Riflettendo tra uno studio e lโaltro, tra una data e un ritrovamento, un test e un calcolo astronomico, ho pensato a questo: discutiamo del Mondo e addirittura dellโUniverso, di Dio e degli Angeli, di principi e di morale e di mille e mille altre cose. Ci perdiamo, noi diogeni lanternati, a disquisire di liberazione, di annientamento della personalitร e di depolarizzazione. Ci offriamo di promuovere un qualche nuovo piano di esistenza che deve ancora venire se mai verrร , oppure a diventare messaggeri e paladini di incommensurabili esseri che compiono viaggi siderali per salvarci dalle catastrofi. E non paghi, elargiamo con munificenza elisir, e mirabilanti pozioni, quali soluzioni per ogni infantilismo da cui lโuomo รจ – ahimรจ – ammorbato. Non che la scienza, dโaltra parte, riesca a fare di meglio, travolta comโรฉ da quel โcogitareโ che a dire di molti giustificherebbe lโessere.
Eppure i pensieri nascono, crescono, invecchiano e muoiono… sono solo brandelli di esistenza, localizzazioni, forme caduche. Nonostante questo โรจ [considerato] sciocco un Papalagi che non pensa, anche se invece รจ saggio chi non pensa e trova la sua stradaโ.
Giร , perchรฉ il pensiero รจ elaborazione. ร solo il rimescolamento di qualcosโaltro, che ci piaccia o no: tutti gli ingredienti che compongono ogni singolo pensiero in ogni singolo istante di ogni singolo giorno di ogni singola vita umana, sono il prodotto di cinque semplici sensi, senza i quali saremmo ciechi e sordi, senza i quali ci sarebbe impossibile toccare, accarezzare e tirare pugni, gustare un dolce, farci avvolgere da un profumo o annebbiare da un olezzo.
E se andiamo oltre ci accorgeremo che i recettori delle onde sonore sono cellule, le papille gustative sono cellule, i peduncoli dellโolfatto sono cellule, i sensori sulla pelle sono cellule, i fotorecettori negli occhi sono… cellule. Bello sforzo, direte, lo sanno tutti. E sanno anche che lโunica caratteristica che differenzia queste da tutti gli altri milioni di cellule di un qualunque corpo umano รจ che sono โspecializzateโ nel captare solo un certo di tipo di frequenze, di vibrazioni.
E quindi? Avete presente i fotorecettori che abbiamo negli occhi? Catturano la luce, giร si sa. Ma siccome la luce รจ molto molto piรน veloce del cervello – e dei pensieri che incessantemente fabbrica – se la catturassero tutta, i neuroni โfonderebberoโ. Sicchรฉ, questi recettori si accollano il duro lavoro di limitare la ricezione ad un massimo di 60 impulsi al secondo (se volete chiamarli hertz o fotogrammi va bene uguale), contro gli INFINITI impulsi che li raggiungono.
Ma ovviamente ci somministrano la storiella puerile che i nostri occhi non hanno bisogno di recepire piรน di quei 60 impulsi al secondo perchรฉ il resto lo colmiamo agevolmente con la โpersistenza retinicaโ che, comunque, ci impedirebbe di vedere tutti gli altri. E la persistenza retinica infatti a cosa serve? A preservare, come โuna sana e consapevole […]โ (che ha in effetti un certo grado di persistenza), il cervello โdallo stress e dallโazione cattolicaโ.
A proposito lo sapevate vero che โcattolicaโ deriva da โcatolikosโ che significa โuniversaleโ nel senso di โtutto interoโ?
Lโovvia conclusione รจ che, dunque, i nostri cinque sensi sono fatti per โrallentareโ quello che il mondo, lโuniverso intero dice, in modo che ci diventi comprensibile. Invece, sfortunatamente, pensando deformiamo anche quelle poche informazioni. Pensiamo che perรฒ con il pensiero abbiamo inventato e costruito dei sensi meccanici alternativi con cui vediamo e sentiamo perfino le galassie lontane. Peccato solo che questi strumenti siano concepiti e fabbricati โa immagine e somiglianzaโ dei nostri limitati cinque sensi.
Ma noi umani abbiamo pensato. Questo รจ quanto.
Bene, siccome anchโio continuo a pensare, mi sta giร venendo un nuovo pensiero. Le mie – e di qualunque essere umano e non solo – cellule specializzate ci sentono poco perchรฉ sono specializzate a sentire poco. E le altre che questa specializzazione non ce lโhanno, allora?
