โHo domandato la veritร di quei fatti a uomini capaci di farmela conoscereโ (Eucherio di Lione)
Mediolanum, anno 342. Atanasio di Alessandria, grazie all’intervento del suo grande amico e difensore Protaso, ottavo vescovo della cittร , viene ammesso al cospetto dell’Imperatore Costante. Il regnante ascolta con attenzione l’esule mediorientale, bistrattato campione di fede e strenuo difensore dell’ortodossia. Infine decide di intercedere presso il fratello affinchรฉ venga reintegrato nella sede vescovile di Alessandria, da cui era stato sollevato anni prima dopo i contrasti con i โmelezianiโ.
ร forse durante questa visita che Protaso, con la precisa volontร di cristianizzare la Gallia cisalpina e in particolare il Vallese, si rivolge al suo pari. Non puรฒ occuparsi personalmente della faccenda e la Religione, anche se ormai โliberalizzataโ ancora non dispone in terra italica di uomini coraggiosi, di comprovato intelletto e abituati a confrontarsi con gli stranieri sulle questioni spirituali, come ne esistono invece in oriente. Inoltre, l’arianesimo si sta diffondendo oltralpe e nessuno meglio di Atanasio che, ancora diacono, aveva partecipato al concilio di Nicea, indetto proprio per risolvere la questione di Ario, lo conosce e sa come affrontarlo.
Forse รจ cosรฌ che un certo Teodoro fu inviato dopo poco a convertire i Galli recalcitranti del Vallese. Il suo nome รจ di chiara origine orientale e viene associato per omonimia ad un soldato facente parte della legio XII fulminata, nota soprattutto per i 40 martiri di Sebaste (tra i quali si annovera appunto un Teodoro/Teodulo), che fu di stanza anche in Egitto. Poteva dunque il missionario inviato nel vallese essere di origini greco-egizie?

Incamminatosi lungo la via romana, dopo una sosta tra i fasti di Augusta Pretoria, Teodoro sale fino al passo del Mons Iovis per poi puntare deciso verso il castrum Tauredunense, passaggio obbligato verso le terre germaniche e sede amministrativa del territorio presso il quale avrebbe dovuto svolgere la sua attivitร di predicatore.
L’insediamento fortificato sorge nei pressi di una parete rocciosa, dalla quale sgorga una copiosa fonte d’acqua pura. Idoli pagani, statue e cippi testimoniano la perversione di queste genti, non solo dei selvaggi galli, ma anche dei Romani che vi si sono insediati. Alcuni sono ignoti, mostruosi. Altri li riconosce. Li pensava sepolti, distrutti. Invece sono vivi e adorati dai locali. Si informa, chiede, osserva, studia e si rende subito conto che solo la presenza di un vero โtestimone della fedeโ, anzi uno per ogni idolo pagano, puรฒ condurlo alla vittoria in questa battaglia contro la miscredenza.
I giorni passano. C’รฉ un sepolcro in un angolo della necropoli presso la rupe, vicino al ninfeo con le sue acque cristalline. Pare sia il piรน antico. I gallici gli tributano i massimi onori. Attende ancora. Predica. Poi, quando tutto รจ pronto, con l’appoggio del senatore, risolleva i futuri โmartiriโ dalle tombe. Non trova le loro teste ma, accanto ai loro resti, rinviene lunghe spade…

Sappiamo poco di come andรฒ veramente. Fu Eucherio di Lione, molti anni dopo, a scrivere la storia, leggendaria, di certi soldati martirizzati per aver rifiutato di uccidere poveri cristiani. Il vescovo era solo l’ultimo di un nutrito gruppo do asceti francesi che, folgorati dalla vita monastica avevano tentato di trasfeirsi in Egitto, e precisamente in tebaide, dove l’eremitaggio era nato. L’idea probabilmente gli era venuta frequentando Ilario, il futuro arcivescovo di Arles, a Lerรฌns. Il monastero era stato fondato dal predecessore e parente di Ilario, Onorato, dopo aver invano tentato di imbarcarsi per l’Egitto e raggiungere Tebe, dove intendeva abbracciare la regola monastica del pagano convertito Pacomio.
Eucherio, pur avendo rinunciato a viaggiare verso l’Egitto, si era ritirato in una grotta non lontano da Arles. La nostalgia per la vita eremitica e per la lontana terra dei faraoni, perรฒ, non l’aveva lasciato neppure quando era stato eletto alla cattedra lionese. Sempre accanto al maestro ed amico Ilario, nutriva evidentemente la certezza che gli insegnamenti dei padri del deserto fossero la soluzione a tutti i problemi cui dovevano far fronte, dalla regolamentazione dell’attivitร vescovile, alla cristianizzazione delle zone ancora pagane, alla feroce disputa con i pelagiani. ร in questo contesto che Eucherio scriverร il piรน celebre dei testi, Passio Acaunensium Martyrum, in cui ripercorre la storia leggendaria dei soldati martirizzati, la Legione Tebea, e la riscoperta dei loro corpi per opera di Teodoro. Sull’effettiva storicitร del racconto e dei suoi successivi rifacimenti ancora si discute. Un contingente militare che perรฒ, a quanto pare, di tebano non aveva nulla, fu effettivamente invitato sul finire del III secolo nella zona per soffocare la rivolta dei Bagaudi. Erano tuttavia esistite alcune unitร militari romane โtebaicheโ per titolo onorifico, non certo perchรฉ i componenti erano stati arruolati nei deserti nilotici e una di queste era stanziata in Italia al tempo della riscoperta dei corpi santi.

