Allโingresso della Sacra di San Michele, poco prima dello Scalone dei Morti, fa bella mostra di sรฉ la riproduzione fotografica di un vecchio acquerello, in cui sono ancora visibili le celebri โMummieโ che si affacciano ghignanti sopra lo scalone, โabbracciateโ ad una grossa croce. Furono immortalate anche in alcune rare foto, allineate contro il muro e protette da una grata. Oggi riposano sotto i gradini, ma erano una presenza importante e venerata.
La piรน curiosa menzione relativa alle mummie รจ quella contenuta in uno dei volumi della fortunata collana Murray’s Handbooks for Traveller, dellโeditore londinese John Murray, dedicato al Nord Italia e pubblicato nel 1847: โQuesta scala รจ sostenuta da un enorme pilastro centrale: qua e lร le rocce contro le quali l’edificio รจ costruito, appena fuori, e porzioni di sepolcri sono vagamente visibili. In cima c’รจ un grande arco, pieno di cadaveri essiccati. Fino a poco tempo fa, questi cadaveri erano collocati seduti sui gradini della scala; e quando si saliva alla chiesa, si doveva passare tra le orribili file di queste sentinelle. [โฆ] Da dove venivano i cadaveri, o perchรฉ erano collocati lรฌ, non si puรฒ sapere: rispettati, se non venerati, i contadini li vestivano e li adornavano di fiori, il che deve averli resi ancora piรน orribiliโ.

Diverse sono le informazioni rimarchevoli che se ne deducono. Pare intanto che le mummie in origine non si trovassero negli archi che sovrastano lo Scalone, bensรฌ sedute sui gradini ed era necessario muoversi tra di esse e aggirarle per poter salire fino al Portale dello Zodiaco.
Inoltre, erano vere e proprie reliquie, venerate dalla popolazione locale che provvedeva a โvestirleโ, a mantenere in ordine i loro abiti e ad โadornarle di fioriโ, unโusanza che senza dubbio proviene da un lontano passato.
La rimozione di questi corpi dai gradini poi, a quanto sembra, era recente. Ma un altro testo, edito nel 1822, Descrizione dei santuarii del Piemonte piรน distinti per l’antichitร della loro venerazione e per la sontuositร dei loro edifizii opera adorna delle vedute pittoresche di ogni santuario dedicata alla s.r.m. di Carlo Felice re di Sardegna, volume primo, giร registrava la presenza di cadaveri addossati ai muri e non seduti sui gradini: โSalendo le scale il passaggiero trovasi come atterrito alla vista di alcuni scheletri che, tratti dalle catacombe deโ monaci, furono colร rizzati lungo il muro, ed addobbati nelle piรน strane fogge; opera di qualche Pellegrino venuto negli ultimi tempi al Santuarioโ.
Anche questo autore, Modesto Vittorio Paroletti, indica chiaramente che la macabra esposizione di corpi โaddobbati nelle piรน strane foggeโ รจ una โopera recenteโ, ma non specifica in alcun modo qualโera la situazione precedente. Sostiene, perรฒ, che quei cadaveri erano stati esumati dal โsepolcro dei monaciโ, la struttura ottagonale absidata ai piedi della Sacra, che viene indicata come tomba collettiva, nonostante a suo interno non siano state rinvenute sepolture. Il cimitero dei frati si trovava infatti intorno alla struttura che probabilmente fungeva da cappella funeraria.

Risalendo tra i meandri del passato, un lavoro del 1699, scritto da Pier Giacinto Gallizia, Breve Racconto del tempio e badia di San Michele della Chiusa (in questo testo compare per la prima volta la leggenda della Bella Alda), a proposito dello Scalone si limita a descrivere โuna gran scala che ha piรน di cento gradini, ร lato di cui vedonsi parecchi sepolcri degli Abbati, e Monaciโ.
Lโinciso โe Monaciโ, preceduto da una virgola, significa che si vedevano i monaci e i sepolcri degli abati, quindi le mummie cโerano e la loro presenza non era considerata cosรฌ strana. Se fossero negli archi, sui gradini o presso entrambi non รจ dato saperlo.