Capperi! Non sarร che sentono di piรน?
Non sarร che, se non possono rallentare niente e nessuno, le altre cellule sentono tutto, ma proprio tutto e non possono fare a meno di sentirlo? Bello. Se non fosse che le altre cellule non sono direttamente collegate al cervello. come i recettori dei cinque sensi. E per altro, il cervello non sarebbe in grado di elaborare quel tutto. Non potrebbe pensarlo.
Allora, forse, รจ vero: per cominciare a โsentireโ bisogna venir meno ai propri pensieri, quindi il regno dell’esistenza prescinde dai pensieri.
Pensiamoci un attimo…
Lโhanno detto tanto i mistici quanto gli scienziati ed รจ un punto fermo: tutto ciรฒ che esiste รจ movimento. Quando โqualcosaโ dona la โmassaโ al movimento, questo diventa materia. Non ci piove.
Ma i mistici – che poco pensavano e tanto contemplavano – dicevano anche che, se tutto รจ movimento, deve per forza essersi originato da una โfissitร โ inziale.
Postuliamolo chiaramente:
Il movimento rende attiva una parte dell’immobilitร originaria, producendo sempre maggior dinamismo e vita. Infatti ogni movimento origina dall’immobile e produce vibrazioni stratificate e articolate in piรน livelli, man mano che si allontanano dallโorigine stessa.
Di conseguenza:
le vibrazioni prodotte dal movimento sono tutte uguali, ma si differenziano tra loro nel tono e nel ritmo, a seconda della quantitร di forza che le trasporta lontano dall’origine.
Che in altri termini equivale a dire:
i regni minerale, vegetale e animale rappresentano gradazioni graduali delle vibrazioni nella forma e nel suono e ritmo.
โRitmoโ รจ unโaltra parolina magica da tenere bene a mente e nel cuore. Infatti le vibrazioni vibrano. E perchรฉ mai vibreranno? Perchรฉ sono unโalternanza ritmata di polaritร . Come quelle della pila, della corrente elettrica e del magnete.
Bene, โfissiamoโ anche questo:
Le vibrazioni hanno in sรฉ due polaritร . Esse sono plus (fine) e minus (grossolano), ed entrambe sviluppano infinite gradazioni, secondo il ritmo proprio.
Aspetta, aspetta! Ma allora anche il nostro corpo e le cellule che lo compongono, specializzate o meno a sentire, sono in fondo in fondo vibrazioni!
Eh, giร . siamo formato da miriadi di frequenze
che vanno per gradi infinitesimali nello spettro compreso tra plus e minus...
Ecco dunque. I nostri sensi sono vibrazioni che rallentano vibrazioni per renderle comprensibili a vibrazioni ancora piรน lente. Il che equivale a dire che per โsentireโ la luce nella sua pienezza e interezza i miei occhi dovrebbero essere quella stessa, identica vibrazione. Ma non sono cosรฌ quindi ne percepiscono solo una parte.
Infatti le nostre cellule riescono a sentire in modo specializzato solo oltre (o entro) una certa soglia. Superata questa o al di sotto di essa, ci sono solo valori scevri da giudizi mentali…
Quale parte perciรฒ si percepisce con sensi? Quella che basta per sopravvivere, per vivere โsopra la non-vitaโ, per far funzionare il corpo in modo che possa individuare i frutti sugli alberi e coglierli per mangiarli o difendersi un animale scorgendolo da lontano.
Uff! Anche cosรฌ perรฒ – andando a parlar di spirito, di divino e di mondi superiori – di Dio non cโรฉ traccia. Dovrei sentire tutto lโuniverso, ma sono fatto di tre dimensioni e di vibrazioni tripolari, quindi a certi piani non ci arriverei mai. Le vibrazioni piรน lente posso percepirle a singhiozzo con il corpo fisico o primo corpo, quelle un poco piรน rapide con la mente, il secondo corpo, che รจ piรน veloce. Quelle ancor piรน mobili dovrei sentirle con lโanima, sempre che io ne abbia una.
Ma i conti non tornano, perchรฉ lโanima รจ una scintilla divina e quindi รจ fatta di qualcosa di piรน alto di sรฉ stessa, che di conseguenza le รจ impercepibile.
Interessante. Cristallizziamo anche questo concetto prima di perdercelo:
โL’anima non puรฒ percepire le vibrazioni che la costituiscono…โ
โ…ma รจ la loro azione (tramite ritmo e materia) che puรฒ rendere lentamente consapevole l’anima di sรฉ stessa e del progetto desiderato dal creatoreโ
Omioddio.
