’opera.
Mentre i Cavalieri si diffondevano in tutto il vecchio mondo, i trovatori provenzali cominciarono a intessere le lodi alla Dea nella forma dell’amor cortese e nelle leggende del Graal. Certi re presero a farsi chiamare โtrovatori della regina celestialeโ, come i sovrani dell’antica Babilonia. Quel che non ci si ricordava veniva ripreso dai testi patristici del 6ยฐ-7ยฐ secolo (Liturgie basiliane, Gioie di Maria, Omelie della Vergine Maria di Germano di Costantinopoli, Lignum Crucis). Culti rinnovati si rivolsero alle oscure madri nere celate nelle cripte delle chiese. Riti perduti tenuti nascosti riemersero trasformati in usanze cristiane e alla paura del destino infausto che attendeva i bambini mort-nรฉ (morti-nati), i โmai natiโ, si sostituรฌ una nuova speranza nella madre dea, che concedeva loro una breve apparizione in questa vita affinchรฉ i loro corpicini potessero riposare in pace in terra consacrata.

La dea era tornata. Solo una cosa ancora mancava, una nuova effige della dea che riparasse al millenario affronto che le era stato inflitto dall’uomo. Sarebbe nata a metร del XIII secolo, dapprima in Portogallo e Spagna per poi diffondersi fino in Polonia e nelle terre germaniche. L’avrebbero sostituita alle altre al sommo degli altari. E i fedeli, avvicinandosi a questa nuova Madre assisa, come un grande trono su cui รจ seduto il โfrutto del suo senoโ, l’avrebbero vista aprirsi, spalancarsi come le porte della Gerusalemme celeste, per mostrare chiaramente la Sapienza di cui era il contenitore, il vaso.

Sarebbe durata poco. Giร il Concilio di Trento ne avrebbe decretato la quasi totale scomparsa, condannandone la maggior parte delle figurazioni. A quelle che rimanevano avrebbe pensato Benedetto XIV nel 1745. Diversi erano i temi rappresentati dentro a queste โvierges ouvrantesโ, vergini aprenti. Erano di legno, piรน raramente di avorio come il trono di Salomone ed erano costruite come scrigni,scatole, vasi, il cui coperchio si spalancava: alcune riproducevano scende tratte dalle Gioie della Madonna, altre episodi della Passione. Le piรน controverse e le ultime a resistere contenevano… la Trinitร , la stessa vergata nelle absidi e nelle volte delle chiese. Nel ventre scuro (chiuso) di queste madonne pesantemente vestite, albergavano i tre princรฌpi, i costituenti dell’Universo, la Vera Sapienza che nella Grande Dea Terra trova realizzazione! E non dovrebbe sorprendere che molte di loro fossero esteriormente Madonne Lattanti.
Se ne conoscono oggi una settantina, ma ad eccezione di una manciata che si sono salvate dall’oblio del tempo, le altre sono soltanto riproduzioni tarde. La piรน antica รจ quella di Boubon. Due di quelle autentiche si trovano in Italia. Una, risalente al XV secolo, รจ ancora esposta nel museo del Castello di Pozzolo-Formigaro (VC), l’altra รจ stata pochi anni fa riconosciuta nella Parrocchiale di Ayas ed รจ proprio quella presso la quale si svolgeva il controverso rito della piuma o rรฉpit.

Nell’intenzione di chi la dipinse, forse, anche la Madonna di Re (VB), se fosse stata una statua, sarebbe stata una โVierge ouvranteโ. Il cartiglio ai suoi piedi, riprendendo le parole dei Padri della Chiesa, dice chiaramente โI gremio matris sedes sapientia patrisโ… la sede della Sapienza del Padre รจ nel grembo della madre, proprio dentro… non sulle sue ginocchia…

Una manciata di chilometri piรน a sud ovest, in Valle Strona, a Luzzogno, nel 1547, qualche anno dopo il miracolo presso l’affresco di Re, il vescovo Bascapรฉ, in visita, ordina che l’antica madonna lattante sull’altare del piccolo santuario, venga privata del corpo โdeteriorato e malconcioโ. Perchรฉ la testa fu mantenuta mentre il corpo fu sostituito? Era forse il corpo eretico di una madre gnostica? Era forse un โvasoโ che poteva aprirsi e mostrare veritร scomode, inconfessabili, eretiche, pericolose?
Ormai era tardi. Quando l’Illuminismo arrivรฒ la Dea si era di nuovo ritirata nel profondo delle cripte.
Il mondo non era ancora pronto, non meritava il suo ritorno.
E non lo รจ ancora.
NOTE
1La questione รจ stata ampiamente dibattuta ed รจ ragionevolmente provata, nonostante la controversia sulla effettiva paternitร di San Paolo per molte delle โlettereโ e dei testi che sono attribuite.
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