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Nel celeberrimo Cantico delle Creature, il grande monaco santo Francesco d’Assisi (1181-1226) scriveva: โ€œLaudato sie, mi’ Signore, cum tucte le tue creature, spetialmente messor lo frate sole [โ€ฆ] Laudato si’, mi’ Signore, per sora luna e le stelle, in celu l’ร i formate clarite et pretiose et belleโ€.

Il testo poetico, di impareggiabile bellezza, รจ certamente anche un piccolo trattato โ€œcosmologicoโ€ in cui, accanto ai quattro elementi (aria, acqua, terra, fuoco) declinati secondo animali e cose che a ciascuno appartengono, compaiono molti altri richiami, tra cui quello potente al cielo, nella tripartizione sole-luna-stelle.

Se il sole รจ quello che da la luce al giorno, la luna e le stelle sono โ€œchiareโ€, non nel senso di โ€œevidentiโ€ ma di โ€œpureโ€ (contrario di โ€œoscureโ€ e โ€œimpureโ€) e โ€œprezioseโ€, irrinunciabili, necessarie. Sono insomma un vero โ€œdonoโ€ divino. รˆ la stessa โ€œchiarezzaโ€ delle stelle alla quale pare proprio riferirsi anche il โ€œPortale dello Zodiacoโ€ della Sacra di San Michele, in cui compaiono gli unici elementi marmorei chiari dell’intero complesso abbaziale.

Molto meno velate sono invece le idee di un altro celebre monaco francescano, Ruggero Bacone (1214-1294), coevo del fondatore, che dedicรฒ una parte della sua opera piรน celebre, l’Opus Major, all’esposizione delle sue teorie astrologiche a lungo studiate, vertenti sopratutto sull’influenza esercitata dai corpi celesti sulla mente e sullo spirito umani.

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La quiete e il raccoglimento dei conventi, separati dalla societร  ma in essa pienamente immersi, come su un invisibile confine tra spirito e materia, favorรฌ certamente lo studio e la ricerca anche in ambiti poco ortodossi del sapere, affrontati con lucida coerenza e senza i veli prodotti da troppa teologia o troppa ansia politico-religiosa. Uno di questi fu l’astrologia.

Tanto le ore del giorno, quanto le stagioni, i periodi e le mansioni dei confratelli erano rigidamente scanditi dai ritmi naturali. La data mobile della Pasqua e degli altri eventi liturgici ad essa collegati dovevano essere ricalcolate ogni anno e le chiese dovevano sempre essere orientate correttamente su fenomeni astronomici e sui loro corrispondenti significati astrologici. Tutto ciรฒ comportava certamente, anche a detta degli storici, lo studio del moto delle stelle. I complessi abbaziali erano perciรฒ spesso dotati di vere e proprie piattaforme di osservazione, balconate o terrazze dalle quali compiere tutte le necessarie misurazioni. Una รจ ancora visibile presso l’abbazia cistercense francese di Thoronet, in Provenza. Svetta sul doppio chiostro (due chiostri sovrapposti) come se la scansione delle volte e degli archi dei corridoi coperti fossero i punti di mira di un gigantesco sistema di osservazione.

Nella loro disposizione e orientamento, nella scansione degli ambienti che si aprono su ciascuno (di solito a est la sala capitolare e gli ambienti di studio; a sud refettori e cucine; a ovest dormitori e foresterie; a nord confinante con la chiesa abbaziale gli spazi per la โ€œlectio divinaโ€), nelle iconografie dei capitelli e degli archi e nelle loro geometrie, si ritrovano le indicazioni delle stagioni, dei moti planetari e dello zodiaco.

Giร  nell’antico Egitto i templi erano sempre dotati di un lago sacro, in genere quadrato che serviva anche per le osservazioni stellari. Il piรน celebre, quello di Karnak, ancora conserva, al centro di uno dei lati, una grande statua dello scarabeo sacro Khepri. Non solo รจ una divinitร , รจ anche un segno zodiacale (Cancro) e corrisponde, secondo il computo del grande anno precessionale, al โ€œquarto mese della gestazioneโ€, cioรจ al 4300 a.C., epoca della prima unificazione del Regno sotto Menes!

Le sue dimensioni sono tali da poterlo chiaramente vedere da ogni punto del lago sacro, nelle cui acque si specchiavano i gruppi stellari e i pianeti.

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Anche il tempio biblico di Salomone era dotato di un simile sistema di osservazione, molto probabilmente di origine egizia, installato proprio davanti all’ingresso. Veniva chiamato โ€œmare di metallo fusoโ€, โ€œmare di rameโ€ o โ€œmare di Brazenโ€ ed era un gigantesco bacile metallico montato su 12 leoni a gruppi di tre, correttamente orientati (1Re:7 e 2Cronache:4). Si legge poi nel Libro dei Re che il bordo superiore era intervallato da 30 tori, chiara indicazione di un utilizzo astrologico.