Stando al vescovo di Lione, il contingente contava 6600 soldati. In fasi successive e per ripetute decimazioni (pratica in realtร in disuso da secoli) sarebbero stati tutti uccisi per decapitazione. Ma di essi ci restituisce soltanto tre nomi certi Maurizio, Essuperio, Candido (quelli di cui Teodoro avrebbe ritrovato i resti), cui aggiunge Vittore e in successive versioni Orso โsecondo la tradizione popolareโ (e di cui evidentemente non erano state rinvenute reliquie). Attualmente la โlistaโ dei tebani conta almeno 500 nomi, che si aggiunsero nel corso dei secoli, ritrovati prodigiosamente e sovente indicati come quelli che, inverosimilmente, sarebbero riusciti a fuggire dal massacro, ripiegando in piemonte e in Francia, dove sono per lo piรน localizzati.
L’archeologia, al giร complesso e intricato problema ha aggiunto ulteriori misteri. Gli scavi effettuati fin dagli anni Cinquanta, ma soprattutto a metร degli anni Novanta, sotto e intorno all’Abbazia di San Maurizio ad Acauno/Agauno (nome tributato da Sant’Ambrogio al castrum Tauredunense proprio in onore dei legionari martiri) hanno riportato alla luce le vestigia dei primi edifici cristiani, risalenti al III sec. Sei tombe, vuote, sono state individuate sotto il pavimento della chiesa piรน antica.

Soprattutto sono riemersi dal passato utensili dell’etร del bronzo, resti di templi, di are votive, di cippi e di lapidi che restituiscono un’immagine di Agauno ben diversa da quella di un semplice castrum romano. Da sempre frequentata, prima dell’avvento dei tebei la rupe rocciosa era un luogo โNYMPHIS SACRUMโ. La fonte che sgorgava da un anfratto nella viva roccia, alimentava probabilmente un โninfeoโ, tempio delle divinitร benefiche dell’acqua greco-romane, di cui รจ perรฒ stato rinvenuta solo parte dell’arco di accesso e l’altare con l’iscrizione che lo ricorda (II sec. circa). Le acque dello stesso furono poi usate per alimentare il battistero costruito nei pressi della parete rocciosa.
Altri cippi testimoniano che uno dei numi tutelari di Agauno era certamente Mercurio, cui un esattore di nome Montano avrebbe consacrato, dopo averlo restaurato, un tempio โdecadente per la sua antichitร โ. E ancora un altro esattore, Daphnus elevรฒ un monumento al dio [Jupiter] Optimus Maximus. Il duumviro Vinelio Vegetino addirittura dedicรฒ un cippo al misterioso Sedatus, il dio-cavaliere nero della Pannonia.

