Accoccolato nella stretta valle, verde di prati scoscesi e di boschi, che lo cinge come in un abbraccio, tra la tigre dormiente e la vigile serpe, sorge Luzzogno –Lux/Lucus-omnium o Lucus-Usium che dir si voglia- giร sotto la Pieve di Omegna dal 1133 e indipendente dal 1455.
Alle spalle dellโabitato, sulla testa della tartaruga, poco oltre il rio portatore di vita che cinge le case sul lato sinistro, si erge bianco e rosso il piccolo, prezioso Santuario della Colletta con la sua prodigiosa Vergine.
Molte sono le stranezze di questo minuscolo centro e soprattutto del suo luogo piรน sacro.
Sulla roccia del santuario, pare che anticamente sorgesse giร , come in molti altri luoghi, una cappelletta, poi trasformata nei secoli in oratorio, ma la sua origine รจ ignota. Di certo il ciclo di affreschi nei rispettivi quattro riquadri, ancora parzialmente visibile dopo i recenti restauri (1996) allโinterno sulla parete destra e datato al XV secolo (scuola lombarda) costituisce unโindicazione valida della sua esistenza giร dalla seconda metร del 1400: partendo dalla porta si scorgono ancora San Rocco e la Madonna con Gesรน Bambino, San Bernardo (di Aosta), Gesรน in croce con la Madonna e San Giovanni. Nel quarto e piรน grande infine, proprio come e dove ci si aspetta che debba essere, campeggia il Giudizio Universale, con tanto di demoni e anime torturate nel fuoco.
Del resto, รจ la stessa tradizione riportata dal parroco Don Togno al vescovo di Novara nel 1884: “L’erezione di questo Oratorio fu quasi contemporanea all’erezione della Parrocchia di Luzzogno, che seguรฌ l’anno 1455 ; la onde in quell’epoca venne collocata detta statua in detto Oratorio, la quale statua, secondo una vecchia tradizione, giร da tempo anteriore stava esposta alla pubblica venerazione in una cappelletta che venne poi convertita nell’attuale Oratorio, successivamente ampliato a spese di un ricco signore della nobil casa Gozzano, di Luzzogno per grazia ricevuta dalla B. V. Della Colletta“.
E qui cominciano i misteri. La cappelletta votiva, poi diventata parte absidale dellโoratorio, doveva contenere una statua lignea di una โVergine lattanteโ, munifica di prodigi, che fu poi collocata sul nuovo altare.
Eppure, nel 1597 il Bascapรฉ in visita pastorale, constatando che ormai era una โscarsa imago linea super altare Beata Virginis Mariae, lactantis rudis et vetustate corrosa atque deformisโ, unโimmagine rozza, deformata e corrosa dal tempo, ne ordina la sostituzione.
Non si sa se ad essa subentrรฒ una statua completamente nuova o se, come alcuni sostengono, fu sostituito il corpo della venerata immagine, mantenendone la testa, in effetti piรน antica del corpo. Fatto strano, la nuova Madonna della Colletta non somigliava piรน allโantica Vergine, anzi, non era piรน neppure โlattanteโ, bensรฌ una piรน accettabile Madonna con Bambino.
Non pago del danno irreparabile arrecato al Santuario, cui la Madre continuรฒ tuttavia a riservare la sua misericordia, il Bascapรฉ รจ probabilmente anche lโautore dellโesecrazione, avvenuta appunto proprio nello stesso anno della sua visita, di un altro piccolo oratorio con annesso cimitero, detto โdi fraโ Marcoโ, che era in veritร dedicato alla Madonna nera (Madonna di Loreto). Si trovava al limitare del paese, proprio sotto la Colletta. Oggi presumibilmente sui suoi resti sorge una casa. Non lontano, alcuni ritrovamenti fanno supporre che vi potessere esistere, anticamente, un sepolcreto leponzio.