Da dove รจ saltata fuori lโultima frase? Sarร la conoscenza che divenendo auto-conoscenza, diventa autocoscienza?
Omioddio.
Okay, fermiamoci qui.
โฆ.Naaaa! Non fa per me. Troppo difficile. Sarรฒ infantile e pure il peggiore di tutti, ma i miei pensieri mi sono cari come fratelli. Il mio spirito fanciullo, anche se sโillude di sentirsi chiamato in causa da certi inviti cristici, ha ancora bisogno di una guida, di qualcuno che gli indichi lo scopo della vita.
Un attimo perรฒ, anche questo non รจ del tutto giusto. Nessuno dovrebbe avere il diritto di dire al mio spirito dove deve andare. Io non sono forse nato libero?
Sรฌ รจ cosรฌ, o forse no? Pensare o non pensare quindi?
Mettiamola cosรฌ.
I pensieri vivono e si esprimono in uno spettro dove esiste un limite in cui essi stessi non riescono e non possono ancora percepirsi con le “normali” capacitร a loro affidate.
Cosรฌ cโรฉ unโunica tecnica di percezione che puรฒ funzionare per poter comprendere quel tipo di frequenze: i pensieri devono diventare quelle frequenze che giร vivono e si esprimono in loro. Quando lo SARANNO, si avvererร l’unica autocoscienza possibile, il ritorno dell’era del Cinghiale Bianco.
BIBLIOGRAFIA:
HAZRAT INAYAT KHAN, Il misticismo del suono, ed Mediterranee,1994
GEORGE J. GURDIJEFF, I Racconti di Belzebรน a suo nipote, Neri Pozza, 2009
PAOLO JACHIA, E ti vengo a cercare: Franco Battiato e il sacro, Ancora, 2005
ERICH SCHEURMANN (trad.), Papalagi: Discorso del Capo Tuiavii di Tiavea delle Isole Samoa, Stampa Alternativa, 1995
AA.VV., La sacra Bibbia Antico e Nuovo Testamento, ed. CEI 2010
RENE GUENON, Il Re del Mondo, Adelphi, 1927
AMADU HAMPTE BA, Vie et enseignement de Tierno Bokar le Sage de Bandiagara, Editions du Seuil, 1980
AA.VV., The Effendi And The Pregnant Pot Uygur Folktales from China, New World Press, 1982
PENSIERI SUFISTICI
Riflettendo tra uno studio e lโaltro, tra una data e un ritrovamento, un test e un calcolo astronomico, ho pensato a questo: discutiamo del Mondo e addirittura dellโUniverso, di Dio e degli Angeli, di principi e di morale e di mille e mille altre cose. Ci perdiamo a disquisire di liberazione, di annientamento della personalitร e di depolarizzazione. Ci offriamo a promuovere un nuovo piano di esistenza che รจ ancora da venire, oppure a divenire messaggeri di incommensurabili esseri che compiono viaggi siderali per salvarci dalle catastrofi. E non paghi, elargiamo soluzioni per ogni infantilismo da cui lโuomo รจ – ahimรจ – ammorbato. Non che la scienza, dโaltra parte,possa a fare di meglio, travolta comโรฉ da quel โcogitareโ che a dire di molti giustificherebbe lโessere.
Eppure i pensieri nascono, crescono, invecchiano e muoiono… sono solo brandelli di esistenza, localizzazioni, forme caduche. Nonostante questo โรจ [considerato] sciocco un Papalagi che non pensa, anche se invece รจ saggio chi non pensa e trova la sua stradaโ.
Giร , perchรฉ il pensiero รจ elaborazione. ร solo il rimescolamento di qualcosโaltro, che ci piaccia o no: tutti gli ingredienti che compongono ogni pensiero in ogni istante di ogni giorno di ogni vita umana, sono il prodotto di cinque miserevoli sensi, senza i quali saremmo ciechi e sordi, senza i quali ci sarebbe impossibile toccare, accarezzare e tirare pugni, gustare un dolce, farci avvolgere da un profumo o annebbiare da un olezzo.
E se andiamo oltre ci accorgeremo che i recettori delle onde sonore sono cellule, le papille gustative sono cellule, i peduncoli dellโolfatto sono cellule, i sensori sulla pelle sono cellule, i fotorecettori negli occhi sono… cellule. Bello sforzo, direte, lo sanno tutti. E sanno anche che lโunica caratteristica che differenzia queste da tutti gli altri milioni di cellule di un qualunque corpo umano รจ che sono โspecializzateโ nel captare solo un certo di tipo di frequenze, di vibrazioni.
