Ai piedi del colle di Mattarella, detto oggi Calvario, poco a sud di Domodossola, sorge una piccola chiesa e gioiello romanico, dedicata ad un bambino, il martire infante Quirico. Piรน di cinquanta diverse versioni raccontano la sua morte violenta, insieme a quella della madre Giulitta. Originari di Iconio (Licaonia) fuggono in direzione di Tarso al tempo delle persecuzioni di Diocleziano, ma lungo la strada vengono fatti arrestare dal governatore di Cilicia Alessandro.
La madre viene posta sotto tortura davanti agli occhi del figlio, tenuto sulle ginocchia dal governatore stesso, ma non cede e non abiura. Quirico ad un certo punto, esclama: โAnch’io sono cristianoโ, scatenando le ire di Alessandro che lo scaglia sui gradini del tribunale uccidendolo. La madre intanto viene consegnata al boia. Accadeva nel 304-305 d.C. Solo dieci anni piรน tardi Costantino avrebbe reso il Cristianesimo religione di stato.

I due martiri sono solitamente inscindibili… a Calice invece รจ ricordato solo San Quirico. Si puรฒ azzardare che l’iniziale dedicazione coinvolgesse entrambi e che, successivamente, uno dei due per qualche motivo sia stato progressivamente dimenticato. Si sa che, a volte, il piccolo martire รจ stato confuso con l’omonimo milite della Legione Tebea. E se invece la โmadreโ fosse altrove? C’รฉ forse un’altra chiesa che funge da โmadreโ cosรฌ come questa รจ il โfiglioโ?

In effetti la risposta รจ affermativa. Ma non รจ il Sacro Monte sovrastante. Nelle sue vicinanze, proprio sopra San Quirico, esiste ancora, lontana dagli sguardi dei curiosi, non visitabile, parte del muro perimetrale di un’antichissima chiesa a pianta circolare. Si dice, cosรฌ riportano le cronache, che fosse dedicata a… Santa Maria.
I suoi ruderi si elevano su un grande masso inciso con coppelle e un โaffilatoioโ. Quale che sia la loro vera funzione, sono senza dubbio il segno della sacralitร continua del luogo, giร venerato evidentemente molto prima dell’avvento del Cristianesimo.
Cosรฌ รจ anche per San Quirico, nel cui muro meridionale, all’esterno, furono inseriti due conci provenienti da un edificio precedente, su cui sono scolpiti una sorta di maschera in negativo (quella di un dio?) e i profili di tre personaggi, forse sacerdoti.

Ecco dunque le due chiese, figlio e madre. San Quirico si trovava presumibilmente sull’antica strada che dalla piana saliva fino al colle di Mattarella, passando appunto per entrambe le chiese. L’oratorio di Calice doveva perciรฒ essere una specie di โportaโ di accesso al monte santo. Circondato da tombe su tre lati, aveva un’entrata e un’uscita sui lati opposti della navata, anzichรฉ un unico accesso sul fondo. Doveva essere insomma una sorta di โpassaggioโ tra mondi, quello umano e quello celeste.
In natura il bambino riconosce la madre, l’adulto finisce per dimenticarsela. Questo sembra il messaggio: se torni โfanciulloโ riconoscerai la vera โmadreโ.

Non puรฒ certo mancare, presso la porta del cielo, attraverso la quale solo i โbambiniโ (i puri di cuore) passano, il nobile guardiano Michele arcangelo. Ad ali aperte in un abbraccio, lร dove deve stare, lo troviamo insolitamente ritratto mentre infilza con una lunga lancia non il drago ma un demone nero. Il drago รจ vicino, sopra di lui, in forma di serpenti, dominati dal noto santo sauroctono locale, l’apollineo San Giulio.

Nella sinistra Michele regge la bilancia con cui sta soppesando un uomo e una donna posati nei due piatti. Sono riconoscibili soprattutto per il loro โatteggiamentoโ maschile e femminile. Principe delle milizie celesti, guerriero nel senso di โportatore e amministratore di giustiziaโ, l’arcangelo รจ la nemesi del demone, il suo opposto in cui sembra quasi specchiarsi. La sua lancia termina con una croce, cosรฌ come la coda del diavolo termina con una croce verso il basso. Il principe รจ ritratto mentre affonda l’asta nella bocca satanica dell’avversario, o forse negli occhi, incapaci di discernere il giusto dall’ingiusto.
L’unico vero demone รจ nella bocca di chi parla, negli occhi di chi guarda.

Riecheggia la leggenda di San Qurico e Giulitta, in cui รจ un โamministratore di giustiziaโ incapace, antitetico all’arcangelo, nero come il demone โreโ e โgovernatoreโ dell’inferno, a condannare il bimbo e la madre.

L’unica corona visibile nella piccola chiesa รจ perรฒ quella che un angelo sta ponendo sul capo di una santa, all’opposto di Michele. Santa Caterina di Alessandria? Santa Giulitta?

Le pupille dei suoi occhi, cosรฌ disuguali, paiono le due โluciโ celesti, il sole e la luna, le due โfontiโ di discernimento che illuminano la giustizia. Le decorazioni โa punta di lanciaโ, a โfleur de lysโ della lunga veste si ritiene siano tipiche, per colori e motivi, della casata dei De Rodis, feudatari dell’alta Ossola. E se questa โsantaโ fosse in realtร un’allegoria della casata, della dinastia, della famiglia De Rodis, provvidenzialmente posta proprio al confine meridionale dei loro territori, presso la โportaโ di accesso?
La sua sinistra รจ curiosamente in posa e posizione simile a quella dell’arcangelo, seppur vuota. I capelli di entrambi sono biondi, lucenti come il sole. Sembra che la casata cerchi in ogni modo di rifarsi a S. Michele, suo protettore ed insieme modello, come se essa stessa fosse un โnuovoโ San Michele. La parrocchiale voluta dai De Rodis a Premia, il loro luogo di origine, la loro โmadreโ, รจ dedicata all’arcangelo…

Le pupille della donna bionda che evoca la nobile casata sono neri come il demone accecato dal principe delle milizie. Luce e ombra si confondono a San Quirico, opposte e uguali parti di una stessa realtร . Sul muro esterno, proprio in corrispondenza del demone nero, spicca il volto antico di un dio pagano scolpito nella roccia, un Cernunno, dicono, senza corna ma con grandi โorecchieโ, che paiono bolle di luce intorno al viso.

In veritร il suo nome รจ Belenos, l’Apollo uccisore dei serpenti celtico, speculare rispetto al demone. Il calendario dei mesi che occupa la parte bassa dell’abside รจ scandito dalle quattro monofore, posizionate i modo da far entrare il sole proprio nei giorni dell’anno dedicati alla sua maestร .
Belenos… colui che รจ luminoso, il dio luminoso, luminoso come Dio.
Colui che รจ come Dio… โMichaelโ, appunto.
Questo post รจ pubblicato anche su I VIAGGIATORI IGNORANTI
BIBLIOGRAFIA
Tullio Bertamini, San Quirico di Calice, Oscellana, 1974
Gianfranco Bianchetti, Il Quattrocento lombardo in San Quirico di Calice, Oscellana, 1997
Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, Dictionnaire des symboles, R. Laffront, Paris, 1969
Marie Magdalene Davy, Initiation ร la symbolique romane, Flammarion, Paris, 1964
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