โmorte e vita sono in potere della lingua”
Proverbi 18:21
Cosa rende davvero โpotenteโ la parola? Con questo post vorrei proporre qualche riflessione sulla sacralitร delle lingue e cercare di dare una mia risposta, seppur di sole ipotesi si tratti, alla questione.
Pensiamo all’antico Egitto e ai geroglifici: gli stessi egiziani li chiamavano โmedw netherโ, โparole potentiโ o โparole divineโ. Erano convinti che rappresentassero formule in grado di rendere vive perfino le immagini inanimate.
E del resto, per la mistica ebraica, la lingua israelitica sarebbe composta da quegli stessi suoni attraverso i quali Dio avrebbe creato l’Universo, cristallizzati nei corrispondenti segni grafici. Il concetto si avvicina molto a quello dello โstrepitus verborumโ della retorica latina.
Gli studiosi hanno tentato infinite interpretazioni e catalogazioni per spiegare la โsacralitร โ della lingua. Secondo Renรจ Guรจnon, una lingua sarebbe tale solo se รจ stata utilizzata o, meglio ancora, creata per formulare gli scritti sacri di ogni cultura. Diversamente si puรฒ parlare al piรน di โlingua liturgicaโ o โfissaโ. Va da sรฉ che ogni lingua โsacraโ รจ anche lingua โfissaโ, ma non necessariamente il contrario.
Esisterebbero lingue sacre โprimarieโ, cioรจ nate appositamente come tali e โsecondarieโ, divenute sacre perchรฉ cosรฌ finirono per essere percepite. Ma, in generale, la caratteristica che sembra unirle tutte, รจ il loro uso: sarebbero โmodiโ di organizzare l’esperienza religiosa (Christine Mohrmann) e aiuterebbero a โvivere la sensazione dellโal-di-lร โ (card. Albert Malcolm Ranjith).

La mia impressione รจ che tutte queste definizioni in qualche modo siano volutamente โsuperficialiโ, โdi facciataโ.
E allora? Cominciamo dal suono. Le parole e le loro trasposizioni in forma grafica sono suoni, sono vibrazioni. Come tutte le frequenze, interagiscono con l’uomo, con gli esseri viventi, con tutto. Basti pensare alle sinfonie dei grandi compositori barocchi e non solo, che vengono ormai da tempo impiegate con successo a scopo terapeutico.
Ma, si badi bene, non tutti i compositori e le composizioni funzionano, non tutto funziona al meglio. Solo ciรฒ che รจ adatto, solo i suoni che servono in un certo momento e che hanno coerenza con un certo scopo, funzionano. Non a caso un celebre cabalista come Moise Del Leon diceva che โil suono della parola costituisce l’inizio della materializzazione del vuotoโ.
Sul suono che, se coerente allo scopo, funziona come onda portante, puรฒ allora appoggiarsi la parola, il messaggio ad un diverso livello. Cosรฌ, la parola e il suono, vibrano come un insieme armonico e toccano contemporaneamente piani differenti. Perciรฒ talune culture hanno operato distinzioni nette tra la lingua di uso comune e quella riservata alla sacralitร . E’ accaduto, ad esempio, nell’Etiopia copta, la cui lingua comune ancora oggi รจ l’Amharico, ma quella rituale รจ il Ge’ez. E allo stesso modo, si puรฒ comprendere perchรฉ il Latino si presti meglio alla liturgia piuttosto che l’Italiano corrente.

Ancor piรน potente puรฒ essere una lingua, poi, se porta lo stesso messaggio e la stessa vibrazione anche nella sua forma scritta. In questi casi, le singole lettere che corrispondono ai suoni e che, nelle loro sequenze creano le parole, sono esse stesse forme che riproducono vibrazioni. Lutero a tal proposito sosteneva che โlalingua ebraica รจ la migliore di tutte e la piรน ricca di parole. Se fossi piรน giovane, vorrei imparare questa lingua perchรฉ senza di essa non si puรฒ comprendere rettamente la Sacra Scrittura”.
Casi particolari sono quello del Sanscrito o dell’alfabeto etiopico (e non solo): sono usati tanto per l’idioma parlato che per il corrispondente โritualeโ (Amharico e Ge’ez condividono il medesimo alfabeto), ma diventano โdavvero potentiโ solo nel secondo caso. Il motivo รจ lo stesso che giustifica talvolta, la potenza di litanie e canti anche se non recitati in una lingua โsacraโ, oppure l’uso di nomi e parole apparentemente incomprensibili, senza senso compiuto, eppure โpotentiโ: il Ritmo.
Esso regola come e quando le energie si propagano. Poichรฉ le parole non sono solo rumore, suono, ma anche forma, esso rende conformi gli uni e gli altri. Nei sistemi di magia africana e orientale sono conosciuti modi per provocare stati di trance facendo uso solo del ritmo, che puรฒ causare variazioni evidenti anche ai bioritmi vitali (pulsazioni del cuore, secrezioni delle ghiandole, ecc.).
Senza l’unico ritmo giusto e coerente, il movimento dell’Universo su tutti i piani, livelli e dimensioni, nessuna lingua, anche se potente, รจ veramente sacra. Ma qualunque lingua, se segue il Ritmo, anche se i suoi segni non sono adatti o i suoi suoni non sono precisi, puรฒ diventare sacra. Essa allora, trasforma, o meglio, crea trasformando, trasmuta l’uomo e lo avvicina all’Infinito.
Cosa ne pensi? Hai idee in proposito? Questo รจ uno spazio aperto: esprimile commentando qui sotto…
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