Il chiostro monastico, con il pozzo d’acqua al centro nel quale si specchia la stella polare e i corridoi con le scansioni appropriate non รจ che il suo equivalente medievale, cosรฌ come i monaci consacrati non furono che gli ultimi eredi di quei sacerdoti dei templi antichi che scrutavano gli astri.

Poichรฉ le stelle e i pianeti erano spesso presenti, con le loro allegorie, nelle sacre scritture, l’analisi dei loro moti e dei cambiamenti che producono sull’essere umano non poteva che portare a riconoscervi la via divina da perseguire con ogni forza. Gli astri potevano fornire indicazioni non tanto sui tempi a venire, quanto su debolezze personali e mancanze caratteristiche che era necessario vincere per sperare in una maggior comunione con il divino.

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Molti erano i monasteri che, insieme ad opere religiose, della patristica e dei teologi e sapienti, ospitavano nelle loro biblioteche anche trattati di astronomia e astrologia, pazientemente studiati e ricopiati dai meticolosi ammanuensi. Il โ€œportale dello zodiacoโ€ della Sacra di San Michele (Valsusa), ad esempio, fu concepito da โ€œmastro nicholaoโ€ (forse il nome collettivo e simbolico della confraternita comacina autrice di quest’opera) prendendo ispirazione, come si racconta, da certi preziosi testi custoditi proprio nell’abbazia. Su due dei quattro lati di ciascun montante il magister non riportรฒ semplicemente una teoria di simboli prelevati dalla tradizione astrologica (i 12 segni) e altrettanti simboli chiaramente identificati come costellazioni (accanto ad ognuna รจ inciso il suo nome), ma codificรฒ in modo preciso tutta la sapienza che dietro questi segni si nasconde. Questo era uno degli scopi fondamentali del nuovo stile architettonico, conosciuto come โ€œromanicoโ€, sviluppatosi in ambito monastico (il fondatore รจ tradizionalmente Guglielmo da Volpiano, abate benedettino di Digione): rendere disponibile a chiunque ne fosse meritevole l’accesso alla conoscenza delle leggi divine, inserendola negli elementi scultorei, nei capitelli, nelle forme e nelle proporzioni e piรน tardi, negli affreschi, soprattutto absidali (innumerevoli sono gli esempi di tetramorfi con evangelisti e teorie dei mesi raffigurate attraverso le mansioni quotidiane e poi sostituite da schiere di apostoli). Il gotico con le grandi cattedrali ne avrebbe proseguita l’opera.

Anche fra le stelle era dunque possibile riconoscere la presenza e gli effetti della Divina Provvidenza e il monachesimo ne aveva fatto tesoro fin dall’inizio. Giร  nel V secolo tra i piรน grandi studiosi di astrologia figurava sant’Eucherio, vescovo di Lione e annoverato tra i Padri della Chiesa occidentale.

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La sua formazione trentennale, dopo l’abbandono dei titoli e delle prerogative nobiliari della casata da cui proveniva, si era svolta nell’antico monastero isolano di Lerรฌns, fondato da un altro grande santo della Chiesa, Onorato. Fu proprio durante questo lungo periodo di raccoglimento che, studiando e scrivendo, Eucherio creรฒ le sue maggiori opere, tra cui il Liber Formularum Spiritualis Intelligentiae, in cui affronta, fin dal liber unus, il tema dell’astrologia, concepito come una tra le โ€œspiegazione di vari termini o modi di parlare della Scritturaโ€, spiegando il senso allegorico dei riferimenti a pianeti e costellazioni in relazione soprattutto al Libro dell’Apocalisse.

Cosรฌ fa corrispondere l’ammasso delle Iadi alle anime dei santi predicatori, le stelle di Orione a quele dei martiri e le sette stelle dell’Orsa maggiore alle sette chiese e ai sette candelabri che simboleggiano la Chiesa Universale apocalittica.

In un testo successivo, i Commentarii in Genesim, per altro di dubbia attribuzione, specifica addirittura che le stelle del cielo sono gli Evangelisti e i dottori delle Sacre Scritture, che diffondono la luce divina illuminando la conoscenza umana.

Le idee di Eucherio non erano nuove, anzi, seguivano l’impostazione agostianiana. Il santo d’Ippona si era appassionatamente dedicato all’argomento, imponendosi subito come un suo detrattore. Ma a ben leggere, le sue riserve erano rivolte per lo piรน agli usi peccaminosi fatti della conoscenza delle stelle e dei pianeti, in particolare come mezzi per svelare e anticipare il futuro. Concepiva infatti gli astri come creazioni divine, nei quali era perciรฒ possibile scorgere la benevolenza e la saggezza di Dio rivolta agli uomini.

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Diversi secoli piรน tardi, un altro celebre monaco, il domenicano Alberto Magno, anch’egli vescovo e santo, cercando di riunire le posizioni dei suoi predecessori con l’impianto neoplatonico per cui tutto รจ emanazione di una โ€œcausa primaโ€, era un convinto assertore della dipendenza del mondo dai moti dei pianeti: “Nello studiare la natura non abbiamo a indagare come Dio Creatore puรฒ usare le sue creature per compiere miracoli e cosรฌ manifestare la sua potenza: abbiamo piuttosto a indagare come la Natura con le sue cause immanenti possa esistere”.