Non cโรฉ dubbio che questi corpi cadaverici provocassero forti emozioni in chi vi passava accanto. In Tradizioni italiane per la prima volta raccolte in ciascuna provincia dell’Italia e mandate alla luce per cura di rinomati scrittori italiani (1847), si racconta dello spavento di cui fu vittima un certo frate Bernardo, il quale sceso lungo lo Scalone per serrare il portone dopo il tramonto, rimase chiuso allโinterno poichรฉ il vento aveva bloccato i battenti del Portale dello Zodiaco. Mentre tentava disperatamente di attrarre lโattenzione dei confratelli, il malcapitato monaco cominciรฒ a sentire e vedere un teschio che camminava sui gradini. Fu salvato dal padre superiore, accorso alle sue grida, il quale si fece coraggio e sollevรฒ il teschio di scatto, facendo fuggire il topolino che vi nascondeva allโinterno. Da questo aneddoto deriva il soprannome di โscala dei sorciโ dato allo Scalone dei Morti.
Verso la fine del XIX secolo lo scrittore inglese Samuel Butler, nel testo Alps and Sactuaries of Piedmont and the Canton Ticino (1881) riprende le notizie del Murray’s Handbooks for Traveller in Northern Italy aggiungendovi qualche nota di colore: โCon la porta della chiesa aperta, quale straordinario effetto si dovrebbe ottenere. Il manuale del Murray dice che gli scheletri, che si trovano ora sotto lโarcata, un tempo erano posti in posizione seduta sugli scalini e venivano incoronati di fiori dai contadini.
Immaginatevi quindi questi scheletri seduti fra fiori avvizziti e neve alla luce lunare o del crepuscolo mentre scende un ripieno d’organo (Handel, adagio dal quinto gran concerto)โ.
Inutile dire che, con lโesclusione di Butler, gli altri testi citati non riportano in alcun modo le fonti da cui hanno tratto le loro informazioni, le quali, pertanto, hanno un valore relativo e potrebbero essere โdi prima manoโ quanto ipotesi degli autori stessi intese per veritร .
Forse รจ un dettaglio dei passaggi del Diario della Casa (Savoia) relativi alla definitiva rimozione delle mummie dallo Scalone dei Morti avvenuta nel 1936, ritrovati dalla Associazione Volontari Sacra di San Michele e pubblicati su Sacra Informa n.1 2013, che puรฒ illuminare, seppur flebilmente, il mistero di queste mummie.
17 marzo 1936: โVisita ai lavori dell’Illustrissimo Architetto Vittorio Mestruino che si ferma dal mattino fino alle ore 15 facendosi portare il pranzo da un albergo di S. Pietro. E’ con lui l’impresario Sig. Maffioli. Chiamato dal suddetto Architetto, mi comunicรฒ la decisione di trasportare le cosiddette mummie o scheletri, posti nella nicchia a destra di chi sale dello scalone, e trasportarli nel sepolcro dei nostri Padri e Fratelli, che si trova sotto lo scaloneโ.
18 marzo 1936: โTrasporto delle mummie (scheletri nella scala grande dei morti) nella tomba o camera mortuaria sotto lo scalone, giร tomba dei PP. e Fratelli Rosminiani. Trasporto ordinato da S. E. Conte De Vecchi, Ministro della Educazione Nazionale. Nel mattino dalle ore 8 alle 10 e mezza due muratori prepararono un ponticello provvisorio per giungere al piano della larga nicchia, rimossero la griglia. Allora il P. Rettore, in cotta e stola nera, col chierico Giuseppe Pattarone, portarono Croce e aspersorio, salirono alle mummie, aspersile e recitate le preghiere rituali, cominciarono coi muratori a riempire di ossa, ossicini sparsi nella nicchia due casse e i muratori li trasportarono nella stanza mortuaria dei Rosminiani (i bocia o manuali scomparvero tutti, impauriti dalla vista dei cadaveri).
Sei cadaveri furono trasportati quasi intieri uniti i membri dalla pelle quasi incartapecorita: uno aveva le scarpe unite ai piedi, un altro scheletro era coperto da veste lunga con grembialino e mani giunte; quando tutte le ossa e scheletri furono trasportati in detta stanza mortuaria, uniti insieme, scese il P. Rettore in cotta e stola col detto chierico, asperse coll’acqua Santa, recitรฒ le preci rituali e per le 10 e mezza la mesta funzione era finita. Requie e pace alle anime loro. Paxโ.