E quindi? Avete presente i fotorecettori che abbiamo negli occhi? Catturano la luce, giร si sa. Ma siccome la luce รจ molto molto piรน veloce del cervello – e dei pensieri che incessantemente fabbrica – se la catturassero tutta, i neuroni fonderebbero. Sicchรฉ, questi poveri recettori si accollano il duro lavoro di limitare la ricezione ad un massimo di 60 impulsi al secondo (se volete chiamarli hertz o fotogrammi va bene uguale), contro gli INFINITI impulsi che li raggiungono.
Ma ovviamente ci somministrano la storiella infantile che i nostri occhi non hanno bisogno di recepire piรน di quei 60 impulsi al secondo perchรฉ la โpersistenza retinicaโ ci impedirebbe di vedere tutti gli altri. E la persistenza retinica infatti a cosa serve? A preservare, come โuna sana e consapevole […]โ (che ha in effetti un certo grado di persistenza), il cervello, sprovveduto come un giovane โdallo stress e dallโazione cattolicaโ.
A proposito lo sapevate vero che โcattolicaโ deriva da โcatolikosโ che significa โuniversaleโ nel senso di โtutto interoโ?
Lโovvia conclusione รจ che, dunque, i nostri cinque sensi sono fatti per โrallentareโ quello che il mondo, lโuniverso dicono, in modo che ci diventi comprensibile. Invece, sfortunatamente, pensando deformiamo anche quelle poche informazioni. Pensiamo che perรฒ con il pensiero abbiamo inventato e costruito dei sensi meccanici alternativi con cui vediamo e sentiamo perfino le galassie lontane. Peccato solo che questi strumenti siano concepiti e fabbricati โa immagine e somiglianzaโ dei nostri soliti cinque sensi.
Ma noi abbiamo pensato. Questo รจ quanto.
Bene, siccome anchโio continuo irrefrenabilmente a pensare, mi sta giร venendo un nuovo pensiero. Le mie – e di qualunque essere umano e non solo – cellule specializzate ci sentono poco perchรฉ sono specializzate a sentire poco. E le altre che questa specializzazione non ce lโhanno, allora?
Hey! Non sarร che sentono di piรน?
Non sarร che, se non possono rallentare niente e nessuno, le altre cellule sentono tutto, ma proprio tutto e non possono fare a meno di sentirlo? Bello. Se non fosse che le altre cellule non sono direttamente collegate al cervello. come i recettori dei cinque sensi. E per altro, il cervello non sarebbe in grado di elaborare quel tutto. Non potrebbe pensarlo.
Allora, forse, รจ vero: per cominciare a โsentireโ bisogna venir meno ai propri pensieri, quindi il regno dell’esistenza prescinde dai pensieri.
Pensiamoci un attimo…
Lโhanno detto tanto i mistici quanto gli scienziati ed รจ un punto fermo: tutto ciรฒ che esiste รจ movimento. Quando โqualcosaโ dona la โmassaโ al movimento, questo diventa materia. Non ci piove.
Ma i mistici – che poco pensavano e tanto contemplavano – dicevano anche che, se tutto รจ movimento, deve per forza essersi originato da una โfissitร โ iniziale.
Postuliamolo chiaramente:
Il movimento rende attiva una parte dell’immobilitร originaria, producendo sempre maggior dinamismo e vita. Infatti ogni movimento origina dall’immobile e produce vibrazioni stratificate e articolate in piรน livelli, man mano che si allontanano dallโorigine stessa.
Di conseguenza:
le vibrazioni prodotte dal movimento sono tutte uguali, ma si differenziano tra loro nel tono e nel ritmo, a seconda della quantitร di forza che le trasporta lontano dall’origine.
Che in altri termini equivale a dire:
i regni minerale, vegetale e animale rappresentano gradazioni graduali delle vibrazioni nella forma e nel suono e ritmo.
โRitmoโ รจ unโaltra parolina magica da tenere bene a mente e nel cuore. Eh le vibrazioni… vibrano. E perchรฉ mai vibreranno? Perchรฉ sono unโalternanza ritmata di polaritร . Come quelle della pila, della corrente elettrica e del magnete.
Bene, โfissiamoโ anche questo:
Le vibrazioni hanno in sรฉ due polaritร . Esse sono plus (fine) e minus (grossolano), ed entrambe sviluppano infinite gradazioni, secondo il ritmo proprio.
