La gloria di cui gode colui che si rende partecipe dell’Infinito a ogni strato e livello degli eoni dell’essenza, percorrendo le possibilitร del tempo, del modo e della forma, pur se rallentato nelle dimensioni di questa esistenza, puรฒ rendersi talvolta manifesta a chi, pur potendo, se ne esclude quanto a chi pur volendo ne รจ escluso. Si condensa allora visibile quale fuoco increato, puro e primorde, abbacinante nel suo fulgore, sopra il suo amato che lo alimenta, come un faro sulle rocce tra le nebbie.
Lo scopo ultimo di qualunque percorso verso lo spirito รจ, il riconoscimento della non-separazione tra l’uomo e Dio, poichรฉ essi sono i due capi opposti di una stessa corda. Solo in questo stato di riunione e di integrazione, l’uomo supera finalmente la sua divisione interiore, ricevendo la consegna di una mistica ereditร spirituale.
Le Vie percorribili per raggiungere questo stato โ quelle vere! – sono molte, ma sono in veritร una sola, che รจ stata declinata nella storia secondo il luogo, il tempo e i costumi presso i quali viene o veniva praticata. La sua esistenza รจ ancora custodita nelle tradizioni planetarie, seppur privata di alcune parti o adattata secondo la necessitร .
Piรน raramente si รจ conservata integra nella sua semplicitร e complessitร poichรฉ โรจ necessario che, per ogni forma tradizionale, si abbia una o piรน organizzazioni costituite in base a questa stessa forma, secondo tutte le apparenze, ma composte da uomini che abbiano coscienza di ciรฒ che รจ al di lร di tutte le forme, vale a dire della dottrina unica che รจ la fonte e lโessenza di tutte le altre, la quale non รจ nientโaltro che la Tradizione primordialeโ1.
Qualunque sia la forma โesterioreโ di questa via, essa non viene mai presentata nรฉ come facile nรฉ come breve. Essa infatti รจ una lotta continua, senza sosta, รจ il combattimento spirituale affrontato dai mistici d’oriente e d’occidente, la battaglia contro i โdemoniโ che ostacolano il riconoscersi. Di questi ha proposto una magistrale, efficace ed ermetica descrizione, tra gli altri, San Marco Eremita, uno dei piรน celebrati monaci esicasti egiziani, nel V secolo: โl’ignoranza di tutti i mali madre; l’incoscienza, figlia, collaboratrice e istigatrice della prima; la pigrizia che dalle tenebre tesse una lugubre veste per l’animaโ.

La pigrizia che, nelle parole dell’asceta egiziano, prepara un vestito di morte per l’anima, pone un interrogativo: se l’anima dell’uomo corre il rischio di rivestirsi di un abito lugubre, da funerale, essa รจ dunque mortale, soggetta a morire, nonostante sia per definizione eterna? A ciรฒ si ricollegano certamente le possibilitร , tanto orientali quanto occidentali, della reincarnazione, della metempsicosi, della trasmigrazione, per cui l’anima torna in questo mondo ciclicamente finchรฉ non si รจ consolidata al punto di poter restare nell’aldilร .
L’uomo che, invece, intraprendendo il combattimento ne esce vincitore, colui che, scendendo nel proprio cuore, raggiunge l’unione con Dio, colui che si รจ perfezionato nella perfezione, allontanandosi da sรฉ e pervenendo all’unica realtร , si trova nel mistico stato tale per cui, secondo un altro grande asceta nilotico, San Macario l’Egiziano: โlโinesprimibile ed incomprensibile Dio si รจ abbassato: nella sua bontร ha rivestito le membra del corpo ed ha posto lui stesso un limite alla sua gloria, nella sua clemenza e nel suo amore per gli uomini si trasforma e sโincarna, si unisce profondamente ai Santi, ai pii, ai fedeli e diviene uno stesso Spirito con essiโ.

Il segno tangibile di questa conquista รจ, nella mistica ebraica, la Shekinah, la presenza viva di Dio sul suo eletto, lo spirito biblico primordiale che aleggia sulle acque della creazione e che stende le sue ali (uno suo simbolo รจ l’aquila o il falco) sul risvegliato. La Qabbala sottolinea da sempre come, anche nella costruzione letterale della parola, se ne possa rintracciare la potenza vivificatrice e trasformatrice (via, veritร e vita…) Il nome รจ infatti composto dalle lettere S= Scin= Viene; K= Kaf= Penetra; N= Nun= Trasforma.
La tradizione persiano-zoroastriana chiama questo โpotereโ, che discende sui grandi uomini di ogni tempo, Hvareno (khwarrah, xarenah, farrah), nome che sembra avere un’origine etimologica nella radice โaterโ o โatarโ della lingua Parsi, che significa โfuocoโ. Di esso si parla diffusamente in uno degli Inni di Lode contenuti nell’Avesta (la raccolta dei libri sacri mazdeisti), il diciannovesimo, ZAMYAD YASHT. Impropriamente detto “Inno alla Terra“, poichรฉ non รจ dedicato ad essa ma รจ opera propria del Genio della Terra, รจ una descrizione accurata e poetica delle montagne e della gloria regale (kavaem Hvareno), la cui protezione viene invocata, insieme a quella della Terra: Ahura Mazda, il sole, รจ colui che concede il hvareno ai suoi protetti che se ne rendono degni, come accade al mitico re Yima.