Lโabbigliamento di uno di quei corpi trovati pressochรฉ interi รจ inequivocabile: la tunica lunga e soprattutto il grembiule sono il segno che il personaggio non era un uomo qualunque, bensรฌ un vero e proprio โapprendistaโ. Il grembiule รจ infatti โil simbolo del corpo fisico, dello sviluppo materiale di cui lo spirito deve rivestirsi per prendere parte allโopera di Costruzione Universaleโ (Jules Boucher, La symbolique maรงonnique, 1953), cioรจ del โvero lavoroโ che porta lโuomo alla spiritualizzazione. E ciรฒ si riferisce alla โmassoneriaโ antica che, ben distante dalle caricature moderne senzโanima, era la Via Spirituale dei veri Costruttori di Cattedrali.
Esisteva un particolare tipo di grembiule, documentato almeno in Tibet e in Africa, ma probabilmente presente anche in occidente (ad esempio, ancora in epoca longobarda Paolo Diacono descrive lโuso particolare di teschi come coppe cerimoniali, testimoniando lโimpiego delle ossa umane in certi ambiti rituali), che era realizzato con ossa umane intarsiate e il cui scopo era โassociare i morti al lavoro spirituale che si intendeva compiereโ.

Non si trattava di vana superstizione bensรฌ di un rapporto di continuitร e di aiuto tra vivi e morti che non si limita ad un laconico โmemento moriโ: โricordati che devi morireโ. Cosรฌ, forse, si puรฒ spiegare la venerazione della gente semplice per le mummie disposte lungo lo Scalone e sotto gli archi della Sacra: erano le spoglie mortali di coloro che โerano andati avantiโ, tracciando la strada per chi avrebbe voluto seguirli in quella particolare via spirituale, al di lร della semplice vita cenobitica. I fiori di cui venivano addobbati quei corpi, infatti, sono essi stessi rappresentazioni delle anime dei morti e in particolare sono archetipi dellโanima. Quasi certamente quindi non erano fiori presi a caso quelli con cui venivano incoronati e dal colore e dalla specie di questi fiori potremmo trarre, semmai ci fosse possibile risalirvi, molte altre indicazioni.
Resta il mistero sullโepoca in cui questi corpi naturalmente mummificati furono accomodati sui gradini, sui motivi per cui si scelsero queste insolite posizioni e sullโidentitร dei personaggi che accettarono di fare delle loro membra, dopo la morte, queste sacre reliquie.
Si ringrazia anticipatamente chiunque volesse segnalare eventuali altri testi, fonti, ecc. per approfondire questo breve studio
BIBLIOGRAFIA
Pier Giacinto Gallizia, Breve Racconto del tempio e badia di San Michele della Chiusa di San Michele, Giov. Batt. Zappata, Torino, 1699
Modesto Vittorio Paroletti, Descrizione dei santuarii del Piemonte piรน distinti per l’antichitร della loro venerazione e per la sontuositร dei loro edifizii opera adorna delle vedute pittoresche di ogni santuario dedicata alla s. r. m. di Carlo Felice re di Sardegna, volume primo, F. Reycend e compagnia, Torino, 1822.
Aa. Vv., Murray’s Handbooks for Traveller in Northern Italy, John Murray, London, 1847
Aa. Vv., Tradizioni italiane per la prima volta raccolte in ciascuna provincia dell’Italia e mandate alla luce per cura di rinomati scrittori italiani, Volumi 1-4, Angelo Brofferio, Torino, 1847
Samuel Butler, Alps and Sactuaries of Piedmont and the Canton Ticino, David Bogue, London, 1881
Jules Boucher, La symbolique maรงonnique, Dervy, Parigi, 1953
Jean Chevalier e Alain Gheerbrant, Dizionario dei Simboli, Bur, Milano, 2001
Aa. Vv., Deposizione delle Mummie (scalone dei Morti) sotto lo Scalone nel sepolcro dei padri rosminiani, Sacra Informa n.1 2013, Avo Sacra, Sacra di San Michele, 2013