Aspetta, aspetta! Ma allora anche il nostro corpo e le cellule che lo compongono, specializzate o meno a sentire, sono in fondo in fondo vibrazioni!
Eh, giร . siamo formato da miriadi di frequenze
che vanno per gradi infinitesimali nello spettro compreso tra plus e minus...
Ecco dunque. I nostri sensi sono vibrazioni che rallentano vibrazioni per renderle comprensibili a vibrazioni ancora piรน lente. Il che equivale a dire che per โsentireโ la luce nella sua pienezza e interezza i miei occhi dovrebbero essere quella stessa, identica vibrazione. Ma non sono cosรฌ quindi ne percepiscono solo una parte.
Infatti le nostre cellule riescono a sentire in modo specializzato solo oltre (o entro) una certa soglia. Superata questa o al di sotto di essa, ci sono solo valori scevri da giudizi mentali…
Quale parte perciรฒ si percepisce con sensi? Quella che basta per sopravvivere, per vivere โsopra la non-vitaโ, per far funzionare il corpo in modo che possa individuare i frutti sugli alberi e coglierli per mangiarli o difendersi un animale scorgendolo da lontano.
Uff! Anche cosรฌ perรฒ – andando a parlar di spirito, di divino e di mondi superiori – di Dio non cโรฉ traccia. Dovrei sentire tutto lโuniverso, ma sono fatto di tre dimensioni e di vibrazioni tripolari, quindi a certi piani non ci arriverei mai. Le vibrazioni piรน lente posso percepirle a singhiozzo con il corpo fisico o primo corpo, quelle un poco piรน rapide con la mente, il secondo corpo, che รจ piรน veloce. Quelle ancor piรน mobili dovrei sentirle con lโanima.
Ma i conti non tornano, perchรฉ lโanima รจ una scintilla divina e quindi รจ fatta di qualcosa di piรน alto di sรฉ stessa, che di conseguenza le รจ impercepibile.
Interessante.
โL’anima non puรฒ percepire le vibrazioni che la costituiscono…โ
โ…ma รจ la loro azione (tramite ritmo e materia) che puรฒ rendere lentamente consapevole l’anima di sรฉ stessa e del progetto desiderato dal creatoreโ
Da dove รจ saltata fuori lโultima frase? Sarร la conoscenza che divenendo auto-conoscenza, diventa autocoscienza?
Omioddio.
Okay, fermiamoci qui.
โฆ.Naaaa! Non fa per me: i miei pensieri mi sono cari come fratelli. Il mio spirito fanciullo, anche se sโillude di sentirsi chiamato in causa da certi inviti cristici, ha ancora bisogno di una guida, di qualcuno che gli indichi lo scopo della vita.
Un attimo perรฒ, anche questo non รจ del tutto giusto. Non sono forse nato libero?
Sรฌ รจ cosรฌ, pensandoci bene… forse… ma… ehm… in fin dei conti sarebbe meglio se non pensassi, perchรฉ anche i pensieri vivono e si esprimono in uno spettro dove esiste un limite in cui essi stessi non riescono e non possono ancora percepirsi con le “normali” capacitร a loro affidate.
Cosรฌ cโรฉ unโunica tecnica di percezione che puรฒ per poter comprendere quel tipo di frequenze: i pensieri devono diventare quelle frequenze che giร vivono e si esprimono in loro. Quando lo SARANNO, si avvererร l’unica autocoscienza possibile, il ritorno dell’era del Cinghiale Bianco.
BIBLIOGRAFIA:
HAZRAT INAYAT KHAN, Il misticismo del suono, ed Mediterranee,1994
GEORGE J. GURDIJEFF, I Racconti di Belzebรน a suo nipote, Neri Pozza, 2009
PAOLO JACHIA, E ti vengo a cercare: Franco Battiato e il sacro, Ancora, 2005
ERICH SCHEURMANN (trad.), Papalagi: Discorso del Capo Tuiavii di Tiavea delle Isole Samoa, Stampa Alternativa, 1995
AA.VV., La sacra Bibbia Antico e Nuovo Testamento, ed. CEI 2010
RENE GUENON, Il Re del Mondo, Adelphi, 1927
AMADU HAMPTE BA, Vie et enseignement de Tierno Bokar le Sage de Bandiagara, Editions du Seuil, 1980
AA.VV., The Effendi And The Pregnant Pot Uygur Folktales from China, New World Press, 1982
]]>