Tracce di questo misterioso potere si ritrovano anche nelle Upanishad indiane, nella storia del re Naciketas e del โsrnkaโ (il fuoco che รจ all’origine del mondo) che gli viene donato da Yama, signore degli Inferi. Il termine, che compare soltanto due volte nella letteratura sanscrita, significa letteralmente โdisco di abbondanzaโ o โanello di abbondanzaโ e richiama l’aureola cristiana quanto i dischi solari egizi e mesopotamici.

Non sembrano poi esserci dubbi sull’identitร tra la regalitร di Siddartha e quella dei grandi uomini โincoronatiโ persiani e indiani. A Kara Tepe vicino a Termez (nell’attuale Uzbekistan), tra gli affreschi del II secolo a.C. ne รจ ancora visibile uno che rappresenta il Buddha in meditazione con il capo circondato di fiamme, sotto cui รจ scritto โBuddha Mazdaโ, a indicare che i due sono una cosa sola. Infine, la misteriosa tradizione si suppone essere giunta in occidente, dove fu cristianizzata nel โnimbusโ o โaureolaโ attribuita ai Santi, ai Profeti e al Cristo, attraverso il Mitraismo, tanto caro ai legionari romani, che identificava Ahura-Mazda come un alter-ego di Mitra2.

Quanto alla natura di questo hvareno, fuoco sacro, sempre l’Avesta lo descrive come un insieme, in realtร , di ben tre diversi fuochi o come un fuoco di tre diverse specie: il primo รจ quello che rende i dottori sapienti e abili, il secondo riguarda la scienza militare, il terzo la scienza agricola. Il re, che รจ patrono di tutte queste classi di saggi, รจ il detentore della gloria suprema che scaturisce dai tre fuochi. A ciรฒ potrebbe pure riferirsi l’indicazione, custodita nella cultura Sufi, dell’esistenza di una โbenedizioneโ antica, di un privilegio riservato all’uomo in cammino verso la realizzazione della propria natura divina. Il primo โfuocoโ che potrebbe accendersi sul suo capo, sempre secondo i mistici mediorientali, รจ proprio di tipo โagricoloโ o per meglio dire โagresteโ, quello stesso fuoco che ha animato anche molti santi cristiani, rendendoli capaci di ammansire le fiere e parlare con gli animali.
Il Hvareno, puรฒ addirittura produrre segni visibili e materiali di sรฉ, variamente indicati nelle diverse tradizioni: abod in ebraico; khร ris in greco; Shah-an-Shah in persiano, melannu in mesopotamico, guฤngbรจi ๅ ่ in cinese, nimbus nel latino antico; la corona raggiata di Elios nella Grecia antica, ecc. Alla stessa idea possono essere ricondotti anche i Laksana del Buddha, i 32 segni maggiori (piรน gli altri 96 minori) della sua โliberazioneโ.
Esso si rende visibile a vantaggio non di chi ne รจ giร rivestito, bensรฌ di chi ancora non lo possiede, quale indicazione della via da seguire per cercarlo. Proprio questa caratteristica lo rende โpericolosoโ per chi lo possiede. Contrariamente a quanto comunemente si crede, infatti, il privilegio del Hvareno non รจ permanente, ma va continuamente meritato. Anzi, รจ facile perderlo e perdersi in esso. Poichรฉ รจ un tocco โregaleโ, di comando, chi ne รจ rivestito ha un grande potere di attrazione, al quale pochi sanno e possono resistere, con il rischio di diventare oggetto di idolatria, di peccare di superbia.
Il risvegliato deve conservarsi โmezzoโ per gli altri, piuttosto che divenire egli stesso hvareno per chi gli tributa gli onori che andrebbero riservati solo a un dio. La superbia quindi porta al ritrarsi del hvareno come accade secondo l’Avesta al re Yima che, dopo esserne stato โincoronato di gloriaโ, perde di vista il riferimento spirituale. Da lui il fuoco si ritrae in tre fasi, come tre sono i fuochi di cui รจ composto, finchรฉ il re viene precipitato negli inferi.

Il modo corretto di agire che la tradizione conserva รจ invece quello che i Sufi chiamano โvia del biasimoโ o Malamat: cercare rifiuto e disprezzo piuttosto che lodi, per sfuggire alla tentazione di diventare oggetto di adorazione ed essere mezzo di riunione per gli altri; essere nel mondo ma non per il mondo.
La via dunque non รจ che una ininterrotta fatica, illuminata dalla luce del fuoco hvareno, che non cessa neppure quando si riesce a raggiungerlo, poichรฉ รจ fuoco e le fiamme vanno alimentate con costanza affinchรฉ continuino a bruciare.
Un’ultima precisazione: il hvareno potrebbe essere addirittura l’ineffabile e misterioso Sacro Graal delle leggende arturiane. Del resto l’origine orientale del โsacro caliceโ sembrerebbe suggerita anche da una versione della leggenda posteriore a quella di Wolfram Von Eschenbach, in cui a trovare la reliquia sarebbe il fratello di Parzival, Lohengrin, in India.
NOTE
1Rene Guenon, Simboli di Scienza Sacra, 1962
2Per quanto concerne la materia di cui รจ fatto il Hvareno, lo stesso โspiritusโ che nella tradizione ebraica aleggia sulle acque primordiali all’inizio della creazione, si puรฒ far riferimento anche al misterioso โStephaneโ di cui parla Parmenide e a cui si riferisce probabilmente anche Cleante (come riportato nel De Natura Deorum da Cicerone) a proposito di un fuoco che circonda il mondo.
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