I ritrovamenti riecheggiano le parole di Giulio Cesare: โIl dio che essi [i Galli] onorano di piรน รจ Mercurio: le sue statue sono le piรน numerose, essi lo considerano come lโinventore di tutte le arti, รจ per essi il dio che indica la rotta da seguire, che guida il viaggiatore, รจ colui che maggiormente รจ capace di far guadagnare denaro e di proteggere il commercio. Dopo di lui, adorano Apollo, Marte, Giove e Minerva. Hanno di questi dรจi pressappoco la stessa idea che ne hanno gli altri popoli: Apollo guarisce le malattie, Minerva insegna i princรฌpi delle opere e delle tecniche, Giove รจ il signore degli dรจi, Marte presiede alle guerreโ (De Bello Gallico, VI, 17).
Non sarebbe strano se il Mercurio di Montano e il Giove di Daphnus fossero la romanizzazione di dรจi locali. La convivenza delle divinitร di ogni regione dell’impero รจ ben testimoniata nelle ville romane e proprio sul finire del IV sec. (392-393 d.C.) l’usurpatore Eugenio occupa l’italia e dopo aver raggiunto Roma, fa riaprire i templi pagani (chiusi ma non distrutti).
Non va poi dimenticato che O.M., acronimo di Optimus Maximus e sempre riferito al โdominusโ Giove, veniva usato per rinominare la massima divinitร di ogni regione o cittร conquistata Cosรฌ il Baal libanese era Juppiter Optimus Maximus Helipolitanus (Heliopoli รจ Baalbek) e Amon, dio egizio di Tebe, Juppiter Optimus Maximus Hammon.
Teodoro, giunto ad Agauno, si sarebbe dunque trovato a dover โcompetereโ con uno stuolo di divinitร locali โpresieduteโ da Giove. Costui era facilmente trasmutabile nel dio unico cristiano, cosรฌ come era avvenuto in altri luoghi (ancora oggi D.O.M. antico epiteto di Giove รจ ben visibile su innumerevoli chiese cristiane!), gli altri dรฉi dovevano invece necessariamente essere ridotti a santi, meglio se martiri i cui corpi erano lรฌ sepolti. Ma erano tanti.
Se il futuro primo vescovo del vallese era davvero egiziano, forse li avrebbe presi per divinitร egizie, a partire da Giove con la corazza, cosรฌ simile a Giove Ammone e fino a Sedatus, con la mantella nera e in sella a un cavallo nero, colore che in Egitto รจ quello della pelle degli dei.
Ritrovรฒ, come detto, alcuni corpi presso la parete rocciosa. Erano probabilmente antichi sacerdoti-druidi sepolti con spade rituali. Non ci sono evidenze storiche che i celti vallesani fossero grandi guerrieri ma spesso sono state trovate lunghe lame nelle sepolture. Lo stesso รจ accaduto in Ossola, dove, altrettanto, i cosiddetti Leponti non hanno mai avuto fama di essere grandi guerrieri, eppure le loro necropoli sono state trovate piene di spade… รจ curiosa a tal proposito una annotazione di Plinio, secondo il quale vallesani e lepontini erano โimparentatiโ.

Forse erano lunghe spade rituali, segno del โviaggioโ spirituale dei loro possessori, sacerdoti che avevano โtagliatoโ e โrecisoโ ogni legame per incamminarsi lungo la strada dello spirito. La dedicazione alla ninfe e la sicura presenza di un ninfeo, collegano poi le spade al culto delle acque (in Cina si piantava nel terreno una spada in corrispondenza di una falda acquifera per far sgorgare una nuova sorgente e forse cosรฌ facevano anche i legionari romani. In alcuni casi anche i menhir megalitici potrebbero essere stati usati per tali scopi).
Ma agli occhi di un egiziano quelle divinitร mezzo celtiche e mezzo romane (รจ sempre Plinio a notare una certa somiglianza tra l’Egitto e la Gallia, unici paesi in cui si coltivava con successo il lino) sarebbero sembrate proprio entitร della religione pagana dei faraoni. Occorreva decapitarli (tale fu non a caso la sorte dell’intera Legio Angelica o Tebea), privarli della loro parte piรน divina, per poterli ridurre a semplici corpi santi umani. Quanto alle spade, essi sarebbero stati i โmilitiโ della fede grazie ai quali Teodoro avrebbe cristianizzato il Vallese e nessun soldato poteva essere migliore di un soldato vero che aveva rinunziato alle armi della guerra per abbracciare quelle della religione!
L’unico โproblemaโ era la loro origine egiziana. Ma proprio in quegli anni in Italia nord occidentale era stanziata una unitร militare (non una legione!) romana che secondo la Notitia Dignitatum portava l’appelativo di โThebeorumโ.
Ecco dunque… soldati martiri arruolati in Egitto e portati a combattere nel Vallese! Quelli riportati da eucherio per bocca di Teodoro sono giusto quattro.
Il dio tebano Knum: Maurizio, โprimiceriusโ, cioรจ cavaliere, com l’Apollo-Sedatus dio solare (รจ caso che san Martino di Tours, forse un alterego dello stesso Sedatus, si โrecรฒ a omaggiareโ i Martiri Tebei ad Agauno dopo la loro riscoperta?).
Il dio Seth: Vittore, il veterano di guerra, il caos antico, come il signore del caos Saturno (necessario perรฒ alla vita. Minerva รจ, al femminile la โguerra giusta e necessariaโ)
Il dio Thot: Esuperio, โexploratorโ, il viaggiatore/messaggero Mercurio.
Il tebano Montu: Candido, โsenator militumโ, il signore della guerra Marte.
Ben presto anche nei territori limitrofi le divinitร celto-egiziane sarebbero state โarruolateโ nella Legione…
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