Il suo pupillo, Tommaso d’Aquino ne avrebbe riprese le idee: โ€œI corpi celesti, come esercitano azioni l’uno sull’altro, cosรฌ esercitano azioni anche sulla terra, e con l’azione esercitano anche un influsso. Ma poichรฉ l’influsso รจ sulla materia, potrร  essere esercitato sul senso, non sull’intelletto e sulla volontร , che sono essenze spirituali [โ€ฆ]โ€ (Summa Theologica, questione 115).

Intanto, nelle regioni europee piรน lontane, in cui meno l’ingerenza papale si faceva sentire, l’astrologia prosperava nei monasteri, dove veniva sempre piรน ampiamente studiata. Nel X secolo diventรฒ celebre per il suo interesse verso le stelle, anche a scopo terapeutico, un monaco della comunitร  abbaziale di Mamelsbury, nel Wiltshire, โ€œla piรน antica cittร  ingleseโ€: Oliviero (Eilmer), noto anche per essere stato uno dei primi a tentare il volo umano con ali posticce, cinque secoli prima di Leonardo.

Nello stesso periodo, poco piรน a nord, nel Wolchestershire, godeva di simile fama il priore di Malvern, Walcherio, di origini lotaringe, autore di precise osservazioni sulle eclissi solari e lunari occorse tra il 1091 e il 1092.

Questa รจ l’epoca della grande riscoperta dell’astrologia, durante la quale essa sembra riemergere dal silenzio del monasteri per diffondersi ovunque, sostenuta da molti pensatori anche laici del tempo e dai nuovi testi provenienti dal medioriente islamico conquistato dai crociati, soprattutto quelli di Avicenna e di Averroรจ, gli unici musulmani che, a detta di Dante, โ€œpossono seder tra filosofica famigliaโ€.

Protagonista di questi secoli รจ il beato Jan van Ruusbroec, โ€œdoctor admirabilisโ€, monaco fiammingo fondatore del monastero e della congregazione di Valverde (Groenendael), di ispirazione agostiniana. Grande cultore dell’astrologia, scrive diverse opere mistiche tra cui โ€œI sette gradi dell’amore spiritualeโ€ e โ€œL’ornamento delle nozze spiritualiโ€ in cui manifesta tutto il suo interesse per le stelle. Create da Dio per l’uomo, esse sono, secondo il beato, capaci di influire sul trionfo del bene o del male. Perciรฒ anche l’anima umana, con i suoi vizi e le sue virtรน, ne subisce l’intervento. Pianeti e astri indicano dunque la via della purificazione ascetica in quanto portano i vizi di cui l’uomo deve spogliarsi per rivestirsi della luce divina: “…il nostro padre celeste crea nel piuฬ€ intimo di noi stessi il firmamento interiore, purcheฬ noi siamo disposti a seguire la propensione naturale della nostra anima, ovvero la sinderesi inculcata ed impressa in noi da Dio, sempre, per sua natura, desiderosa del bene“.

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Nello stesso periodo รจ tutto un fiorire di opere di astrologia. L’Universitร  del Galles, ad esempio, possiede nella sua collezione almeno una ventina di manoscritti redatti nei monasteri inglesi tra il XIV e il XV secolo, che trattano tutti gli aspetti della scienza medievale tra cui, in prima linea, proprio l’astrologia.

Tra tutti, il piรน famoso monaco astrologo fu perรฒ certamente Giovanni Tritemio (Johannes Tritemius, il cui vero nome era Johannes Heidenberg), abate benedettino di Sponheim e nell’ultima parte della sua vita, di Wรผrzburg. Prolifico autore e studioso, nel fortunato periodo preconciliare in cui l’astrologia era arrivata ad interessare perfino il cardinale-teologo Pierre d’Ally (1350-1420) e addirittura papa Sisto IV (1414-1484) e papa Leone X (1475-1521), aveva avuto fra i suoi discepoli Lucio Cornelio Agrippa e Teofrasto Paracelso. Le sue opere erano intrise di ermetismo, riferimenti cabalistici, neoplatonismo e astrologia. A quest’ultima dedicรฒ in particolare un testo, De septem secundeis id est intelligentiis sive spiritibus orbes post deum moventibus, una precisa trattazione della materia e dei suoi collegamenti con le altre discipline.

Ma era l’ultimo monaco che avrebbe potuto liberamente diffondere la conoscenza degli astri. Poco prima della sua morte giร  incombeva l’ombra minacciosa del concilio tridentino che presto si sarebbe tenuto e che avrebbe di nuovo gettato su di essa un velo di oscuritร , lo stesso che ancora oggi permane e viene continuamente alimentato, talvolta dagli stessi eredi di quei monaci che, per paura ed egoismo, offendono e avviliscono la meravigliosa sapienza e la profonda spiritualitร  dei loro predecessori.


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