Visitando il santuario, ci si sofferma di solito sulla sfortunata storia di quel Gozzano, forse un signorotto locale, il quale, preso per un altro, fu incarcerato con lโaccusa di furto e, a quanto pare, ritrovรฒ la libertร grazie alla Madonna della Colletta. A costui si deve, lโampliamento dellโoratorio in segno di ringraziamentoโฆ e un ulteriore oltraggio alla sacralitร del luogo dopo il pasticcio combinato dal Bascapรฉ.
Tolto il tetto a capriate di legno, esso fu sostituito con volte in muratura, che tagliarono i preziosi ed eloquenti affreschi, giร per altro provati dal tempo, modificando arbitrariamente la cubatura dellโedificio e vanificando lo sforzo dei maestri locali che avevano progettato il primo oratorio.
Lโepisodio era ritratto nella lunetta della facciata e mostrava il Malcapitato nobiluomo e “l’immagine vecchia della Beata Vergine“, la Virgo Lactans. Purtroppo, nel 1865, fu chiesto al pittore Mattazzi di Massiola di โritoccareโ lโaffrescoโฆ e anche quellโunica immagine della Vergine Lattante finรฌ per diventare una Madonna con Bambino, segnando irrimediabilmente il destino del luogo.
A completarne la decadenza, nel 1820 si provvide a cambiare ulteriormente la dedicazione del santuario, intitolandolo alla โNativitร di Mariaโ.
Neppure le due incoronazioni successive (la prima nel 1885) della Vergine della Colletta avrebbero piรน potuto ripristinare la bellezza perduta di questo luogo sacro da sempre.
Ma di tutta questa storia, nulla รจ stato scritto, se non ciรฒ che rimane nella memoria dei suoi muri. Eppure molto ne puรฒ raccontare il nostro sapere cellulare, se ne ascoltiamo gli echi con attenzione, mentre visitiamo il luogo. Inconsapevolmente siamo sempre risonanti con ciรฒ che ci circonda, ma il raziocinio e le emozioni ci rendono sordi e ciechi alla bellezza.
Se invece, con pazienza e sforzo adeguato, ci sforziamo di insegnare nuovamente alla testa a comunicare con il corpo e viceversa, ci accorgeremo allora che non vi รจ piรน traccia di quellโacqua che, un tempo, doveva scorrere incrociandosi sotto lโaltare, portando il luogo ad esprimersi al meglio. Se la sono portata via le gallerie della miniera ottocentesca di calcopirite che si apre pochi metri sotto alla chiesa. I piรน bravi potrebbero trovarne allโesterno, ma scoprirebbero presto che si tratta soltanto della tubazione recente (1942) che alimenta la fontanaโฆ
Soprattutto non si puรฒ fare a meno di sentire, con un pizzico di tristezza, che la Madre Terra non si riconosce piรน da molto nellโimmagine dellโIncoronata che riluce sullโaltare, anzi, si rivolta contro sรฉ stessa, rifiutando di essere quellโimmagine che le hanno posto in capo.
Per quanto strano possa sembrare, essa rivede il suo fedele sembiante solo nel coro di recente fattura che si apre a lato dellโaltare: qui, in cima allโarco di ingresso, pudicamente nascosto, campeggia un bel quadretto della Madonna di Re, portentosa Vergine Lattante!
E cosรฌ, dove la Terra in basso, si specchia nella sua immagine fedele in alto, la Madre si rasserena e puรฒ capitare che conceda ancora qualche carezza. Per quanto in rovina sia il luogo, infatti, la Madre che lo tiene sulle sue ginocchia, la โBeatae Maria Virginis cum filio in gremioโ come si legge in un documento vescovile del 1629, vive e attende – pur in silenzio- che qualcuno la possa udire.
Grazie ai Viaggiatori Ignoranti, a Fabio Casalini (anche autore di alcune delle foto), Barbara Piana e a Severino Piana che mi hanno accompagnato alla scoperta di questo luogo ricco di fascino.
BIBLIOGRAFIA
Sac. C. De-Giuli, Santuario (della) Colletta di Luzzogno : memorie, Domodossola : tip. C. Antonioli, 1926
Francesco Teruggi, Il Graal e La Dea, Ladolfi Editore, 2012